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Mobilità internazionale: cresce l’economia degli expat e dei talenti mobili

Aumenta l’emigrazione dai Paesi ricchi, con conseguenze economiche e nuove opportunità. L’Europa e l’Italia affrontano una sfida chiave: trattenere competenze e restare attrattive.

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Negli ultimi anni la mobilità internazionale ha cambiato ritmo e significato. Le migrazioni non sono più legate soltanto a crisi o necessità. Si configurano sempre più come una dinamica strutturale che riguarda lavoro, competenze e qualità della vita. Una recente serie di approfondimenti dell’Economist restituisce un quadro in cui la mobilità globale è sempre più selettiva, qualificata e strategica. Il settimanale inglese ha analizzato i dati di 31 Paesi, tra cui Italia, Australia, Gran Bretagna, Canada e Germania (ma non gli Stati Uniti, dove le stime rimangono incerte). Secondo le stime, nel 2024 circa quattro milioni di persone hanno lasciato i Paesi ad alto reddito, con un aumento significativo rispetto al periodo pre-pandemico. I flussi non si muovono solo dal Sud al Nord del mondo, ma sempre più tra economie avanzate, in una competizione crescente per attrarre talenti.

Una nuova expat economy

Una delle trasformazioni più evidenti riguarda il ruolo del lavoro. La diffusione del lavoro da remoto, insieme a differenze fiscali e opportunità professionali, ha reso più semplice e conveniente trasferirsi. Si parla ormai di una vera e propria expat economy, fatta di persone altamente qualificate che scelgono dove vivere in base a opportunità di carriera, costo della vita, tassazione favorevole, stabilità politica e qualità dei servizi. Il fenomeno varia molto da Paese a Paese. Nel Regno Unito i dati ridimensionano l’idea di un esodo di massa, mentre in altri contesti, come la Nuova Zelanda, la perdita di popolazione è evidente.

A sostenere questi movimenti c’è anche un contesto globale più ampio. I dati sullo sviluppo umano mostrano un rallentamento dopo la pandemia e un aumento delle disuguaglianze tra Paesi.
Le condizioni di vita, l’accesso ai servizi e le prospettive economiche restano fattori determinanti. Dove questi elementi si indeboliscono, cresce la propensione a partire. Allo stesso tempo, le migrazioni non rappresentano solo una perdita. Il caso della diaspora indiana lo dimostra: circa 18 milioni di persone nel mondo generano valore economico, innovazione e connessioni globali. Le rimesse e il capitale umano diventano leve di sviluppo anche per i Paesi di origine.

Europa: attrarre talenti in un mercato sempre più competitivo

In questo scenario, il vecchio Continente si trova in una posizione intermedia. Da un lato continua ad attrarre lavoratori e competenze, dall’altro deve affrontare una crescente competizione globale. I dati raccolti dal Parlamento europeo nella sezione “Asilo e migrazione nell’Ue: fatti e cifre” mostrano che la mobilità intra-Ue resta elevata, ma emergono criticità legate a carenza di competenze in settori strategici, invecchiamento della popolazione e difficoltà nell’attrarre talenti da Paesi terzi. La questione è sia quantitativa sia qualitativa. La capacità di trattenere e attrarre competenze diventa un elemento centrale per la competitività economica e per la transizione digitale ed ecologica.

Italia: giovani in partenza e legami che restano

Il nostro Paese si inserisce pienamente in questa dinamica. Secondo l’ultimo “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes, il numero di italiani residenti all’estero è in costante crescita. Il fenomeno emerge con chiarezza anche a livello territoriale, con una distribuzione delle partenze che coinvolge tutto il Paese.

Le partenze degli italiani per regione mostrano una diffusione ampia del fenomeno, con valori più elevati nelle aree più popolose e dinamiche.

(Fonte: Rapporto Italiani nel Mondo – Fondazione Migrantes)

Guardando alle destinazioni, il quadro si completa e mostra con maggiore chiarezza la direzione di questi flussi. Le mete principali confermano una forte concentrazione verso l’Europa, insieme a una presenza significativa nelle Americhe e in altri contesti globali.

L’Europa rappresenta la principale area di destinazione degli italiani all’estero, seguita dalle Americhe, in linea con le opportunità offerte dai diversi mercati del lavoro.

(Fonte: Rapporto Italiani nel Mondo – Fondazione Migrantes)

Dentro questi numeri si leggono anche le caratteristiche di chi parte: soprattutto giovani, persone con alto livello di istruzione e profili professionali qualificati. Questo fenomeno non rappresenta solo una perdita. Le comunità italiane all’estero mantengono relazioni economiche, culturali e sociali con il Paese di origine. Le rimesse, le reti professionali e le competenze acquisite possono rappresentare una risorsa, se integrate in una strategia più ampia. Il nodo resta la capacità del sistema Paese di offrire opportunità adeguate. Senza questo elemento, la mobilità rischia di trasformarsi in un flusso unidirezionale.

Per Europa e Italia, dunque, la sfida non è fermare questi movimenti, ma governarli: rendendo i territori più attrattivi, investendo in competenze e lavoro di qualità e valorizzando le connessioni globali delle diaspore.