L’era dei single e dei partner virtuali
Mentre i matrimoni calano e le app di dating perdono utenti, milioni di persone sperimentano nuovi modi per cercare amore e amicizia, tra corsi di seduzione e compagni virtuali.
Negli ultimi anni il modo in cui costruiamo relazioni è cambiato profondamente. Il matrimonio non è più l’unico obiettivo a cui una coppia aspira, cresce il numero di persone single, si diffondono legami più fluidi, aumenta il senso di solitudine e, in alcuni casi, la compagnia si cerca nei chatbot di intelligenza artificiale.
Meglio soli
“Avere un fidanzato è diventato imbarazzante?”. È la provocazione lanciata dalla giornalista Chanté Joseph in un articolo pubblicato su Vogue, notando come molte influencer, ma anche ragazze e donne comuni, condividano sempre meno foto con i propri partner. Secondo Joseph, mostrare la propria relazione sui social è considerata una cosa tradizionale, quasi antiquata. Al contrario essere single è motivo di orgoglio perché considerato una forma di libertà e indipendenza.
Al di là della provocazione, i dati indicano che in molti Paesi il numero di persone single è in aumento. L’Economist ha addirittura parlato di una “grave recessione nelle relazioni”. Negli Stati Uniti, ad esempio, il numero di giovani tra i 25 e i 34 anni che non ha un partner o non è sposato è raddoppiato negli ultimi cinquant’anni. Anche in Italia si osserva una tendenza simile: la quota di persone single è quasi raddoppiata negli ultimi vent’anni e i 6,3 milioni di persone single non vedove rappresentano ormai una famiglia su quattro.
Le ragioni sono diverse. Da un lato l’aumento dell’occupazione femminile consente a molte donne di vivere da sole senza dipendere economicamente da un partner; dall’altro il crescente divario politico tra uomini e donne, con i primi mediamente orientati su idee più conservatrici e le seconde vicine a posizioni più progressiste, rendono difficile trovare partner con valori simili.
Anche la tecnologia e la diffusione di smartphone e social media gioca un ruolo. Come nota il Financial Times, “le differenze geografiche nell'aumento della condizione di single rispecchiano ampiamente l'utilizzo di internet, in particolare tra le donne, il cui modo di valutare i potenziali partner sta cambiando”. Nei Paesi più connessi, in Europa, America Latina e Asia orientale, il numero di coppie si sta riducendo più rapidamente rispetto ad altre aree del mondo, mentre nel Sud dell’Asia, dove l’accesso a internet tra le donne è ancora limitato, il fenomeno è meno evidente.
In cerca dell’anima gemella
Non tutti, però, sono single per scelta. Secondo uno studio condotto in 14 Paesi citato dall’Economist, solo il 40 per cento di chi è solo dichiara di non essere interessato a una relazione. Questo suggerisce, almeno in parte, una sorta di fallimento nel modo in cui le persone si incontrano. I social media e le app di dating hanno ampliato il numero di potenziali partner, ma hanno aumentato anche la selettività, trasformando la ricerca di una relazione in un processo spesso frustrante. Il Pew reaserch center ha rilevato che il 46% degli utenti di app di dating ha avuto esperienze negative. Dopo una fase di crescita ed entusiasmo, queste applicazioni stanno ora registrando un progressivo calo di utenti.
La frustrazione di non trovare un partner non è rimasta limitata alla sfera privata, ma ha alimentato una polarizzazione tra i sessi e la diffusione di quello che alcune persone chiamano l’eteropessimismo, cioè l’atteggiamento di disincanto e disaffezione nei confronti delle relazioni con persone dell'altro sesso. “Da un lato ci sono gli ‘incel’, uomini che si definiscono involontariamente celibi, convinti di essere i perdenti in un mercato sessuale in cui sarebbero le donne ad avere il potere” scrive la rivista Jacobin, “Dall’altro lato ci sono le donne che hanno perso del tutto la fiducia nelle relazioni eterosessuali, e si rifanno alle femministe radicali secondo cui l’intimità con gli uomini è inevitabilmente regolata dal dominio e dall’oggettificazione della persona”.
