Il virus dell’individualismo radicale si combatte valorizzando i corpi intermedi

Le formazioni della società civile non sono mai state così necessarie alla buona salute della convivenza sociale, della democrazia e della stessa economia, perché la persona non ha mai avuto così bisogno di essere sostenuta nel tener desto il suo bisogno di relazioni e, in definitiva, la sua domanda di senso.

di Giuditta Alessandrini

2 novembre 2020

La ricerca realizzata da Ipsos[1] per Fondazione Astrid e Fondazione per la Sussidiarietà- presentata di recente presso la sede del Cnel - intende sviluppare una fotografia dello stato di percezione e di lettura dei corpi intermedi da parte della società civile, attraverso lo strumento dell’indagine empirica realizzata su diversi livelli. La ricerca empirica affidata all’Ipsos fa parte di un progetto di ricerca più ampia ancora in corso  di cui si è fatta carico la Fondazione Astrid ed un gruppo di esperti[2].

È ben noto che per la costruzione di una “democrazia” veramente liberale, pluralista, personalista e comunitaria, quale è quella delineata dalla nostra Carta costituzionale i corpi intermedi sono un elemento fondamentale. La Costituzione italiana - esito del compromesso tra le diverse forze sociali e politiche finalmente libere di esprimersi alla fine della seconda guerra mondiale - è palesemente esplicita nel riconoscere il ruolo decisivo che le “formazioni sociali” possono svolgere e svolgono in ordine al pieno sviluppo del Paese.

Lo scopo del progetto, tra l’altro, è anche quello di valorizzare e rilanciare il ruolo delle comunità facenti capo ai corpi intermedi per dare concreta attuazione al principio di sussidiarietà e, quindi, per “ridare così ossigeno alla democrazia e all’economia stessa”. L’indagine si pone in sostanza i seguenti quesiti: come è vissuta e percepita la democrazia in Italia? Come stanno cambiando le dinamiche della partecipazione politica e sociale? Quale ruolo giocano e quale possono giocare i corpi intermedi sia nella democrazia, sia - in senso più’ lato - nella società italiana?

Ha ragione Giorgio Vittadini in un suo scritto inedito  del marzo di quest’anno  in cui si chiede  se ci sia una crisi inarrestabile dei corpi intermedi, quando sostiene che "la parabola involutiva delle comunità intermedie deve ritenersi una politica che, come quella degli ultimi decenni, oscillando tra l’assunzione indiscriminata del 'paradigma tecnocratico', e la crescente affermazione di populismi e sovranismi rancorosi, ha comunque mostrato - in un caso come nell’altro - una netta propensione per un’immagine verticistica, esclusivistica e provvidenzialistica di sé, finendo per considerare i corpi intermedi più come pietre di inciampo che come pietre di costruzione del buon ordine sociale"[3].

Segnali a due velocità

Da una lettura dell’indagine mi pare che emergano segnali di allarme ma anche segnali di speranza. È indubbio che emergano elementi di rischio rispetto alla tenuta della democrazia nel Paese. I dati parlano chiaro del tema della disaffezione verso la democrazia (il 56% degli intervistati ) in quanto "lenta" e "costosa". Emerge anche il tema della tentazione verso la democrazia diretta (78%,7 ), indubbiamente correlato al tema prima indicato.

Si evidenzia, inoltre, una tendenziale polarizzazione degli atteggiamenti tra persone istruite e tutelate e persone meno istruite, e non occupate. Il rischio di possibile frattura sociale emergente da questa polarizzazione può significare, a mio modo di vedere, crescita della fragilità del capitale umano del Paese. La parte più’ istruita e tutelata della popolazione si allontana dal punto di vista valoriale dalla parte meno istruita e tutelata dando vita ad un pericoloso hiatus che potrebbe minacciare  i processi di coesione sociale.

