Decidiamo oggi per un domani sostenibile

Un mondo più ricco, equo e con meno emissioni: lo scenario del Global justice project

Un rapporto immagina un percorso verso il 2100 che unisca prosperità, riduzione delle disuguaglianze e stabilità climatica entro i limiti del pianeta. Necessarie tre grandi trasformazioni.

giovedì 11 giugno 2026
Tempo di lettura: min

Entro il 2100 quasi il 90% della popolazione mondiale potrebbe raddoppiare il proprio reddito, il riscaldamento globale potrebbe fermarsi a 1,8°C e la quota di ricchezza detenuta dalla metà più povera dell’umanità potrebbe passare dal 2% al 30%. È lo scenario delineato dal primo Global justice report, pubblicato il 4 giugno dal World inequality lab e frutto del lavoro di 45 ricercatori provenienti da diversi Paesi assieme a 200 studiosi che collaborano al World Inequality Database. L’obiettivo del progetto è costruire una piattaforma di ricerca e confronto sulle condizioni necessarie per rendere il Ventunesimo secolo più equo, democratico e sostenibile. Il documento rappresenta il primo tentativo di simulare in un unico scenario quattro dimensioni spesso affrontate separatamente: riduzione delle disuguaglianze, trasformazione energetica, cambiamento dei consumi e riforma della governance economica internazionale.

Come ha spiegato Lucas Chancel, economista e co-direttore del World inequality lab, il gruppo di ricerca ha cercato di rispondere a una domanda semplice: “Possiamo conciliare un pianeta abitabile con alti standard di vita per tutti?”. Gli autori ritengono che questo percorso sia possibile e individuano le condizioni necessarie per realizzarlo.

Le tre condizioni per un futuro compatibile con il pianeta

Secondo lo studio, prosperità diffusa e stabilità climatica possono convivere soltanto se vengono perseguite contemporaneamente tre grandi trasformazioni:

  • la rapida decarbonizzazione dei sistemi energetici;
  • il passaggio verso un modello di “sufficienza”, basato su una minore impronta materiale, una riduzione delle ore lavorate e cambiamenti nei consumi, nell’alimentazione e nell’uso del suolo;
  • una forte riduzione delle disuguaglianze di reddito, ricchezza e potere, sia all’interno dei Paesi sia tra Nord e Sud del mondo.

Nel modello proposto dal rapporto, la riduzione delle disuguaglianze occupa una posizione centrale. Consente di mobilitare le risorse necessarie alla transizione ecologica e di costruire il consenso necessario per sostenerla nel tempo. Secondo le simulazioni elaborate dai ricercatori, la combinazione tra sufficienza e decarbonizzazione consentirebbe di mantenere il riscaldamento globale entro 1,8°C entro fine secolo. Con le politiche attuali, invece, il mondo sarebbe diretto verso uno scenario superiore ai 4°C.

Meno ore di lavoro, più istruzione e salute

Lo scenario delineato dal Global Justice Report ridisegna alcuni degli elementi che oggi organizzano la vita economica e sociale: lavoro, consumi, istruzione, salute e distribuzione della ricchezza. Entro il 2100 il reddito medio pro capite convergerebbe verso i 5mila euro mensili in tutti i Paesi del mondo, colmando il divario che oggi separa le regioni più ricche da quelle più povere.

Reddito medio mensile pro capite nelle diverse regioni del mondo nel 2025 e scenario di convergenza al 2100 elaborato dal Global Justice Report. Fonte: World Inequality Lab, 2026.

Allo stesso tempo, le ore lavorate annualmente per occupato passerebbero da circa 2.100 a circa 1.000.

La riduzione del tempo di lavoro sarebbe accompagnata da una profonda trasformazione delle attività economiche. La quota di lavoro globale dedicata a istruzione e salute salirebbe dall’11% al 43%, riflettendo il crescente peso dei servizi alla persona e degli investimenti nel capitale umano. Anche la parità di genere occupa un ruolo centrale nello scenario. Uomini e donne convergerebbero verso una distribuzione equilibrata del lavoro retribuito e di quello domestico, oltre che verso una sostanziale uguaglianza salariale.

Per gli autori, questi cambiamenti non rappresentano una rottura con il passato. Al contrario, si inseriscono nella lunga traiettoria che nel secolo scorso ha visto la progressiva riduzione dell’orario di lavoro, l’espansione dell’istruzione e dei sistemi sanitari e una significativa compressione delle disuguaglianze in diversi Paesi europei.

Una nuova architettura per finanziare la transizione

Per rendere possibile questo scenario, il Rapporto propone una profonda riforma della governance economica internazionale. Al centro del modello compare un nuovo Global justice fund, incaricato di finanziare investimenti climatici, istruzione e salute attraverso trasferimenti distribuiti ai diversi Paesi. Le sue risorse deriverebbero da una tassazione globale dei grandi patrimoni e dei redditi più elevati. Una parte di questi proventi alimenterebbe inoltre un fondo sovrano mondiale destinato a finanziare gli investimenti nel lungo periodo. Secondo le simulazioni, la quota di ricchezza detenuta dal 50% più povero della popolazione mondiale potrebbe crescere dal 2% al 30%, mentre quella riconducibile alla classe dei miliardari scenderebbe dal 6,4% allo 0,05%.

Nel percorso delineato dal Global Justice Report, la quota di ricchezza detenuta dalla metà più povera della popolazione mondiale passerebbe dal 2% al 30% entro il 2100, grazie alla riduzione delle disuguaglianze tra Paesi e all’interno dei singoli Stati. Fonte: World Inequality Lab, 2026.

Per Chancel uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca riguarda proprio la fattibilità dello scenario. “Ciò che ostacola questo percorso non è l’impossibilità tecnica. É una scelta politica e la capacità di costruire una coalizione che lo sostenga”, ha scritto presentando il rapporto.

Il Rapporto propone inoltre una revisione dei meccanismi decisionali delle principali istituzioni economiche internazionali. Oggi Europa e Nord America dispongono, nel Fondo monetario internazionale e nella Banca mondiale, di un peso decisionale molto superiore alla propria quota di popolazione. Gli autori immaginano un sistema basato sul principio “una persona, un voto”, accompagnato da nuove regole monetarie e finanziarie globali.

Consulta il Rapporto