Cinque richieste per il futuro: consegnato al premier il Piano Giovani 2021

Un gruppo nutrito di realtà giovanili ha elaborato un documento indirizzato al governo in vista dell’utilizzo dei fondi di Next Generation Eu. L’iniziativa per chiedere un Paese più inclusivo, sostenibile e innovativo. Presentazione pubblica in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile.

di Andrea De Tommasi

21 settembre 2020

Un piano ambizioso per portare la voce delle nuove generazioni al centro del dibattito. Sviluppato su tre grandi assi: società inclusiva, cultura dell’innovazione, sostenibilità ambientale. Costruito con l’approccio metodologico degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) delle Nazioni unite. Il Piano Giovani 2021 è stato inviato venerdì 18 settembre al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al governo in vista della Nota di aggiornamento al Def e poi della Legge di Bilancio. Ma, soprattutto, mentre si discute dell’utilizzo delle risorse messe a disposizione dall’Europa all’interno del Next Generation Eu: “un nome già di per sé eloquente”, si legge nel documento, “che richiede l’adozione di un’agenda politica lungimirante che getti le basi per il futuro delle prossime generazioni, attraverso investimenti ambiziosi e riforme strutturali accantonate da anni ed apra così nuovi scenari per una rinascita del Paese”. Il documento è stato realizzato con il contributo di decine di associazioni e realtà giovanili che fanno parte della Rete Giovani 2021, ricevendo il supporto di Enrico Giovannini, economista e portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, e di Alessandro Rosina, ordinario di Demografia e Statistica sociale alla Cattolica di Milano.

Oltre a proporre azioni e politiche concrete, il documento avanza cinque richieste:

  • la giustizia intergenerazionale diventi un pilastro fondamentale del nostro ordinamento;
  • tutte le politiche in materia di sviluppo sociale ed economico garantiscano l’equità e la responsabilità intergenerazionale;
  • a partire da Next Generation Eu, le nuove generazioni vengano coinvolte in modo strutturale e sistematico nel dibattito e nelle scelte politiche, con un approccio collaborativo e non consultivo;
  • prima ancora dei progetti che entreranno a far parte di Next Generation Eu, venga adottato un piano strategico e di visione;
  • la Legge di Bilancio 2021 e il piano di utilizzo del Next Generation Eu prevedano politiche ambiziose e lungimiranti che possano realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

La prima macro-area “Società inclusiva” indica le scelte politiche considerate necessarie al raggiungimento della parità di genere, al rispetto del principio di equità generazionale, alle pari opportunità per persone con disabilità fisiche e intellettive, alla formazione e inserimento dei giovani nel mercato del lavoro.

Il documento ritiene fondamentale introdurre politiche che favoriscano un maggiore allineamento tra la scuola e il mercato del lavoro. L’obiettivo può essere raggiunto attraverso: la revisione continua dei programmi scolastici; il potenziamento dei corsi di aggiornamento degli insegnanti con particolare riferimento alle materie Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics) e alle competenze digitali; un costante aggiornamento delle Linee Guida relative ai Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (Pcto). I programmi di orientamento dovranno essere finalizzati a colmare i gap di genere esistenti, per esempio, nelle lauree tecnico-scientifiche. La scuola italiana dovrà operare una rivalutazione delle esperienze di studio all’estero, con la stipula di accordi con Paesi e scuole per la definizione di nuovi programmi di scambio, che permettano, ad esempio, a tutti gli studenti di frequentare il penultimo anno di scuola secondaria superiore in un altro Paese.

Il documento rileva che non esiste ancora un quadro normativo che regolamenti l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro tramite tirocinio. Tutelare i lavoratori under-35, “con l’eliminazione di politiche ambigue che permettono forme di lavoro non remunerate e non inclusive”, sarà prioritario per promuovere l’occupazione giovanile. Allo scopo si propone di introdurre l’obbligo di remunerazione nei contratti di stage, tirocinio e praticantato, oltre a meccanismi di bonus/malus per le imprese sulla base della stabilizzazione o meno dei futuri apprendisti. Per rendere più snelle ed efficaci le esperienze formative, si dovrà rendere abilitante un maggior numero di titoli di laurea nonché di rivedere modalità e tempistiche degli Esami di Stato.

