Caldo estremo: entro il 2050 il 90% dei decessi nei Paesi a basso reddito
Un rapporto dell’Impact Climate Lab svela uno dei paradossi del cambiamento climatico: ucciderà molto di più negli Stati che hanno contribuito meno a provocarlo. Per attenuare i rischi, servono prevenzione e adattamento.
In futuro la probabilità che una persona muoia a causa del caldo estremo dipenderà sempre più dal luogo in cui vive. È quanto mostra una nuova analisi del Climate Impact Lab, grande centro di ricerca dell’Università di Chicago, secondo cui entro il 2050 il 90% dei decessi causati dall'aumento delle temperature si verificherà nei Paesi a basso e medio reddito, con un numero di morti annui dieci volte superiore rispetto ai Paesi ricchi. In alcune aree del mondo, l’impatto sarà paragonabile a quello di malattie come malaria, Hiv o diabete.
Le proiezioni qui sotto, elaborate da Bloomberg in un approfondimento dedicato al tema, mostrano con chiarezza come il rischio non sia distribuito in modo uniforme, ma si concentri nelle aree più vulnerabili del pianeta. "Non si tratta solo del fatto che queste zone siano più calde, ma anche e soprattutto del reddito. Gran parte di ciò che stiamo riscontrando evidenzia il ruolo cruciale dello sviluppo economico e dell'accesso alle risorse per proteggerci, fattori che amplificano notevolmente questi effetti nelle aree più povere del mondo", ha detto Tamma Carleton, professoressa associata all'Università della California e responsabile della ricerca presso il Climate Impact Lab.

Variazione prevista del tasso di mortalità legato al caldo entro il 2050 (per 100mila abitanti), rispetto al periodo 2001–2010. Le aree più colpite si concentrano nei Paesi a basso reddito. Fonte: Climate Impact Lab, Bloomberg.
Dove il caldo colpisce di più
Nel Sahel africano si stimano fino a 60 morti in più ogni 100mila persone ogni anno, un livello superiore agli attuali decessi per malaria. Incrementi significativi sono attesi anche in diverse regioni dell’America Latina e dell’Asia meridionale. In alcune zone della Bolivia sudorientale, ad esempio, la mortalità potrebbe aumentare di circa 30 persone ogni 100mila abitanti, un valore paragonabile agli attuali tassi legati al diabete.
Il quadro che emerge è che i benefici si concentrano dove la capacità di adattamento è maggiore, in particolare nei Paesi ad alto reddito e con condizioni climatiche di partenza più favorevoli, mentre i costi si accumulano dove le risorse sono più limitate. Il caldo estremo diventa così un moltiplicatore delle disuguaglianze esistenti.
Questo squilibrio diventa ancora più evidente se si guarda alla distribuzione globale delle emissioni. I Paesi che oggi registrano i maggiori impatti sanitari del caldo estremo sono spesso quelli che hanno contribuito meno al riscaldamento globale, mentre le economie più avanzate restano tra le principali fonti di emissioni.

Principali Paesi e aree per quota di emissioni globali di gas serra nel 2024. I maggiori emettitori non coincidono con le aree più esposte agli impatti sanitari del caldo estremo. Fonte: Emissions Database for Global Atmospheric Research, Bloomberg.
Cosa succede al corpo umano
Le evidenze scientifiche aiutano a capire perché il caldo rappresenta un rischio così elevato. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), che il 23 marzo ha pubblicato il rapporto State of the Global Climate 2025, il sistema Terra sta accumulando calore a ritmi record a causa dello squilibrio energetico generato dai gas serra. Questo fenomeno sta aumentando le temperature medie, l’intensità e la frequenza delle ondate di calore.
Il corpo umano, però, funziona entro limiti termici molto precisi. Quando la temperatura esterna supera quella corporea, la dissipazione del calore diventa difficile, soprattutto in presenza di umidità elevata. Questo può portare a disidratazione, collasso della termoregolazione e colpi di calore. Ma gli effetti più rilevanti sono spesso indiretti: il caldo aumenta lo stress su cuore e reni, peggiora patologie croniche e incrementa la mortalità tra anziani e persone fragili. Non si tratta quindi solo di eventi estremi, ma di un rischio sistemico per la salute pubblica, che richiede una lettura integrata tra dati climatici e impatti sanitari.
L’aumento delle temperature attiva una catena di impatti che coinvolge salute, risorse naturali ed equilibri sociali, intersecando diversi ambiti dello sviluppo sostenibile.
Prevenzione e adattamento: cosa si può fare
Se il rischio è già presente, le risposte non possono essere solo di lungo periodo. Secondo le Nazioni Unite e la Banca mondiale, i sistemi di allerta precoce rappresentano uno degli strumenti più efficaci per ridurre l’impatto degli eventi estremi. Un avviso tempestivo può ridurre fino al 30% i danni causati da ondate di calore e tempeste, consentendo di attivare misure di protezione per le persone più vulnerabili.
Questo significa intervenire su più livelli: rafforzare i sistemi sanitari, migliorare la pianificazione urbana e rendere accessibili informazioni e strumenti di prevenzione. Il caldo estremo è sempre più frequente. Servono quindi interventi concreti su prevenzione, sistemi sanitari e adattamento, con particolare attenzione ai contesti più vulnerabili.
Copertina: Ramneek Singh/unsplash