Il coraggio del futuro è lottare per salvare la bellezza

Negli ultimi quarant'anni l'uomo ha fatto in modo che i propri figli non godessero più della natura come i genitori l'avevano conosciuta. Eppure esistono anche i negazionisti del cambiamento climatico.

di Luigi Di Fonzo

Negare il passato significa negare il futuro

(Ursula K. Le Guin)

Occorre molto coraggio per parlare di futuro di questi tempi. Soprattutto quando si hanno figli giovani. E i miei sono molto giovani. Giuliano ha 20 anni, Flavia ne ha 18. Insieme a loro - erano bambini ancora piccoli - ho provato a condividere le bellezze della natura della mia città e della mia regione: quelle bellezze che avevo ampiamente conosciuto grazie ai miei genitori, e di cui ho goduto quando ero bambino. Bellezze perdute nell’arco di pochi decenni.

Penso al mare, con la sua sabbia finissima che scorreva veloce sulla pelle, mentre adesso è grossolana, sporca. Resta incollata sull’epidermide. Penso al fiume, dove con mio fratello prima del tramonto andavo a pescare i gamberi. Penso alla montagna, al Grande Sasso, e al ghiacciaio del Calderone, che da casa di mia nonna era ben visibile anche d’estate, come un mantello bianco che illuminava il lato nord della parete rocciosa. E penso alle giornate di fine estate, che la mattina si aprivano con il sole e al pomeriggio ti rinfrescavano con i temporali rumorosi e benedetti. Altro che bombe d’acqua!

Ma ancora prima dell’estate, a metà giugno, c’era il rito della corsa tra i campi di grano illuminati da milioni di lucciole. Mia sorella le catturava per metterle in un barattolo di vetro: una lampada vivente, con cui poi illuminare la camera da letto prima di finire tra le braccia di Morfeo. E il sole, e il cielo, e la stessa aria avevano colori, riflessi e profumi limpidi. Anche le nuvole erano belle da vedere.

Di tutto questo ai miei figli ho potuto far vedere quasi nulla. Un sole malato, un fiume inquinato che sporca vieppiù il mare, un cielo mai terso, mai trasparente a causa della perenne cappa di smog. Anche la bellissima pineta dannunziana è stata divorata dalle fiamme. Ora che sono cresciuti, i miei figli provano a cercare la bellezza altrove, ammirando soprattutto le piccole cose che la stessa natura è riuscita a proteggere da un’aggressione insulsa e incosciente.

Eppure, c’è chi ancora nega che i cambiamenti climatici stiano distruggendo la vita, la biodiversità presente su questa povera Terra. C’è chi racconta ai propri figli che le cose si stanno semplicemente trasformando, come è naturale che sia con il passare degli anni. Molte persone negano che sia stato l’uomo a danneggiare la Terra, consumando, sfruttando, distruggendo ambienti e biodiversità. Penso a Macchiavelli, che in merito al climate change oggi difficilmente riproporrebbe la frase: «Tutto cambia affinché nulla cambi».

E mi sono venuti in mente i negazionisti dell’Olocausto, quelli che tentano di far credere che gli ebrei uccisi erano solo delinquenti, mentre il grosso è semplicemente emigrato in America. Ricordo di aver sempre liquidato con sufficienza questi esseri spregevoli. «Leggete gli atti del processo di Norimberga, ignoranti!», la mia risposta sprezzante.

Potete non credere ai testimoni, potete non credere alle parole dei sopravvissuti, potete anche permettervi di pensare che i giudici americani, russi, inglesi e francesi abbiano inventato tutto… Ma le parole, le confessioni, le dichiarazioni di gerarchi e comandanti nazisti sono registrate. Con nastri e con riprese video. Sono gli aguzzini stessi a raccontare ciò che è successo nei campi di concentramento. È tutto agli atti del processo. È la storia raccontata dai suoi feroci protagonisti.

Per quanto riguarda invece i negazionisti del disastro climatico in atto, penso che dovrebbero semplicemente tornare bambini e affidarsi, faccio un esempio, al ricordo di un giorno trascorso nella natura, mare o montagna che sia. E possibilmente tornare oggi, in quegli stessi luoghi, con i propri figli.

In natura, il confronto con il passato è perdente. Tutti abbiamo perso qualcosa, anche se non ancora tutto. Per questo dobbiamo tirare il freno a mano e avere il coraggio di tornare un po’ indietro. Se vogliamo lasciare ancora un po’ di futuro alle prossime generazioni, non dobbiamo negare gli errori e dimenticare le bellezze perdute. Anzi: il ricordo delle bellezze godute in passato deve rappresentare lo sprone a tutelare con forza e convinzione il poco di bellezza che è ancora rimasto.

di Luigi Di Fonzo, direttore del magazine online i404.it

Lunedì 06 Settembre 2021