Nel frattempo stanno emergendo nuove modalità per incontrare potenziali partner. Le generazioni più giovani trovano sempre più spesso una relazione all’interno di comunità online legate a un hobby specifico: è il caso del videogioco World of Warcraft, dell’app dedicata alla corsa Strava e della piattaforma per amanti del cinema Letterboxd. In altri casi sono gli amici a svolgere il ruolo di Cupido. Negli Stati Uniti e in Francia, ad esempio, si stanno diffondendo le serate di pitch dating: in pochi minuti una persona presenta la sua amica o il suo amico con slide in PowerPoint per far conoscere i suoi interessi (e anche i suoi difetti) al pubblico presente.
C’è poi chi si rivolge ai cosiddetti pick up artist o coach di seduzione, uomini che offrono ad altri uomini consigli per aumentare la propria autostima e migliorare la comunicazione e l’approccio nelle relazioni con le donne. Alcuni organizzano sessioni in presenza o dating bootcamp (letteralmente “campi di addestramento per le relazioni”), insegnando come approcciare donne sconosciute, gestire le conversazioni o affrontare il rifiuto. In Italia c’è ad esempio la PlayLoverAcademy, “accademia di seduzione” che offre corsi online per “annientare per sempre…quella dannata timidezza che ti blocca tremendamente…” si legge sul sito dell’azienda, che ci tiene a sottolineare come questi percorsi siano rivolti a tutti, “anche se parti da sottozero, non sei bello o non sei ricco”.
Cambia il modo in cui i giovani si incontrano online
I single cercano l’anima gemella su app che offrono esperienze più profonde e condivise. E tornano di moda gli eventi organizzati offline.
Oltre il matrimonio: nuove idee di famiglia
Anche quando le persone riescono a costruire una relazione, il matrimonio non è più il traguardo a cui aspirare. Negli Stati Uniti, ad esempio, nel 2022 sono stati celebrati 6,2 matrimoni ogni mille abitanti, in continua diminuzione rispetto ai 10,6 nel 1980.
Anche in Italia i matrimoni sono in calo: secondo i dati Istat, nel 2024 ne sono stati celebrati oltre 173mila, il 5,9% in meno rispetto al 2023. Aumenta, inoltre, l’età media alle prime nozze: nel 2024 era di 34,8 anni per gli uomini e 32,8 anni per le donne, rispetto a 32,6 e 30,1 anni nel 2011. Anche la forma delle celebrazioni sta cambiando: sei matrimoni su dieci sono stati celebrati con rito civile. Allo stesso tempo stanno diventando sempre più comuni le convivenze more uxorio, dette libere unioni: relazioni stabili tra due persone che scelgono di vivere insieme senza sposarsi. Negli ultimi vent’anni sono quasi quadruplicate, passando da 400mila a oltre un milione e 700mila.
Cambiano anche le scelte legate alla genitorialità. Il calo delle nascite è il risultato di diversi fattori, dall’emancipazione femminile alla riduzione della mortalità infantile, fino all’aumento dei costi legati alla crescita dei figli. Negli ultimi 70 anni i tassi di fecondità sono diminuiti complessivamente del 50%. Nel 1952 una famiglia media nel mondo aveva cinque figli, ora ne ha meno di tre. In Europa e negli Stati Uniti si sta affermando anche la crescita della Generazione “No kids”, ossia quella quota di Millennials e Generazione Z che scelgono consapevolmente di non avere figli e rivendicano la propria scelta. In Italia, secondo un’indagine dell’Istituto Toniolo, il 50% delle giovani donne tra i 18 e i 34 anni non è interessata o è solo debolmente interessata alla maternità.
Emergono così nuovi modelli di genitorialità, come i rapporti di “co-genitorialità platonica” in cui due persone diventano genitori senza essere sposate o legate da una relazione romantica. Alcune volte la ricerca di un co-genitore avviene tra amici e conoscenti, altre volte online attraverso piattaforme come Modaily, CoParents.com e LetsBeParents. Queste soluzioni portano a concepimenti tramite inseminazione artificiale o fecondazione in vitro e a modelli famigliari flessibili in cui i genitori vivono nella stessa casa o separati, condividendo la responsabilità e l’affidamento del bambino. Le prime ricerche stanno delineando il profilo di chi sceglie questo modello: professioniste e professionisti che desiderano diventare genitori senza un partner romantico, persone della comunità Lgbtqia+ in cerca di un maggiore riconoscimento legale e donne single tra i 35 e i 40 anni che non vogliono affrontare la maternità completamente sole.