Per incentivare il rientro dei giovani laureati italiani (in 182mila emigrano all’estero ogni anno, secondo dati Istat), sarà utile semplificare il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti all’estero. Ciò potrà avvenire attraverso l’introduzione di un’unica procedura di equipollenza/equivalenza o la stipula di accordi con Paesi esteri per il rilascio di documenti che attestino il valore dei titoli di studio conseguiti. Per incentivare il rientro in Italia dei giovani talenti, sarebbe anche opportuno introdurre un meccanismo di punteggi aggiuntivi ad esperienze di studio o lavoro fuori dall’Italia per i candidati che partecipano a concorsi pubblici.

Il documento propone un ampio ventaglio di misure volte a superare gli ostacoli “radicati” che impediscono la riduzione dei divari di genere nel nostro Paese. La proposta principale è la trasformazione del congedo di maternità in “congedo di genitorialità”, ossia venga assegnato lo stesso numero di giorni di congedo per la maternità e la paternità: “quattro mesi per ciascuno, di cui il primo da prendere entrambi obbligatoriamente alla nascita”. Le altre misure riguardano un piano per la creazione di centomila posti in più in asili nido in cinque anni, l’introduzione di premialità sul salario per incentivare il ritorno al lavoro delle donne dopo la maternità, l’incremento di mense scolastiche e doposcuola a tutti i livelli della scuola dell’obbligo. Per promuovere una leadership bilanciata di genere in tutti i contesti, si dovrà introdurre l’obbligo di valutazione di genere sia per le iniziative di policy (legislative, politiche, strategiche, programmatiche), sia per i processi aziendali, sia per le strutture organizzative. Infine, l’istituzione di un fondo per la microimpresa femminile.

La seconda macro-area “Cultura dell’innovazione” esplora le opportunità emergenti legate alla digitalizzazione, all’imprenditorialità giovanile e al rilancio strategico della ricerca. “Specialmente a fronte della grave crisi sociale ed economica causata dalla pandemia Covid-19”, si legge nel documento, “è fondamentale che il rilancio e il futuro dell’Italia siano accompagnati da un nuovo slancio verso l’innovazione”. Per ridurre il divario digitale, sarà fondamentale attuare un piano di potenziamento dell’infrastrutture tecnologica di rete, con una copertura capillare che raggiunga anche comuni e aree più isolate. Contemporaneamente, sarà utile introdurre incentivi economici volti all’acquisto di computer o altri device con accesso a internet.

Per incrociare in modo efficace domande e offerte di lavoro, si suggerisce una ristrutturazione dei Servizi pubblici per l’impiego (Spi), con l’introduzione di una piattaforma digitale nazionale nella quale inserire i dati degli iscritti. Lo Stato, poi, dovrà aumentare il ventaglio dei servizi accessibili attraverso il Sistema pubblico d’identità digitale (Spid), come ulteriore passo verso una maggiore digitalizzazione della Pubblica Amministrazione. La raccolta e l’analisi dei Big Data, diventata ormai fondamentale, dovrà essere sistematizzata con la definizione di uno standard nazionale per la raccolta dei dati presso gli uffici della PA. In questo modo, i dati saranno “accessibili in maniera open source da cittadini e aziende, attraverso la uniformazione delle procedure, dei software e dei database”.

Condizioni favorevoli al percorso di avvio di un’impresa possono fare la differenza. Secondo il documento, le start-up innovative lanciate da giovani under-35 dovranno godere di un regime fiscale semplificato, potendo contare su un contributo unico posticipato al secondo esercizio. In generale, è opportuna una riduzione degli oneri fiscali e contributivi per le imprese costituite da giovani, messe a dura prova dalla pandemia di Covid-19.

Il documento ritiene che l’innovazione aperta, o “Open innovation”, sarà il paradigma del modo di fare innovazione nel futuro. L’università giocherà un ruolo chiave nel diffondere la cultura dell’innovazione aperta, attraverso la sponsorizzazione dei centri di innovazione aperta presenti in Italia e l’aumento di eventi “Call for Ideas” in collaborazione con le aziende. “Pensiamo che lo Stato sia nella posizione ideale per avere un ruolo centrale nel veicolare questo tipo di cultura e di collaborazione tra università e aziende. Auspichiamo un cambio di tendenza che inneschi meccanismi virtuosi anche tra le aziende più piccole, che quindi potrebbe trarre giovamento da questo cambiamento culturale”, si legge nel documento.

