Costruire il domani: la cultura del foresight nella nuova Europa della ricerca
La previsione strategica si afferma come leva chiave per guidare la ricerca europea tra incertezza e innovazione, puntando su sostenibilità, visione di lungo periodo e approcci transdisciplinari.
di Andrea Ricci, Senior advisor ISINNOVA e Presidente del Comitato Tecnico Scientifico APRE
Oggi più che mai siamo circondati da incertezza. Gli stravolgimenti geopolitici in atto, l’accelerazione tecnologica senza precedenti, i mutamenti radicali nella natura e nell’uso dei mezzi di informazione e comunicazione, pesano infatti non solo sulla nostra sicurezza, sull’economia, sulla sostenibilità e sul benessere, ma anche e con sempre maggior evidenza sulla nostra capacità individuale e collettiva di riaffermare e far valere i principi fondamentali e fondanti di libertà di pensiero e di espressione, e dunque di ricerca.
La buona notizia è che le comunità di ricerca e innovazione sono per natura e vocazione abituate ad affrontarla, l’incertezza, e sono attrezzate a farlo non solo a partire da uno slancio ideale ma anche con metodi e strumenti strutturati e di provata efficacia. Il foresight svolge in quest’ambito un ruolo importante e crescente, e il prossimo Programma quadro di R&I europeo rappresenta un’opportunità rilevante per riaffermarne e valorizzarne il contributo.
Come infatti già ribadito dal Gruppo di esperti APRE “Verso FP10”[1], il Programma quadro deve essere lungimirante e saldamente allineato con gli orientamenti strategici e politici dell’Unione, ma anche capace di adattarsi con la dovuta flessibilità alle dinamiche di un quadro mutevole e all’emergenza di nuove sfide. A tal fine, le priorità di ricerca e innovazione, la definizione dei bandi - e quindi dei progetti di ricerca - devono essere stabilite mediante il ricorso sistematico al foresight, corredato da un meccanismo strutturale che assicuri il feedback-to-policy.
Il foresight al servizio dei Programmi quadro europei di R&I
In realtà, il ricorso a metodi e strumenti scientificamente credibili per indagare il futuro e orientare le politiche e i programmi di R&I è stato introdotto e progressivamente adottato già a partire dal sesto Programma quadro di R&I (2002 – 2006), anche se nel contesto di FP6 il termine foresight appare principalmente in relazione alle attività del JRC (Joint Research Centre) e come supporto alle politiche regionali.
Con FP7 (2007 – 2013) prendono piede e si consolidano in un vero e proprio filone di ricerca le “Forward-looking activities (FLA)”, che danno vita a numerosi progetti di R&I dedicati all’esplorazione di metodi e strumenti di indagine del futuro e alla loro applicazione alle politiche europee, settoriali o globali[2], ma anche a riflessioni affidate a gruppi multidisciplinari di esperti sulle priorità delle strategie europee per l’innovazione[3]. Il termine “foresight” ricorre spesso nei programmi di lavoro e nei bandi, seppure prevalentemente nel programma “Socio-economic Sciences and Humanities (SSH)”. Questa caratterizzazione (SSH) segnala un’interessante svolta: mentre per decenni il foresight era stato appannaggio di ristretti gruppi di esperti concentrati esclusivamente sul futuro delle tecnologie, con FP7 emerge la necessità di approcci multidisciplinari, anche quando l’oggetto dell’indagine è un settore tecnologico specifico. Si afferma così il principio che le priorità di ricerca devono tener conto non solo delle potenziali prestazioni delle nuove tecnologie, ma anche di quanto queste consentano di soddisfare le aspirazioni della società, e di quale impatto potranno avere su di essa.
A seguire, Horizon 2020 (2014-2020) è in buona parte strutturato intorno alle “Societal challenges”, a conferma della preminenza della dimensione sociale dell’impatto atteso dalla ricerca e dall’innovazione. Nonostante le FLA - e le attività di foresight in particolare - siano evocate con sempre maggior frequenza nei programmi di lavoro, rimangono per lo più attività di contorno, che completano la ricerca di base ma non contribuiscono ad orientarla in modo decisivo. Il passaggio ad una vera e propria istituzionalizzazione del foresight come supporto alle politiche di R&I avviene in preparazione di Horizon Europe, in particolare con lo studio “BOHEMIA - Beyond the Horizon: foresight in support of future EU research and innovation policy”[4] che scandaglia e analizza un’ampia di gamma di opzioni di R&I prioritarie, fornendo diretto input al rapporto del “gruppo Lamy”, alla base della programmazione strategica di Horizon Europe. Anche grazie alla rilevanza e al risalto degli “Strategic foresight reports” della Commissione, il foresight è ormai considerato non solo come metodo tecnico ma come strumento imprescindibile per la formulazione delle politiche di R&I (e non solo), come testimonia la frequenza crescente del termine “foresight” nei programmi di lavoro di Horizon Europe.
