Le molestie sessuali minacciano il futuro del metaverso

Una utente ha denunciato di essere stata molestata su Horizon Worlds, la piattaforma social di Zuckerberg basata sulla realtà virtuale. Necessarie migliori misure di sicurezza e processi di onboarding

di Flavio Natale

Meta, la società di realtà virtuale di proprietà di Mark Zuckerberg che sta prendendo il posto di Facebook, ha ufficialmente aperto l’accesso a Horizon Worlds, la piattaforma di social media in Vr (realtà virtuale). Le reazioni, come riporta la Mit technology review, sono state generalmente positive, anche se è stato registrato un evento “particolarmente preoccupante”. Secondo Meta, infatti, il 26 novembre una beta tester è stata molestata da uno sconosciuto sulla propria piattaforma.

La revisione interna di Meta riguardo l’incidente ha rilevato che la beta tester non è riuscita a utilizzare lo strumento "Safe Zone", parte di un kit di funzioni di sicurezza integrate in Horizon Worlds. La Safe Zone è una bolla protettiva che gli utenti possono attivare quando si sentono minacciati: una volta al suo interno, nessun altro utente può toccarli, parlare con loro o interagire fino a quando non viene volontariamente revocata la protezione.

“Non è la prima volta che un utente viene molestato in Vr, né, sfortunatamente, sarà l'ultima”, si legge sulla Mit technology review. “L'incidente mostra che finché le aziende non scopriranno come proteggere i partecipanti, il metaverso non potrà essere un luogo sicuro”.

Nell’ottobre 2016, la giocatrice Jordan Belamire ha scritto una lettera aperta su Medium, dove dichiarava di essere stata molestata su Quivr, un gioco online in cui gli utenti devono combattere ondate di zombie. Nella lettera, Belamire ha descritto la sua esperienza: “Tra zombi e demoni da abbattere, mi trovavo vicino a BigBro442, in attesa dell’attacco successivo. Improvvisamente, l’utente si è messo davanti a me. La sua mano fluttuante si è avvicinata al mio corpo e ha iniziato a strofinarmi virtualmente il petto. Gli ho gridato di smetterla, e me ne sono andata. Ma lui mi ha inseguita e ha continuato a pizzicarmi il petto”.

Una recente ricerca sull’esperienza di Belamire, pubblicata dalla Digital games research association, ha rilevato che “molte risposte online a questo incidente sono state sprezzanti nei confronti di Belamire e, a volte, offensive e misogine”. Uno degli argomenti più dibattuti dopo questo episodio ha riguardato la natura dell’abuso: “Penso che le persone dovrebbero tenere a mente che le molestie sessuali non devono essere per forza fisiche”, ha commentato Jesse Fox, professore associato presso la Ohio State University, studioso delle implicazioni sociali della realtà virtuale. “Possono essere verbali e sì, possono essere anche un'esperienza virtuale”.

Katherine Cross, ricercatrice presso l'Università di Washington sul tema delle molestie online, ha ricordato che, quando la realtà virtuale è immersiva e reale, anche il comportamento tossico che si verifica nell’ambiente stesso è reale. “Gli spazi di una realtà virtuale sono progettati per indurre l'utente a pensare di trovarsi fisicamente in un determinato ambiente. Per questa ragione le reazioni emotive possono essere sensibili: la realtà virtuale attiva lo stesso sistema nervoso e le stesse risposte psicologiche”.

Questa affermazione è stata confermata anche dalla beta tester molestata su Horizon Worlds: "Le molestie sessuali non sono uno scherzo già su internet: ma la realtà virtuale aggiunge un altro livello, che rende l'evento più intenso. Non solo sono stata molestata, ma ho visto molti altri utenti sostenere questo comportamento. Mi sono sentita isolata”.

Ma chi ha la responsabilità di assicurare un livello soddisfacente di sicurezza all’interno della piattaforma? “Vogliamo che tutti in Horizon Worlds abbiano un'esperienza positiva con strumenti facili da trovare, e non è mai colpa dell'utente se non utilizzano tutte le funzionalità che offriamo", ha affermato Kristina Milian, portavoce di Meta. "Continueremo a migliorare la nostra interfaccia e a capire meglio come le persone utilizzano gli strumenti che proponiamo. Il nostro obiettivo è rendere sicuro Horizon Worlds". Milian ha inoltre sottolineato che gli utenti dovranno sottoporsi a un processo di inserimento (onboarding) prima di entrare a far parte del social media in Vr: in questa fase, verrà insegnato loro come usufruire degli strumenti presenti sulla piattaforma, tra cui, ad esempio, la Safe Zone. Milian ha inoltre ricordato che avvisi di sicurezza per gli utenti verranno ciclicamente proiettati all’interno della realtà virtuale. Ma queste accortezze, secondo il Mit, non saranno sufficienti per far scomparire il fenomeno: “Finché esisteranno persone che si nasconderanno dietro gli schermi dei computer per eludere la responsabilità morale, questi eventi continueranno a verificarsi”.

di Flavio Natale

Martedì 28 Dicembre 2021
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