Filantropia verso una crisi globale? Crollano le donazioni e ci si affida ai super ricchi
Negli Stati Uniti le raccolte fondi sono in calo. Incidono precarietà economica delle famiglie e declino della fede. Pochi donatori facoltosi coprono il 50% dei fondi. Donazioni ancora in buona salute in Europa.
Il mondo della filantropia statunitense, da qualche anno a questa parte, sta attraversando un periodo nero, e non è esclusivamente un effetto delle politiche trumpiane. A dirlo è l’Economist, in un approfondimento dedicato allo stato di salute delle donazioni sul territorio americano.
Secondo il Fundraising effectiveness project (Fep), associazione che conduce ricerche sull’efficacia delle raccolte fondi, il numero di donazioni in America è diminuito di circa il 3% nei primi nove mesi del 2025, rispetto allo stesso periodo del 2024. Un calo che riguarda tanto le classi medie quanto quelle ricche. Un’indagine della Bank of America rivela che la quota di famiglie con un patrimonio superiore a un milione di dollari che hanno fatto beneficenza è scesa dal 91% nel 2015 all'81% nel 2024 (praticamente l’1% l’anno).
E i gruppi non profit, che si reggono più che altro su queste forme di beneficenza, stanno accusando il colpo. Secondo Giving Usa, rapporto annuale prodotto dall’Università dell’Indiana, le raccolte fondi sul territorio statunitense hanno raggiunto nel 2025 poco più di 590 miliardi di dollari, in calo rispetto agli anni precedenti, in particolare rispetto alle donazioni post-pandemia, dove si erano raggiunti numeri molto più alti.
Altro segnale di declino è la caccia alle streghe portata avanti dalla Casa Bianca, in particolare dopo l’omicidio di Charlie Kirk, per “sciogliere e sradicare” le reti accusate di sostenere il terrorismo interno, tra cui varie organizzazioni benefiche e fondazioni. Thad Calabrese, professore della New York University, ha commentato che partecipare ad alcuni progetti benefici in America è come “mettersi un bersaglio sulla schiena”.
Eppure Trump non basta a spiegare il fenomeno. La quota di americani che donano è in calo da almeno un decennio, e per molti la ragione è la preoccupazione per la propria stabilità economica. Nel 2024, la motivazione principale addotta dagli americani per non donare è stata l’impossibilità di permetterselo. Secondo Walter Kerr, cofondatore di Unlock Aid, organizzazione che si batte per la riforma degli aiuti, la classe media americana ormai “non si sente più a suo agio nel donare”.
Inoltre c’è il declino della fede. Molte religioni insegnano ai fedeli a essere generosi, specialmente con le religioni stesse. Secondo un recente sondaggio di Gallup, le donazioni ai gruppi religiosi, che rappresentavano la fetta più significativa del totale delle opere di beneficenza alla fine degli anni ‘80, sono scese a meno di un quarto nel 2024. La ragione è semplice: la fede in America sta diminuendo più rapidamente che in ogni altro Paese del mondo.
Per gli Usa, non resta che affidarsi a un piccolo gruppo di donatori molto facoltosi. Secondo il Fundraising effectiveness project, questi soggetti, che compongono lo 0,4% del totale dei benefattori, hanno contribuito a oltre il 50% delle donazioni in America nel 2025. MacKenzie Scott, l'ex moglie del fondatore di Amazon Jeff Bezos, ha annunciato quest'anno una cifra record di sette miliardi di dollari in donazioni. La fondazione Gates ha detto che spenderà 200 miliardi di dollari nei prossimi 20 anni, per poi chiudere i battenti.
La filantropia del futuro? Progetti a lungo termine, decisioni dal basso e flessibilità
Una pubblicazione della Philanthropy Europe association riunisce i casi più virtuosi del Vecchio continente: dal ruolo dei giovani con Assifero alle strategie adattive della Laudes foundation, gli enti benefici stanno rivoluzionando le loro strutture in un mondo che cambia.
E l’Europa, invece? L’ultimo rapporto della Philanthropy europe association (Philea) rileva il buono stato di salute per la filantropia europea e italiana: oltre 175mila fondazioni in 34 Paesi europei con un patrimonio totale di 519 miliardi di euro e altre risorse messe a disposizione per 76 miliardi. Il numero di fondazioni in Italia, secondo i dati Istat riportati da Assifero, è di 8.356, con una capacità economica di oltre 400 milioni di euro.
In Europa, la classifica dei Paesi con più fondazioni vede in testa Germania (25.777 fondazioni), Polonia (21mila) e Svezia (17.631), ma quando si tratta di capacità filantropica annua degli enti, ovvero l’attività effettivamente messa in campo, al primo posto svetta la Spagna, seguita da Francia e Regno Unito. Il futuro della filantropia potrebbe ripartire proprio dal Vecchio Continente.
Copertina: Joel Muniz/unsplash