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Si vivono i brevi periodi e si pensa poco al futuro, che appartiene al lungo periodo

La società privilegia sempre più il breve termine, spinta da precarietà, digitalizzazione e crisi. I giovani perdono progettualità e fiducia nel futuro. Servono investimenti in formazione, cultura e relazioni umane per evitare un declino sociale e identitario.

giovedì 18 giugno 2026
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Il lungo periodo è la nostra vita: abbiamo l’obiettivo primario di cercare di viverla al meglio possibile, in tutte le varie fasi, pur differenti. Quindi il lungo periodo deve far parte delle nostre strategie.

In realtà, da quando è iniziato questo nuovo secolo – da 25 anni – si sono verificati contemporaneamente eventi che hanno invece spostato l’attenzione sul breve. Eventi che hanno fra l’altro forte progressività:

  1. Da una parte accadimenti sociali molto importanti di cui abbiamo parlato più volte, e che riprendiamo– che tendono progressivamente ad aggravarsi, spostando l’attenzione solo sul breve periodo, soprattutto presso le nuove generazioni. Problemi le cui soluzioni richiederebbero invece interventi di medio-lungo periodo, con una vita che in futuro deve essere impostata in modo diverso
  2. Dall’altra - aggiuntivamente - la constatazione che questi accadimenti nelle nuove generazioni spostano sul brevissimo periodo anche l’attenzione per l’area comportamentale (il futuro non è considerato). Il tutto è indotto anche da un contesto sociale, dove il breve periodo ha una progressiva dominanza. Con il forte innesco della digitalizzazione.

Il problema è molto serio, anche perché nessuno ha fatto una diagnosi completa del perché, e dei problemi, e quindi nessuno interviene:

  • la Parte Politica è centrata più su se stessa nel breve periodo, che sulle prospettive future del Paese, sulle quali non pare intenzionata a porre particolare attenzione
  • ed il Potere Economico, che invece avrebbe convenienza promozionale ad assumersi Responsabilità Sociale di medio-lungo periodo, è dipendente dal potere finanziario, che per definizione è governato da esigenze di ritorni nel brevissimo.

Affrontiamo i due problemi, peraltro già trattati, anche se finora in modo indipendente l’uno dall’altro.

Gli accadimenti sociali importanti

Il mondo giovanile in questi ultimi 20 anni si è progressivamente sempre più chiuso in se stesso, pensando sempre di più a rimedi nel breve, che a progetti futuri. Ed essendo una fenomenologia che va avanti da anni – senza interventi – sta coinvolgendo di fatto anche i più adulti (cioè anche i 35-40 enni).

Riprendiamo quanto già esposto in contributi precedenti. Questi giovani – in questi ultimi 20 anni – hanno studiato di più che in passato, hanno concluso le medie superiori, anche se poi meno di 1/3 ha portato a termine anche l’università. E ciò per responsabilità della scuola, che non è impostata per coinvolgere i giovani, e farli appassionare allo studio. Non c’è una docenza che sappia coinvolgere emotivamente.

In ogni caso, con questi studi i giovani si erano illusi di opportunità professionali e di guadagno interessanti. Ma purtroppo così non è accaduto, perché nello stesso periodo il Sistema Economico ha subito molti freni (crisi finanziarie 2007-2009-2013, più gli ultimi 6 anni: pandemia, Ucraina, inflazione, Medio Oriente, …).

Si è quindi verificato il guaio di una caduta di una quota rilevante dei giovani-adulti nel precariato. Ma l’illusione di un futuro premiante era forte, e non c’è stata l’accettazione di questa caduta. Le conseguenze sono state rilevanti, e crescenti: arrabbiatura, populismo, contrapposizione, chiusura in se stessi, rifugio totale nel mondo digitale con collegamenti solo con i propri riferimenti, chiusura all’informazione.

Negli ultimi anni questa fenomenologia sta creando problemi crescenti, soprattutto di contrapposizione sociale. Non è accettabile: questo tema va affrontato e risolto, anche se i tempi necessari non sono brevi. Ma il futuro del contesto sociale non può accettare l’indifferenza.

La soluzione – come già dimostrato in recenti scritti – consiste nell’occuparsi più attentamente dei giovani, nel formarli (dai 3 ai 23 anni) facendo in modo che la cultura si sviluppi in modo completo. La formazione vera e completa, oltre all’acquisizione della relazionalità positiva - che è vita: tutte le forme di vita nascono dalla relazionalità – implicita nella cultura, produce anche resilienza, capacità di gestirsi in momenti complessi, ed anche maggiore professionalità. La cultura promette vita positiva, ed è quindi l’obiettivo primario da raggiungere. Certo, dovendo formare anche la docenza, che è il problema prioritario, ci vuole del tempo: ma è l’unica soluzione, per tutti; e non è rinviabile.

Quindi investimenti di lungo periodo, per poter garantire un futuro interessante per tutti. L’assenza di diagnosi che ci sta caratterizzando, e quindi l’assenza di decisioni in questa direzione, è il pericolo più grave: ci può portare con forte probabilità verso un futuro non accettabile, purtroppo in tempi non lunghi.

