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Amato: il cambiamento climatico mette alla prova la sopravvivenza delle democrazie

Il presidente della Consulta in un discorso alla Sapienza sottolinea che la crisi si risolve solo con scelte ampiamente condivise e propone di affidarsi al volontariato per costruire nuove forme di partecipazione.  

di Andrea De Tommasi

Giuliano Amato, presidente uscente della Corte costituzionale, ha tenuto presso la Sapienza Università di Roma, in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno accademico, una lectio magistralis dal titolo “Le nostre fragili democrazie e il clima: possiamo attrezzarle per farcela?”. Nella lectio Amato, al quale è stato conferito il dottorato honoris causa in Studi politici, si è soffermato sullo stato delle democrazie che “in assenza di interventi efficaci e mai sufficientemente pensati e discussi sino a ora, appare ancora più disadatto e addirittura controproducente di fronte alla gravità, all’urgenza e alla specificità dei problemi che ci verranno, e già ci stanno venendo, dal cambiamento climatico”.

Per Amato il clima sarà per le democrazie davvero prova della loro stessa sopravvivenza: “Davanti ai fenomeni naturali che dovremo fronteggiare null’altro se non la scienza potrà aspirare alla credibilità necessaria per rendere egemone la cultura sottesa alle politiche che faremo”. Il secondo corollario, ha proseguito, è sapersi “sottrarre alla tentazione del centralismo, una tentazione particolarmente forte in tempi di emergenza, ma che proprio in una emergenza come quella che ci aspetta è davvero la tentazione sbagliata”. Amato ha parlato di “scelte che vanno condivise e attuate dal maggior numero possibile di noi e possibilmente da tutti”.

Intervento di Giuliano Amato a partire da 1:40:00

Il presidente della Consulta ha osservato che “davanti al vuoto che si è aperto nella società liquida, è anche emersa la potenzialità della democrazia partecipativa come veicolo degli interessi comuni, del bene comune. A parte i tanti che già oggi si manifestano in vari modi e che non vedono l’ora di avere occasioni del genere, basterebbe che le istituzioni mobilitassero, per tali occasioni, i tanti volontari e addetti al Terzo settore. Sono oltre quattro milioni, in contatto, a loro volta, con quasi quaranta milioni di persone. Insomma, gli ingredienti della democrazia non ci mancano, basta volerli e saperli usare”.

Amato ha quindi toccato il ruolo della politica e dei governi, perché non è credibile un mondo dove ciascuno Stato guarderà soltanto al proprio interesse: “Davanti ai fenomeni con cui abbiamo a che fare in materia ambientale, non c’è bene comune senza cooperazione. La cooperazione che servirà al mondo dei prossimi decenni è ancora largamente da inventare. Abbiamo stipulato trattati a tutela dell’ambiente, ma come garantirne il rispetto da parte degli Stati è un quesito che ancora oggi sbatte nei privilegi della loro perdurante sovranità”.

C’è stato spazio, infine, per una riflessione sull’Unione europea, “che già oggi ha tante carte per assolvere a un ruolo trainante in vista di una cooperazione la più ampia e la più efficace possibile nel mondo: pensiamo all’esperienza cooperativa che abbiamo fatto con la pandemia, al nostro riconosciuto primato nella regolazione di fenomeni di rilievo sopranazionale, al peso che già abbiamo avuto nelle conferenze ambientali”.

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Lunedì 19 Settembre 2022