Correlato a questo fenomeno è l’altro dato relativo ai tassi di interesse e di partecipazione ai corpi intermedi più’ elevato per alcune categorie specifiche (sempre anche qui persone con maggiore o minore istruzione, categorie sociali, ad esempio impiegati e professionisti versus operai..ecc.). In altri termini, la maggior parte dei corpi intermedi non sembra riscuotere credito nella maggioranza degli italiani fatta eccezione per le associazioni di volontariato e quelle a tutela dei consumatori, fino alle associazioni culturali (queste ultime in maniera molto limitata). La funzione dei corpi intermedi è comunque vista sostanzialmente come quella di contribuire alla crescita ed al benessere sociale del Paese anche in riferimento al ruolo di supplenza, alle carenze di politiche e servizi pubblici. La supplenza del servizio pubblico è considerata un’area da consolidare, mentre l’area di presidio degli interessi dei singoli con il corrispettivo segmento di expertise specifiche e settoriali e’ considerata di importanza secondaria.

In prospettiva futura: come contrastare il "degrado" relazionale?

Occorre riflettere su quanto sosteneva Tullio De Mauro qualche tempo fa quando diceva che "la democrazia vive solo se c’è cultura"[4]. Un’emergenza di cui si non si parla mai abbastanza è la crescente presenza di adulti low skilled nel Paese. In Italia questi adulti sono circa 11 milioni (per il 52% dei casi uomini, per il 47% donne). Le persone con scarso livello di competenze si concentrano nelle fasce d’età più avanzata e decrescono nella fascia d ’età successiva. Si stima infatti che nell’Europa a 28 ci siano 128 milioni di adulti con l’esigenza di un potenziale processo di upskilling e reskilling. È evidente, come emerge dalle ricerche Piaac, che il raggiungimento di un titolo di studio medio-alto riduce considerevolmente la probabilità per un soggetto di far parte della categoria dei low skilled[5].

Bisogna considerare, inoltre, che la disponibilità di skills basse, associate ad un basso livello di qualificazione, produce alti costi sociali. La permanenza negli adulti di bassi livelli di skills determina conseguenze che possono essere "devastanti" fino a danneggiarne il loro stato sociale: la self confidence, la stessa salute e la possibilità di impegnarsi nella società civile. Un altro aspetto su cui riflettere è che dall’indagine emerge una carenza di partecipazione dei giovani (ha infatti la meglio una prospettiva “individualista” e “materialista”).Potremmo sostenere interpretando il dato della ricerca che questa fotografia ci presenta, le tracce di un crescente degrado relazionale. Il fatto è che si fa strada una relativa sfiducia nel futuro rispetto alle istanze di partecipazione (solo il 30% degli intervistati si dichiara appunto fiducioso nel domani ), anche se si afferma che a fronte della pandemia il bisogno di partecipare ai corpi intermedi cresce.

Dai dati dell’indagine si coglie apertamente una maggiore attenzione ed attese nel valore prodotto dai corpi intermedi rispetto alla "responsabilità", "legalità" ed "uguaglianza". Stupisce il fatto che l’idea di libertà sia solo in quarta posizione, mentre competenza e merito siano al sesto ed ottavo posto.

Ma quali sono i corpi intermedi più significativi? Sono considerati più importanti – secondo quanto emerge dall’indagine - i corpi intermedi che si occupano di associazioni di volontariato, di tutela dei consumatori, di amministrazione pubblica, piuttosto che sindacati e partiti politici ( in ultima posizione). L’idea della promozione della formazione politica come istanza che emerge dai dati all’ultimo posto mi preoccupa. Il mio parere  è che la gran parte degli intervistati mostri una mancata attenzione al "pensiero lungo" o meglio alla consapevolezza storica e prospettica del possibile ruolo dei corpi intermedi, mentre si concentri soprattutto su istanze di tutela dell’esistente e di difesa del più debole (volontariato ,aiuto e sostegno ai più poveri ), dimensioni di grande rilievo e condivisibili ma comunque connotati in senso sostanzialmente caritativo; pare insomma che i dati consentano di  registrare un’assenza di disegno progettuale di media lunga durata rispetto al ruolo che i corpi intermedi potrebbero avere .

Il corpo intermedio, che sostanzialmente possiamo definire come un organismo di prossimità, viene interpretato come promotore di misure di tutela e protezione per i più deboli – aspetto fondamentale e di gran risonanza per i tempi attuali piuttosto che strumento di progettazione attraverso la partecipazione.