Compagni digitali per un’epidemia di solitudine
Accanto a queste trasformazioni nelle relazioni, si sta diffondendo anche un crescente senso di solitudine. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo cento persone muoiono ogni ora a causa della solitudine. La solitudine colpisce persone di tutte le età, ma in particolare giovani e persone che vivono nei Paesi a basso e medio reddito. Nella fascia d’età dai 13 ai 29 anni, una percentuale tra il 17 e il 21% ha dichiarato di sentirsi solo, con tassi più elevati tra gli adolescenti.
Per alleviare questo senso di solitudine milioni di persone si rivolgono alle AI companion, applicazioni progettate per fare conservazione e offrire supporto emotivo. Secondo un rapporto della società di consulenza Grand View Research, il mercato degli accompagnatori virtuali basati sull'intelligenza artificiale raggiungerà i 140 miliardi di dollari entro il 2030.
La solitudine diventa business: AI e app trainano un mercato da 500 miliardi
Secondo l’Oms cento persone muoiono ogni ora nel mondo a causa della solitudine. Ne soffre un individuo su sei, con effetti su salute, società ed economia. Una crisi globale che sta diventando anche un’attività redditizia.
Una delle piattaforme più note è Replika che offre “un compagno di intelligenza artificiale sempre pronto ad ascoltare e parlare, sempre dalla tua parte” si legge sul sito dell’azienda. Replika permette infatti di creare avatar personalizzati con la promessa di trovare un “amico empatico” con cui chiacchierare quando ne hai bisogno e, perché no, “la tua anima gemella AI”. L’avatar ricorda gli interessi dell’utente, non dimentica le cose importanti, ed è sempre disponibile per una videochiamata. Non stupisce quindi che, secondo uno studio del 2024, il 40% degli utenti di questa applicazione ha intrecciato una relazione sentimentale con il proprio chatbot.
Il settore delle AI companion è in continua espansione. C’è Character.AI che offre la possibilità di parlare con personaggi storici o inventanti, da Leonardo da Vinci a Super Mario. C’è Tolan con i suoi personaggi colorati e animati pubblicizzati come il “miglior amico alieno” che ascoltano, fanno domande e condividono le loro preoccupazioni. E c’è chi si è spinto oltre. Friend è un ciondolo dotato di intelligenza artificiale da portare sempre con sé: il dispositivo registra le conversazioni e l’audio e se l’utente tocca il ciondolo può ricevere un messaggio sul telefono generato dall’AI. Un amico sempre presente, al costo di 129 dollari. La campagna pubblicitaria con cui è stato presentato lo scorso autunno ha però suscitato molte critiche, soprattutto per i rischi legati alla privacy, e cartelloni pubblicitari sono stati distrutti o deturpati (c’è anche un museo online dedicato e un sito web che permette di vandalizzare virtualmente le pubblicità di Friend).
Anche la pornografia si sta adattando. Sono sempre di più i siti web che offrono agli utenti la possibilità di instaurare relazioni con fidanzate generate dall’AI che si spogliano in cambio di token acquistati con bonifico bancario. “Gli sviluppatori delle nuove attività sostengono che rappresentino un miglioramento rispetto alle attività basate sulle webcam, in cui donne reali si spogliano davanti alle telecamere e parlano con gli uomini, perché eliminano il potenziale di sfruttamento tipico di alcuni settori” scrive il Guardian. Ma il rischio è che questi avatar rafforzino gli stereotipi di genere. Questi servizi offrono companion soprattutto di sesso femminile, dall’aspetto sensuale e dall’atteggiamento servizievole. Alcuni siti, infatti, permettono di personalizzare il carattere del chatbot scegliendo tra “sottomessa: obbediente, arrendevole, felice di seguire", "innocente: ottimista, ingenua, vede il mondo con meraviglia" e "caregiver: premurosa, protettiva e sempre pronta a offrire conforto".
In un mondo in cui le relazioni tradizionali stanno cambiando, le tecnologie digitali stanno iniziando a occupare uno spazio sempre più grande nella vita emotiva delle persone. Resta da capire se queste nuove forme di compagnia riusciranno davvero a ridurre la solitudine.