Il problema del fare una diagnosi corretta, e la difficoltà di trovare soluzioni, dipendono anche dal fatto che questa è una fenomenologia nuova, che non si è mai verificata in passato: prima del 2000, in Italia, nessuno studiava – più dell’80% interrompeva gli studi prima dell’adolescenza – e quindi nessuno si illudeva: si viveva senza progetti, e con poche aspirazioni, con una prevalenza di rassegnazione, da sempre. Quindi non delusioni improvvise, come invece è accaduto in questi ultimi anni.

Sempre di più l'attenzione sul brevissimo periodo, e sul mondo digitale

La fenomenologia di cui abbiamo parlato toglie la progettualità futura, l’attenzione è solo sull’”adesso”, elimina la relazionalità – che è vita -, alimenta la chiusura in se stessi, e stimola solo il rifugio nel mondo digitale.

Mentre il Sistema Politico non ha influenze su queste situazioni – nel senso che è del tutto distratto -, il Sistema Economico – governato dalla finanza – parteggia per queste posizioni. Peraltro buona parte dell’attività connessa al mondo digitale, hardware e software, rappresenta un’opportunità di business diretto ed indiretto di grande rilevanza. Ed in questo sistema, che diventa sempre più esplosivo, si innesca in modo naturale, con un protagonismo impressionante, anche tutto ciò che ha a che fare con l’intelligenza artificiale.

E non si constatano interventi che abbiano l’orientamento verso un maggior equilibrio:

  • non da parte del Sistema Economico, che ha interessi diversi,
  • non da parte del Sistema Politico, che non ha più di tanto progettualità future equilibrate
  • né, più di tanto, dal Sistema Formativo, che non ha del tutto chiaro quali siano gli obiettivi della docenza.

Quindi indifferenza collettiva: non ci si rende conto che l’attenzione prioritaria sul breve periodo, che porta all’assenza di progettualità per lo sviluppo ben concepito della vita futura di ogni individuo, rappresenta la minaccia più grave.

Bisogna sempre ricordarsi che l’individuo in sé, e la propria capacità di capire le prospettive e di fare le scelte più appropriate, rappresenta l’obiettivo fondamentale della sua formazione. Tutto il resto è metodo, e deve servire per acquisire le informazioni, non per delegare le decisioni.

Il mondo digitale e gli sviluppi recenti nell’Intelligenza Artificiale, sono di certo di grande utilità: forniscono analisi in tempi incredibilmente più rapidi, e sono di grande utilità. Sono certamente ormai irrinunciabili. Ma non devono sostituire l’essere umano nella progettualità del proprio futuro. Se invece così avvenisse, e diventasse il metodo decisionale di vita, l’individuo perderebbe la propria identità.

Ricordiamo brevemente le decisioni che hanno adottato Paesi evoluti, che hanno sempre investito sugli individui, e sul benessere del loro futuro. Sono Paesi in cui i laureati sono il triplo rispetto all’Italia, e la cui correttezza sociale è di chiara evidenza (i reati commessi sono 1/3 rispetto all’Italia, tenendo conto del numero di abitanti).

Come già accennato in altri interventi scritti, facciamo ad esempio riferimento alla Danimarca (Paese molto evoluto nella prospettiva del benessere individuale: Copenaghen è stata definita la città più felice del pianeta). E’ stata tra i primi Paesi ad affidarsi alla didattica informatizzata (dal 2011): tutti i giovani avevano relazione costante solo con il PC. Negli anni più recenti ci si è però resi conto dei pericoli formativi, e nelle scuole sono tornati libri, quaderni, penne, … Non eliminazione del computer, ma grande attenzione: ci si era resi conto che ogni adolescente aveva come interlocutore solo uno schermo, e non un essere umano come invece la vita ritiene fondamentale.

Scelte che hanno portato a rispettare gli obiettivi della vita, senza demonizzare la tecnologia:

  • gli individui devono utilizzare la tecnologia, per gli aiuti che può dare: è un metodo utile
  • ma non devono essere utilizzati dalla tecnologia: i protagonisti e gli obiettivi della vita sono gli individui, e non le tecnologie.

Una nota aggiuntiva sul tema della raccolta di informazioni, per lo sviluppo di futuri progetti.

Anche la raccolta di informazioni può essere affidata all’Intelligenza Artificiale. Però in questo periodo è necessario fare molta attenzione: le informazioni che vengono raccolte riguardano la realtà che stiamo vivendo. Realtà che per moltissimi aspetti è culturalmente degenerata, soprattutto nei giovani e nei giovani adulti.

Di certo l’uso dell’Intelligenza Artificiale agevola questa raccolta, ma la delega ad essa non solo di analisi, ma anche di decisioni, può creare problemi davvero seri. Non solo perché le decisioni le devono prendere gli individui e non le tecnologie, ma anche perché si devono prendere decisioni per un futuro che deve essere rigenerato, e che non deve avere relazioni con la realtà che si sta vivendo.

Copertina: Tomasz Frankowski/unsplash