“Apprendere il futuro”: ricostruire i legami relazionali

L’idea dello sviluppo non solo come crescita economica ma come aspetto sostantivo di sviluppo umano è un motivo che ha una risonanza significativa negli studi economici e relativi alle scienze umane (Sen, Nussbaum ad esempio ). È indubbio che questa sia un’ottica di maggiore complessità (rispetto al solo sviluppo economico) centrata su valori antropologici, quali il benessere individuale e collettivo, la qualità della vita, il livello di coesione sociale dei territori.

Lo sviluppo della persona può essere percepito - se si ragiona in un’ottica antropologica - come processo di interazione sociale, ovvero come socialità, incontro dell’io e del tu, affettività legata alla prossimità (proprio quella dimensione oggi considerata a rischio dalle regole del distanziamento sociale). È ben condivisibile la convinzione che occorra presidiare i valori relazionali come humus fondamentale di una convivenza giusta. Questa istanza diventa anche elemento basilare di un futuro di inclusione e sviluppo. L’eco dell’ultima enciclica di papa Francesco non può’ che ampliare gli orizzonti di questo ragionamento.

Benedetto XVI aveva già enucleato nella Caritas in veritate, il valore dei corpi intermedi affermando che “il principio di sussidiarietà è prima di tutto un aiuto alla persona, attraverso l’autonomia dei corpi intermedi”[6]. Nell’ultima enciclica scritta da Papa Francesco e dedicata alla fratellanza, leggiamo: "Nessuno può affrontare la vita in modo isolato...c’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti"[7]. Da qui l’espressione di grande efficacia in cui Papa Francesco sostiene che da soli si possono solo avere miraggi, mentre i sogni si fanno solo costruendo insieme. Di fronte alle nuove forme di egoismo e di perdita di senso sociale, bisogna ricostruire giustizia e solidarietà giorno dopo giorno: senza equità nascono nuove povertà.  L’emergenza pandemica, mettendo a nudo le vulnerabilità’ individuali pone come antidoto il legame di fratellanza nella comunità.

Il tema del presidio del bene comune in un’ottica di coabitazione connessa all’idea di un’intelligenza collettiva genera sensibilità nuove[8]. La visione della cura dell’ambiente come un’azione complessa affidata alla responsabilità collettiva sta emergendo e rafforzandosi anche grazie all’impatto degli stimoli presenti nella precedente enciclica Laudato Si'. Di grande rilevanza il ruolo ,inoltre, del lavoro poliedrico dell’ASviS e di tutte le iniziative che vi sono correlate[9].

I corpi intermedi 'reali' non sono mai stati così necessari alla buona salute della convivenza sociale, della democrazia e della stessa economia, perché la persona non ha mai avuto così bisogno di essere sostenuta ('sussidiata') nel tener desto il suo bisogno di relazioni e, in definitiva, la sua domanda di senso. La riflessione da fare riguarda indubbiamente la questione centrale dell’investimento in educazione e soprattutto verso la formazione di un pensiero critico e dialogante  nelle giovani generazioni.

Communitas ed Immunitas

La tavola seguente, ripresa dalla presentazione della ricerca Ipsos riporta chiaramente il primato della responsabilità, della legalità e dell’uguaglianza nelle scelte degli intervistati mentre si evince che la libertà occupa il quarto posto. Si potrebbe  argomentare che, rispetto al bisogno di una tutela responsabile del cittadino da parte dei corpi intermedi in assenza o collaborazione con gli organismi dello Stato, il cittadino stesso può anche non affidare un ruolo precipuo al tema della libertà considerandola - si può’ dedurre in via interpretativa - meno rilevante oggi nella situazione emergenziale determinatasi dalla pandemia.

Alcuni studiosi tra i quali la filosofa Donatella De Cesare hanno elaborato il concetto di democrazia "immunitaria" contrapponendola a quella partecipativa. "Immunitas" - sostiene Roberto Esposito, citato dalla filosofa prima ricordata, scorge come opposti il concetto di immunitas e quello di communitas, identificando le due polarità’ come le due tendenze tra cui si dibatte oggi la democrazia[10].Nella communitas c ’e’ il dono della disponibilità all’altro, la partecipazione e l’incontro, nell’idea di immunitas c’è il distanziamento, la paura del contagio.

