Entro il 2060 la spesa sanitaria italiana destinata agli ultraottantenni raddoppierà
Un’analisi dell’Osservatorio sui conti pubblici mostra come l’invecchiamento della popolazione richiederà sistemi di salute più resilienti, anche per far fronte agli effetti dei cambiamenti climatici sugli anziani.
La popolazione italiana sta invecchiando sempre di più, sia in termini di speranza di vita che di percentuale di over80 nella società. Per far fronte a questo cambiamento della piramide demografica, il nostro sistema sanitario dovrà, da qui al 2070, aumentare la sua spesa complessiva e destinare circa un terzo di questa agli ultraottantenni. È il messaggio che esce dal paper “Cent’anni di spesa sanitaria pubblica: serie storica e previsioni aggiornate 1960-2070”, pubblicato recentemente dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica e firmato da Carlo Cignarella. Il documento fa un’analisi di cent’anni di spesa pubblica per la sanità, in base all’aggiornamento diffuso a dicembre 2024 dalla Ragioneria generale dello Stato (Rgs) sul rapporto tra spesa sanitaria e Pil fino al 2070.
L’evoluzione
Negli ultimi quindici il rapporto spesa/Pil è calato, riflettendo le misure di contenimento della spesa pubblica. La pandemia del 2020 ha rappresentato un'eccezione temporanea, con un aumento significativo delle risorse destinate all'assistenza sanitaria, seguito da un ritorno ai livelli pre-pandemia nel 2024. Le previsioni della Rgs più recenti includono gli stanziamenti per la sanità previsti nella legge di bilancio per il 2024, ma non quelli della legge di bilancio per il 2025. Considerando anche questi, la spesa sanitaria dovrebbe aumentare leggermente fino al 6,4% del Pil nel 2026-2027. Dal 2030 al 2060 la spesa sanitaria in Italia in base al pil crescerà, secondo il documento, di un punto percentuale, passando dal 6,3% al 7,2%, per poi stabilizzarsi fino al 2070. Il fenomeno sarà prevalentemente trainato dall’aumento del tasso della popolazione ultraottantenne nella società. La quota di anziani over 80 passerà dall’attuale 8% al 10% nel 2040 e al 14% nel 2070. Nello stesso periodo, la speranza di vita crescerà di cinque anni, passando da 83,5 a 87,5 anni, mentre il tasso di fecondità passerà da 1,22 a 1,44.
Di conseguenza, la spesa sanitaria sarà destinata in misura crescente alla fascia più anziana della società: la quota di spesa che il nostro Paese allocherà alle cure delle persone ultraottantenni raddoppierà nei prossimi 45 anni, passando da 1,3% a 2,5% del Pil, circa un terzo del totale della spesa sanitaria prevista nel 2070 (cfr. 7,2%).
Di contro, la quota di spesa sanitaria destinata alla popolazione 0-64 diminuirà, mentre la quota per la fascia 65-79 rimarrà stabile. Il 90% della spesa sanitaria sarà destinato alla cura delle patologie acute, mentre le terapie a lungo termine (long term care - Ltc), pur mantenendo un’incidenza bassa, aumenteranno più velocemente delle prime.
È un dato rilevante perché, a differenza delle acute care che includono tutte le patologie curabili in breve tempo, anche non gravi, le Ltc raggruppano le terapie che comprendono assistenza continuativa a persone non autosufficienti, come lo sono spesso le persone anziane. Da notare infatti che l’indice di dipendenza degli anziani passerà dal 42% al 67%.
Sistemi sanitari resilienti
Secondo l’Osservatorio, la spesa nelle previsioni della Ragioneria generale dello Stato potrebbe essere sottostimata, “riflettendo essenzialmente fattori demografici”. Inoltre, è possibile che i cambiamenti climatici abbiano delle conseguenze sulla spesa sanitaria, “per quanto incerte e difficilmente quantificabili”. Del resto “le persone anziane”, ribadisce il documento, “sono più vulnerabili sia agli effetti diretti (morti/infortuni a seguito di eventi estremi) che indiretti (patologie legate a ondate di calore, siccità, salute mentale, ecc.) del fenomeno”.
A partire dell’Ageing report della Commissione europea, il documento sottolinea la necessità di costruire sistemi sanitari sempre più resilienti, che grazie a nuovi investimenti su personale, innovazione e digitalizzazione riescano ad adattarsi agli impatti delle crisi future.
Copertina: Nick Karvounis/unsplash