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Visco: ai giovani servono “nuove competenze” per far fronte alle incertezze

Le incognite del futuro sono maggiori rispetto a quelle vissute dalla mia generazione, dice il governatore della Banca d’Italia al convegno organizzato da Assonime e Luiss. Per affrontarle occorrono creatività e pensiero critico.

di Flavio Natale

“Una delle principali lezioni di questi ultimi anni è forse proprio che ‘equilibri’ e ‘normalità’, se costituiscono utili termini di riferimento sul piano analitico, sono però concetti effimeri nel tempo storico. I fenomeni da comprendere e approfondire per costruire un futuro sicuro, sostenibile e prospero sono proprio i continui cambiamenti e i gravi squilibri che hanno segnato e continuano a segnare il tempo che abbiamo vissuto e gli anni che oggi viviamo”. Lo ha detto Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, nel suo lungo intervento introduttivo durante il convegno “Italia: riprendere il filo della crescita”, promosso da Assonime e dall’Università Luiss Guido Carli in onore di Stefano Micossi, direttore generale uscente di Assonime.

Nel suo intervento, dal titolo “Una politica economica a misura dei giovani”, Visco ha dedicato ampio spazio alle nuove generazioni e alle transizioni che ci attenderanno nei prossimi anni. “Il punto è come ridurre l'incertezza e i costi della transizione verso nuove normalità dopo pandemie e guerre che non ritenevamo possibili”, ha detto il governatore, sottolineando quanto per i giovani di oggi sia necessario “essere preparati per affrontare l’incertezza”, soprattutto sul piano “culturale”. Secondo Visco, “le incognite del futuro sono maggiori rispetto a quando eravamo giovani noi”. Ma oltre alle risorse culturali, dice il governatore, è necessario “potenziare” anche quelle economiche e istituzionali.

Per questo, Visco ha esteso il discorso anche alla battaglia contro l’inflazione, al miglioramento dei servizi pubblici, alla limitazione del debito pubblico (in modo da non gravare sulle future generazioni), all’importanza di politiche economiche efficaci e delle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Visco ha dedicato spazio anche ai divari che permangono tra Nord, Centro e Sud del Paese. “A dispetto di decenni di politiche a favore del Mezzogiorno, il suo divario di sviluppo nei confronti del Centro Nord continua ad aumentare: esso riflette, oltre all’inefficacia dell’azione pubblica, il basso peso e i ritardi del settore produttivo privato”, oltre al “radicamento sul territorio delle organizzazioni criminali”. A questi nodi irrisolti, negli anni si sono aggiunte nuove questioni, come il “ristagno della produttività, pressoché ferma ormai da tre decenni in Italia, che trova le sue radici nella difficoltà del sistema produttivo ad adattarsi ai grandi cambiamenti” di questi decenni. La globalizzazione e le nuove tecnologie non hanno fatto altro che mettere in luce le rilevanti debolezze del settore privato, “sbilanciato”, verso imprese piccole e molto piccole, carenti degli strumenti finanziari e manageriali essenziali per trarre beneficio dalle nuove tecnologie ed effettuare gli investimenti nella ricerca.

Data la complessità del mondo che si prospetta nei prossimi anni, Visco, in chiusura dell’intervento, invita i giovani ad acquisire “nuove competenze”, utili per “far fronte con successo a situazione spesso inedite e non di routine: dall’esercizio del pensiero critico (possiamo aggiungere, oggi, contro le fake news e senza esitare ad approfondire quanto solo veicolato nei social media) all’attitudine a risolvere problemi, dalla creatività alla disponibilità positiva nei confronti dell’innovazione”.

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fonte dell'immagine di copertina: ansa.it

Lunedì 12 Settembre 2022