Eumetra Mr: nel post-lockdown un recupero dei valori all’origine della vita

Una volta usciti dal confinamento, si rafforzano i sentimenti di appartenenza alla specie umana e al pianeta Terra. 

di Flavio Natale

21 settembre 2020

“Stiamo assistendo a un cambiamento velocissimo e inarrestabile che sta determinando un nuovo assetto del sistema di valori delle persone, destinato a durare. Conoscere la nuova direzione di questa trasformazione è fondamentale”. Queste le parole introduttive del convegno “Appuntamento con il futuro”, organizzato da Eumetra Mr (istituto di ricerca che si occupa di analisi sociali e di mercato) per approfondire le prospettive individuali e collettive che si svilupperanno nei mesi a seguire. L’incontro è stato suddiviso in vari interventi.

Il primo, di Remo Lucchi, presidente di Eumetra Mr, si è focalizzato sul “Senso e la velocità del cambiamento”. “Questi ultimi mesi sono stati caratterizzati da eventi significativi”, afferma Lucchi, “in cui possiamo individuare due costanti fondamentali: la velocità degli accadimenti e l’evoluzione delle relazioni tra gli individui”. Questi due fenomeni hanno radici profonde nel periodo precedente al lockdown. L’intensità e la velocità degli accadimenti sono infatti collegate alla serie cospicua di eventi sociali che avevano già fatto maturare forti tensioni – soprattutto nella parte meno fortunata della popolazione – nel recente passato. All’interno di questo segmento di individui, Lucchi concentra l’attenzione sulle nuove generazioni, entrate nel corpo adulto negli ultimi 15-20 anni e progressivamente coinvolte da due fenomenologie opposte.

La prima, quella positiva, contenente al suo interno tre significativi fattori innescanti: lo studio, la relazionalità fisica (lo sviluppo del ruolo delle donne), la relazionalità virtuale (lo sviluppo del ruolo del web). Secondo questo trend, “si sono formati individui con attese di protagonismo crescente, con l’obiettivo implicito di stare sempre meglio nella vita”.

Allo stesso tempo, però, è nata una seconda tendenza, fortemente negativa ed estesa a tutto l’occidente: la crisi provocata dalla globalizzazione e il crack finanziario del 2008-2009. “Per questi segmenti di popolazione” afferma Lucchi, “il contrasto fra gli obiettivi innescati dalla fenomenologia positiva e la depressione causata da quella negativa è stato violento, e non accettato”.

Questo laceramento, dovuto a uno schiacciamento tra due forze opposte e contraddittorie, è stato approfondito anche da Raffaele Alberto Ventura, nel saggio La Guerra di Tutti, in cui lo studioso italiano residente a Parigi pone l’accento sulla lotta per i cosiddetti beni posizionali, nati con il progresso e la ridistribuzione dei beni materiali, ma, al contrario di questi, “strutturalmente scarsi e non ridistribuibili”. I beni posizionali, in breve, sono tutte quelle utilità che valgono solo se altri non ne fruiscono, che assumono un peso relativo proprio in base al mancato godimento di altri individui. Il valore in questione è alcune volte prettamente materiale: un ristorante esclusivo è tale perché esclude alcune persone dalla fruizione dei posti disponibili al suo interno. Alcune volte, invece, questi beni sono marcatamente sociali: “Via via che i nostri bisogni materiali vengono soddisfatti cresce la competizione per quei bisogni sociali la cui soddisfazione dipende dall’insoddisfazione degli altri”. Dalla realizzazione di questi beni (come il riconoscimento all’interno di una società) deriva l’accesso alle migliori posizioni sociali che però, a loro volta, sono beni assolutamente esclusivi, dotati di un forte valore relativo. In poche parole, la promessa di “essere qualcuno”, scaturita dal protagonismo crescente e dai trend positivi di cui sopra, si è scontrata, oltre che con i terremoti economici, con il rovescio della sua stessa medaglia, ovvero il fatto che non tutti possano “essere qualcuno”, o meglio che per essere qualcuno molti debbano essere nessuno.

Nelle recenti ricerche condotte da Eumetra Mr prima del lockdown (tra novembre 2019 e gennaio 2020) queste tensioni erano massimamente evidenti. Si era quindi già rilevata un’esplosione di attese, che non si erano però indirizzate verso il potere politico, ma verso il sistema economico.

La domanda è: che cosa è accaduto con il lockdown?

Gli accadimenti di questo periodo hanno condotto, per un verso, a un forte allentamento dei valori precedentemente descritti, per due “rivelazioni” all’origine della nostra vita:

  • Il contesto in cui si vive, l’ambiente, è la “nostra casa”;

I valori “autentici” riguardano la vita in sé, spesa in salute e in una relazione positiva con gli altri esseri umani.

Questi sentimenti, assieme all’attenzione maggiore per le fasce più disagiate della popolazione (messe in difficoltà dalla crisi strutturale dovuta alla Pandemia), hanno portato gli individui a richiedere alle aziende un maggiore impegno sulla responsabilità sociale, sia per quanto riguarda lo sviluppo delle competenze dei dipendenti, che nel rispetto dell’ambiente e del territorio. Il ruolo dell’azienda come “promotore sociale” è stato ripreso anche dall’intervento di Anna Tagliabue su “La comunicazione nella ridefinizione della nuova normalità”, in cui la ricercatrice di Eumetra Mr ha evidenziato la forte responsabilità che possono assumere le aziende nel prossimo futuro, facendosi portatrici di un messaggio “sociale”, richiesto dall’acquirente stesso. Il compito delle imprese diventa dunque quello di produrre “un nuovo atto comunicativo che si assuma la responsabilità di operare un processo elaborativo, con il compito di trovare un senso a ciò che è accaduto e che accadrà”.

Altro intervento del convegno è stato quello di Luca Secci, ricercatore Eumetra Mr, che ha studiato le “tracce” che la Pandemia ha lasciato sui comportamenti degli individui. “Se dovessimo trovare il tratto dominante del periodo che abbiamo vissuto e che stiamo tuttora vivendo, potremmo facilmente individuarlo nell’indeterminatezza, nella mancanza di coordinate certe”. Si può parlare, prosegue sempre Lucci, di “indeterminatezza sull’origine del virus, indeterminatezza sui contagi, sui decessi, sulle regole da seguire in caso di un nuovo picco”. Nel breve periodo questa continua indeterminatezza ha provocato un senso di profonda angoscia.

Ma quali conseguenze comporta nel medio-lungo periodo?

Una forte centratura sui valori di base della vita, legati all’uomo in sé, a discapito di quelli relativi alla sovrastruttura dei bisogni e dei comportamenti sociali” afferma il ricercatore. Secondo gli studi condotti da Eumetra Mr, la soddisfazione per la propria vita presente e passata è infatti incrementata (durante il lockdown); inoltre, le persone hanno sviluppato un giudizio meno severo sulla propria esistenza, seguendo un rush emotivo figlio dell’alto stress recentemente esperito.

Un’altra “traccia” accertata è la consapevolezza che molti individui hanno provato di appartenere alla specie umana: “nel bene e nel male siamo tutti concatenati”. La grande forza dell’amplificazione del fenomeno è infatti nata dalla condivisione a livello globale di uno stesso rischio. Questa consapevolezza ha implicato, sempre secondo Secci, quella di appartenere al sistema Terra: la correlazione ha fatto germinare infatti nelle menti degli individui l’assunto per cui “il futuro dell’uomo è legato alla salvaguardia dell’ambiente”.

 

di Flavio Natale

Lunedì 21 Settembre 2020