Vespignani: umani e AI sono ormai un unico sistema
Nella sua lectio magistralis per l’apertura della Biennale Tecnologia di Torino, il docente della Northeastern University propone un approccio diverso al “sistema complesso più sofisticato della storia umana” e richiama l’attenzione sulla rivoluzione necessaria della formazione universitaria. VIDEO
a cura di Donato Speroni
Anche se molti non se ne rendono conto, l’intelligenza artificiale fa ormai parte delle nostre vite: “un processo dinamico nel quale le nostre scelte alimentano gli algoritmi e gli algoritmi, a loro volta, orientano preferenze, comportamenti e visioni del mondo. Dai sistemi di raccomandazione agli assistenti digitali, fino alle piattaforme social e ai modelli generativi, si attiva un ‘circolo di feedback’ continuo che trasforma dati in decisioni e decisioni in nuovi dati. Questo intreccio produce effetti sociali complessi, talvolta inattesi, che riguardano informazione, polarizzazione, consumi, partecipazione democratica. Comprendere le dinamiche di questa interazione è decisivo per governare l’AI con responsabilità, sviluppando strumenti teorici e normativi capaci di affrontare le sfide tecniche, etiche e politiche poste da un ecosistema sempre più interconnesso, e promuovendo consapevolezza critica nei cittadini”.
Così si presentava sul sito della Biennale Tecnologia - Soluzioni, la lectio magistralis di Alessandro Vespignani al Politecnico di Torino, che il 15 aprile ha dato il via alla manifestazione, parlando sul tema: “La co-evoluzione di esseri umani e intelligenza artificiale”.
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Alessandro Vespignani è presidente della Fondazione Isi di Torino ed è Sternberg family distinguished university professor presso la Northeastern University, dove dirige il Network Science Institute. La sua ricerca si colloca all'intersezione tra modellistica computazionale, scienza dei dati e sistemi complessi, con un focus sui fenomeni di contagio come le epidemie, la diffusione dell'informazione e i comportamenti collettivi. Ma è anche autore di libri di divulgazione scientifica, tra cui L'algoritmo e l'oracolo e I piani del nemico.
Ecco il video integrale dell’evento di apertura della Biennale Tecnologia. Dopo l’introduzione di Luca Antonio Graziani, professional roject anager per le manifestazioni culturali dell’Ateneo, è intervenuto per un saluto il rettore del Politecnico Stefano Paolo Corgnati. Si è poi entrati nel vivo del tema con l’intervento di Guido Saracco, ex rettore del Politecnico e curatore di Biennale Tecnologia (dal minuto 10.30) e la conferenza di Vespignani (dal minuto 19). Ne riportiamo le conclusioni.
“Dobbiamo reinventare completamente come facciamo formazione, educazione, università. Pensare che il sistema universitario nel mondo, non in Italia, nel mondo, possa continuare tra cinque anni a essere quello che è ora è ingenuo, non può essere. Noi dobbiamo reinventarlo completamente. È inutile che vietiamo l’uso dell’intelligenza artificiale o diciamo no ‘usiamo tutti l’intelligenza artificiale’, non funziona così. Noi dobbiamo creare un sistema formativo che tenga conto del tasso di velocità di questa macchina è alla quale non siamo preparati. (…) Noi non dobbiamo solo rispondere alle domande di oggi; quando noi pensiamo all’Agi, quando pensiamo a queste macchine, sono domande che valgono oggi e probabilmente non varranno tra quattro anni. E quando facciamo insegnamento, non possiamo insegnare cose che sono già vecchie nel momento in cui ne stiamo parlando; cioè il nostro sistema formativo, il nostro sistema di comunicazione deve cominciare a parlare di cose che vedono il futuro, altrimenti saremo sempre indietro. Una volta si diceva: le università devono insegnare quello di cui poi l’industria e il mondo del lavoro ha bisogno. Il problema è che noi adesso dobbiamo insegnare quello di cui forse il mondo del lavoro avrà bisogno tra cinque anni perché gli studenti poi escono tra cinque anni e tra cinque anni quello che insegniamo ora probabilmente sarà già un’altra cosa. Quali sono gli strumenti per chi ha una formazione universitaria, per essere pronto a ingaggiare il mondo in cinque anni? È giusto partire dalle domande giuste. Questa è la mia conclusione: abbiamo realmente costruito il sistema complesso più sofisticato della storia umana ed è ora di iniziare a studiarlo come un sistema complesso”.