Proposte concrete per far uscire l’Europa dall’attuale stallo
Astrid pubblica una serie di saggi per adeguare l’Unione al mondo contemporaneo. In materia energetica, solo una politica coordinata può raggiungere gli obiettivi di sicurezza, transizione ed economicità.
Da tempo Astrid, il prestigioso think tank romano presieduto dal giurista Franco Bassanini, lavora sui temi dell’integrazione europea con il concorso di un centinaio di esperti in diverse aree disciplinari. Negli ultimi mesi questo lavoro di ricerca e di riflessione si è concentrato sui nodi cruciali di ridefinizione del ruolo e delle politiche dell’Unione per far fronte all’attuale crisi ed evitare il rischio di dissoluzione. Ne sono risultati 15 paper ora raccolti in un volume di prossima pubblicazione: L’Unione Europea in un mondo che cambia a cura di Giuliano Amato, Franco Bassanini e Marcello Messori, di prossima pubblicazione per Passigli.
Il capitolo introduttivo riassume la situazione attuale e contiene numerose proposte sui temi cruciali, dal digitale alla sicurezza militare, dalla riforma della politica fiscale all’ipotesi di un’imposta europea sulle imprese.
Claudio de Vincenti, Alfredo Macchiati e Pippo Ranci hanno curato lo studio sulla politica energetica europea. Il documento parte dalla constatazione che questa politica ha tre obiettivi: la lotta al cambiamento climatico, il rilancio della competitività, la sicurezza energetica. Raggiungerli tutti non è facile e infatti “a tratti si è perseguito solo uno degli obiettivi a danno degli altri. Lungamente sono stati trascurati gli aspetti dell’equità sociale, cioè l’aumento delle disuguaglianze indotto non solo dai problemi (come perdita di posti di lavoro per minore competitività e disagi per il degrado ambientale e l’impatto del clima), ma anche delle stesse politiche che curano a risolverli, in particolare per il clima”.
L’invito di Draghi per un’Europa più unita e più coraggiosa dopo il voltafaccia Usa
Le proposte per dare un futuro alla Ue con un “federalismo pragmatico”. Il video e il testo integrale, in inglese e nella traduzione italiana, del discorso pronunciato in occasione del conferimento del premio Carlo Magno.
a cura di Donato Speroni
Il punto centrale, per raggiungere questi obiettivi in modo coordinato, è il potenziamento delle reti energetiche secondo un unico disegno europeo, “regole di funzionamento dei mercati del gas e dell’elettricità in grado di evitare che episodi occasionali di scarsità provochino danni estesi e durevoli”. Il quadro delineato dai tre esperti prevede l’interazione tra tutte le possibili fonti: accelerazione delle energie rinnovabili, con contratti di lungo termine che consentano di far fronte al fatto che le rinnovabili hanno costi alti di investimento e bassi di gestione, riconsiderazione del nucleare con nuovi tipi di impianti che possono fornire uno zoccolo di produzione sicura, mantenendo per il gas naturale la funzione di equilibrio delle punte di consumi che non possono essere coperte dalle rinnovabili. E una politica industriale a sostegno dell’innovazione negli accumuli, nelle reti e nel mix energetico. Tutto questo, però, non mancano di sottolineare i tre esperti, presuppone anche una governance europea più forte nella responsabilità di coordinamento delle politiche nazionali e quindi dei poteri e delle risorse a disposizione.
Il documento dedica a ampio spazio al tema del cambiamento climatico in considerazione del fatto che i consumi energetici producono tre quarti delle emissioni climalteranti.
Dopo un’analisi della situazione che non solo rende impossibile il mantenimento dell’obiettivo sancito negli accordi di Parigi del 2015 di contenere il riscaldamento entro 1,5 °C, ma anche rende improbabile il limite di 2°C, disastroso per l’Europa anche in considerazione del fatto che nel nostro continente il riscaldamento è doppio rispetto ad altre parti del mondo, il documento scrive: “Sappiamo che non riusciremo a rispettare i tempi per i quali siamo impegnati. D’altra parte non possiamo permetterci di rinunciare all’impresa e appesantire oltre misura l’eredità che lasciamo per il futuro. Il sentiero si è fatto più stretto. Purtroppo la discussione in Europa tra Commissione, Parlamento e Consiglio degli Stati membri si trascina con lentezza e difficoltà. Si profilano slittamenti di scadenze, riduzioni dei divieti, alleggerimenti di impegni”.
Servirebbe, scrivono gli esperti, un disegno che rafforzasse l’incentivazione a procedere verso l’obiettivo finale (la riduzione delle emissioni) pur accrescendo la flessibilità degli strumenti e degli obiettivi intermedi. “Ad esempio, se non si ottiene il miglioramento programmato dell’efficienza energetica si potrebbe rimediare con uno sviluppo maggiore delle rinnovabili, o viceversa; se per rinnovabili ed efficienza si impiega qualche anno in più, si potrebbe accelerare la sostituzione interna alle fonti fossili (gas al posto del carbone), o la cattura del carbonio, o l’azione sulle emissioni di metano, o il nucleare. E nel contempo investire nella ricerca e in una più rapida industrializzazione dei suoi risultati, soprattutto ora che gli Stati Uniti riducono il loro impegno in ricerca e innovazione rendendo le risorse umane di fatto disponibili a chi sappia creare un contesto favorevole”. Proposte, queste, che si possono attuare solo con un forte coordinamento europeo.
Il documento sottolinea anche l’importanza di un contributo dell’industria europea alla transizione in altre aree del mondo dove maggiore può essere l’effetto sulla riduzione delle emissioni. In altre parole, un euro speso per ridurre le emissioni in Europa può essere meno efficace di un euro destinato ai Paesi in via di sviluppo, ma ovviamente questo comporta un profondo ripensamento delle politiche di cooperazione.
Infine, si raccomanda maggiore attenzione all’adattamento agli effetti ormai inevitabili del cambiamento climatico, che richiederebbe un maggiore impulso da parte degli organi dell’Unione per stimolare gli Stati nazionali a intervenire.
Copertina: ALEXANDRE LALLEMAND/unsplash