Il ruolo dei corpi intermedi è quindi quanto mai significativo per fare da contrasto al rischio di una crescente disintermediazione ed alla formalizzazione strisciante di forme di disintegrazione della comunità. La  vicinanza, il confronto e la condivisione fino alla fratellanza sono l’humus in cui si innesta un approccio giusto tra gli individui al di la di forme esasperate di individualismo. L’individualismo radicale é il virus da sconfiggere nel futuro insieme all’idea di un mondo chiuso in se’, come ci avverte l’Enciclica sulla Fratellanza per ritrovare il gusto della via della fraternità.

 

 

[1] L’indagine  é’ stata realizzata da Ipsos per Fondazione Astrid e Fondazione Sussidarieta’: la sintesi dei risultati si può leggere su www astrid-online.it. Sul tema della ricerca, il 15 ottobre si è svolto un dibattito al quale  ha partecipato l'autrice (registrazione disponibile sul canale YouTube del Cnel )

[2] L’impianto dell’indagine si avvale di tre moduli di ricerca: un’indagine qualitativa  svolta nel novembre 2019 su un campione di volontari italiani ( due piattaforme di discussione  e confronto per via telematica ).Una serie di interviste in profondità con opinion leader, figure apicali  impegnate nei Corpi Intermedi, in aprile e maggio 2020, ed infine un’indagine demoscopica  realizzata via telefono su duemila persone ,attraverso la tecnica CATI.

[3] Su questi temi si veda : G. Bottalico - V. Satta (a cura di), Corpi intermedi. Una scommessa democratica, Milano, Ancora, 2015 (con Prefazione di R. Prodi ) Il testo di Vittadini  riportato qui  è parte di un documento inedito correlato al contributo di riflessione dell’Autore al Gruppo di ricerca organizzato presso l’AstriD.Si veda anche G. Vittadini, L’occasione per rileggere la nostra storia, in Belloni-Savorana (a cura di), Una certezza per l’esistenza,Rizzoli

[4] "Io la penso come Aldo Visalberghi, come Martha Nussbaum e tanti altri, cioè come coloro che pongono il problema della formazione democratica, della necessità di fornire a tutti le capacità di orientarsi nelle scelte di una società complessa che richiede a ognuno un livello di competenza impensabile cinquant’anni fa". Tullio De Mauro, da un’intervista  cit in S.Loiero ,E .Lugarini, Editore Cesati, 2020.

[5] Su questo tema si veda il Cap XI del Rapporto sul Mercato del lavoro del Cnel 2019 redatto dall’autrice di questo articolo, dal titolo "Policies per l’implementazione delle competenze, strategie di upskilling e reskilling e prospettive per lo sviluppo della VET nel Paese",  pp..257-277.

[6] Benedetto XVI, Caritas in veritate, 2009, n. 58.

[7] Si veda Francesco  (Jorge Maria Bergoglio), Fratelli tutti, lettera Enciclica sulla fraternita’ e l’amicizia sociale, Edizioni San Paolo ,Roma, 2020.

[8] Riva M.G., Sostenibilità e partecipazione: una sfida educativa, «Pedagogia oggi», Educazione alla sostenibilità, 1, 2018, pp. 93-114.  Si veda anche G. Alessandrini ( a cura di ) Sostenibilita’ e capability approach, Franco Angeli, 2019.

[9] Donati P, Il lavoro che emerge. Prospettive del lavoro come relazione sociale in un’economia dopo moderna, Torino, Bollati Boringhieri, 2001.

[10] Si veda l’articolo “La democrazia immunitaria” di Donatella De Cesare in “La lettura”, Corriere della Sera, 16 Febbraio 2020

 

di Giuditta Alessandrini, Professore ordinario di Pedagogia Sociale e del Lavoro, Università degli Studi di Roma Tre

Lunedì 02 Novembre 2020