La terza macro-area si concentra sulla “Sostenibilità ambientale”, poiché le scelte politiche volte alla transizione verso un sistema economico sostenibile per il Pianeta, in linea con il Green deal della Commissione europea, apriranno nuove opportunità di consumo e produzione. L’economia circolare, una migliore gestione dei rifiuti, dovranno diventare sempre più diffuse, favorendo il superamento dell’attuale modello economico lineare e il raggiungimento degli obiettivi definiti dall’Unione europea. Tutti i comuni italiani dovranno dotarsi di “cassonetti intelligenti”, ossia contenitori di raccolta dei rifiuti dotati di sistemi di tracciamento e monitoraggio. Al momento, rileva il documento, soltanto alcuni comuni italiani, tra cui Roma, Torino, Grosseto e Marino, hanno installato isole ecologiche e “cassonetti intelligenti”.

Le soluzioni digitali già consentirebbero la completa eliminazione dello scontrino cartaceo presso tutti gli esercizi commerciali, con una sensibile riduzione dello spreco di carta. Perciò non dovrà essere ulteriormente prorogato il termine entro il quale i commercianti al dettaglio con volume d’affari non superiore a 400mila euro dovranno munirsi di registratori di cassa telematici. Dovrà essere esteso l’utilizzo di biglietti digitali per i parcheggi emessi attraverso apposite app, soluzione che è già stata adottata da alcuni comuni italiani. Infine, dovranno essere adottate su scala nazionale le proposte relative all’introduzione di biglietti digitali contenute nel Piano triennale per la digitalizzazione e l’innovazione dei musei italiani realizzato dalla Direzione generale dei musei.

Per promuovere un utilizzo più consapevole dell’acqua potabile, nel documento si propone “l’installazione di case di erogazione dell’acqua potabile partendo dalle città medio-grandi, con un numero di abitanti superiore a 60mila abitanti”. Sarà necessario anche un piano di ammodernamento delle infrastrutture idriche del Paese. Nuovi incentivi e misure apposite permetteranno di ridurre progressivamente la plastica utilizzata per imballaggi dagli esercizi commerciali, sostituendola con plastiche bio o alternative ugualmente efficaci.

La transizione verso la neutralità climatica entro il 2050 dovrà essere raggiunta attraverso il ricorso ai fondi del “Just transition fund” stanziati dall’Unione europea. A tal fine, osserva il piano, si dovranno identificare e incentivare buone pratiche e modelli virtuosi delle regioni che hanno utilizzato più correttamente i fondi. D’altra parte, sarà utile una ridefinizione della fiscalità italiana in chiave ambientale, attraverso incentivi e agevolazioni per imprese e consumatori e penalità per le attività inquinanti (carbon tax, possibile aumento della tassa per il conferimento in discarica), nonché investimenti sulle fonti energetiche rinnovabili.

Sul tema della mobilità urbana, meccanismi di premialità legati ai limiti emissivi di PM, CO2 e NOx rappresenteranno un incentivo chiave per le pubbliche amministrazioni. Il fattore mobilità sostenibile dovrà avere un ruolo importante anche all’interno delle politiche di rilancio dell’edilizia, con una componente che vincoli parte degli investimenti, ad esempio, alla realizzazione di impianti di ricarica elettrica o alla riqualificazione delle fermate di trasporto pubblico. Per contrastare le emissioni dei veicoli pesanti, sarà definito un obiettivo vincolante su tutto il territorio nazionale che fissi una quota obbligatoria superiore al 2% di vendita e di circolazione di veicoli pesanti a zero emissioni.

Il Piano Giovani 2021 sarà presentato pubblicamente il 6 ottobre a Torino, in occasione del Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso dall’ASviS, nel corso dell’evento nazionale sul Goal 4 “Istruzione e Educazione allo sviluppo sostenibile, Generazione 2030 – È ora di agire”.

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di Andrea De Tommasi

Lunedì 21 Settembre 2020