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Quando le app diventano armi di guerra

Una piattaforma di preghiera è stata hackerata durante gli attacchi contro l’Iran. Secondo gli esperti gli smartphone potrebbero diventare i nuovi strumenti dei conflitti ibridi.

martedì 10 marzo 2026
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BadeSaba Calendar è un’app molto diffusa in Iran. Serve a mostrare gli orari di preghiera per i credenti, il calendario religioso e le notifiche dell’Adhan, la chiamata islamica fatta di norma dal muezzin. Solo su Android ha avuto cinque milioni di download. Quando il 28 febbraio sono iniziati i bombardamenti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, BadeSaba è stata oggetto di un’operazione cyber parallela. Milioni di utenti iraniani, a Teheran e in altre città, hanno ricevuto notifiche politiche al posto dei normali avvisi religiosi. I messaggi, scritti in farsi, dicevano frasi come “I soccorsi sono arrivati” o “È arrivato il momento della resa dei conti”, con l’invito ai militari a deporre le armi o unirsi alle “forze di liberazione”. Un segnale che l’operazione non è stata improvvisata, ma probabilmente preparata mesi o anni prima, come spesso accade nelle cyber operazioni moderne.

Nessuno ha rivendicato ufficialmente l’attacco, ma diversi analisti citati da Politico ritengono probabile il coinvolgimento di Israele. Perché scegliere un’app religiosa per un’operazione di questo tipo? Certamente BadeSaba è considerata molto affidabile in Iran (non è un social occidentale) e passa facilmente attraverso la censura internet iraniana.

Secondo Nicholas Reese, ex responsabile delle tecnologie emergenti del Dipartimento della sicurezza interna Usa, le app sono un bersaglio sempre più interessante per le operazioni cyber. Non tutti gli sviluppatori, infatti, applicano gli stessi livelli di sicurezza, aspetto che rende alcune piattaforme più vulnerabili rispetto ai grandi servizi cloud.

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C’è poi un altro elemento. Gli smartphone contengono una quantità enorme di informazioni personali: contatti, posizione, fotografie, messaggi, cronologia degli spostamenti. Penetrare un telefono significa spesso accedere a gran parte della vita digitale di una persona. Anche dal punto di vista della propaganda le app hanno un vantaggio importante. “Hai due opzioni: contattare qualcuno tramite un’app, oppure tramite una telefonata o un messaggio di testo”, ha spiegato a Politico Herb Lin, ex membro della Commissione statunitense per il miglioramento della sicurezza informatica. Nel primo caso si può raggiungere una platea molto più ampia con una sola operazione.

Per questo negli ultimi anni gli eserciti hanno iniziato a considerare le app come strumenti operativi. Le forze armate israeliane, ad esempio, qualche anno fa hanno accusato Hamas di aver cercato di attirare soldati su false applicazioni di incontri, infestate da malware. Una volta installate, permettevano agli hacker di accedere alle fotocamere e ai dati dei dispositivi.


Anche gli Stati Uniti hanno utilizzato indirettamente i dati provenienti dalle app. Un’inchiesta del Wall Street Journal ha rivelato che il Pentagono ha acquistato dati di geolocalizzazione raccolti da alcune app di preghiera musulmane molto diffuse. I dati permettevano di analizzare gli spostamenti degli utenti in diverse regioni del Medio Oriente.

Secondo Wes Bryant, ex analista politico del Pentagono, ricevere un messaggio di propaganda direttamente sul proprio telefono è molto più pervasivo rispetto ai metodi tradizionali. Ma lo stesso Bryant ha osservato che colpire un’app usata per la preghiera può generare rabbia nella popolazione. Interferire con attività religiose, anche digitali, può essere percepito infatti come una forma di invasione.

Nel settembre 2024 migliaia di cercapersone utilizzati da Hezbollah in Libano esplosero quasi simultaneamente in un’operazione attribuita a Israele. L’attacco causò decine di morti e migliaia di feriti ed è stato citato dagli analisti come uno dei primi esempi di operazione “cyber-fisica”, in cui un dispositivo elettronico viene trasformato in arma. Il caso di BadeSaba segna però un passo ulteriore: l’uso delle app come potenziali strumenti di guerra su larga scala. Episodi simili, in futuro, potrebbero diventare sempre più comuni.

Copertina: Alex Shuper/unsplash