Verso FP10 e oltre
Rimangono tuttavia diversi passaggi da compiere per valorizzare pienamente il potenziale del foresight nella formulazione e nella valutazione delle politiche e dei programmi di R&I.
Il foresight è per sua natura rivolto al futuro di medio-lungo periodo, a maggior ragione quando l’oggetto dell’indagine è la ricerca, con lo sviluppo delle conoscenze che produce e le applicazioni innovative che può generare, processi inevitabilmente non brevi. Serve uno sguardo lontano, che non condizioni le scelte di oggi alle pur legittime esigenze di produrre risultati immediati. Nel dibattito (e nei negoziati) attualmente in corso sul prossimo PQ e le sinergie con il costituendo Fondo europeo di Competitività, il ricorso al foresight appare dunque essenziale per garantire che l’urgenza del recupero di competitività non conduca a sacrificare la prospettiva di una crescita socio-economica di più ampio respiro. Una crescita nutrita da innovazioni, anche dirompenti, che hanno bisogno per emergere di un impegno e di risorse liberamente dedicati all’esplorazione di nuovi territori di conoscenza.
L’esigenza di un approccio multidisciplinare in tutte le attività di R&I è ormai oggetto di ampio consenso, e innegabili progressi sono stati fatti nella programmazione degli ultimi PQ per promuoverne la diffusione. Tuttavia, come sopra ricordato, prevale ancora una tendenza a considerare che l’obiettivo multidisciplinarietà possa essere raggiunto arricchendo le competenze scientifiche e tecnologiche “dure” con uno sguardo orientato agli impatti socioeconomici. Occorre invece promuovere un approccio genuinamente transdisciplinare, che integri le competenze disciplinari sin dalle primissime fasi di identificazione delle priorità e degli obiettivi della R&I. La prospettiva intrinsecamente sistemica del foresight può notevolmente facilitare tale ulteriore passaggio.
In realtà, l’adozione sistematica del foresight implica una vera e propria svolta culturale: significa innanzitutto accettare (“embrace”) l’incertezza invece di nasconderla dietro la pretesa di saper prevedere il futuro. Significa dunque esplorare ed indagare diversi futuri possibili e i diversi percorsi (tecnologici, ma anche sociali ed economici) che vi possono condurre, per determinare l’allocazione di risorse ai programmi di R&I che meglio riflette le priorità per un futuro desiderabile. Significa anche rivalutare il potere dell’immaginazione come motore dell’innovazione, liberandoci dalla tradizionale logica dell’estrapolazione e avvalendoci dell’intelligenza collettiva che emerge dai processi partecipativi tipici del foresight, senza rinunciare al rigore dell’analisi scientifica.
L’attenzione crescente alla sostenibilità (economica, ambientale, sociale), con la prospettiva di medio-lungo periodo che la caratterizza, sta svolgendo un ruolo fondamentale in questa transizione culturale. In Italia, dopo la riforma costituzionale del 2022, che ha introdotto all’articolo 9 “la tutela dell’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni”, la recente legge 167/2025, istituisce l’obbligo di misurare come le attuali decisioni legislative impatteranno sui giovani e sulle generazioni future, promuovendo la sostenibilità ambientale e l’equità intergenerazionale. E non è un caso se è l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile (ASVIS) ad aver promosso la recente istituzione di Ecosistema Futuro[5], rete nazionale che si prefigge l’obiettivo di mettere i futuri al centro delle istituzioni e della società civile, e conta sull’adesione, tra gli altri, di numerosi e prestigiosi atenei e istituti di ricerca italiani. Si tratta di segnali importanti, perché il futuro della ricerca si costruisce anche con la ricerca sul futuro.
Fonti
[1] https://apre.it/pubblicazioni/apre-libreria/verso-fp10-documenti/
[2] European forward-looking activities: building the future of “Innovation Union” and ERA - https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/0f490e73-5f1f-4228-abb1-934e42ab213b/language-en
[3] Vedi per esempio: “Global Europe 2050” - https://op.europa.eu/ en/publication-detail/-/publication/32cfa157-57fc-409d-b7c0-75b50faafa1e/ language-en
[4] https://research-and-innovation.ec.europa.eu/strategy/support-pol-icy-making/shaping-eu-research-and-innovation-policy/foresight/bohemia_en
[5] https://ecosistemafuturo.it/
Questo articolo è originariamente apparso su APRE Magazine, la pubblicazione dell’Associazione per la Ricerca in Europa.
Copertina: Christian Lue/unsplash