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Libertà obbligatoria per la scienza

Plan S mira a rendere le opere scientifiche e accademiche in forma aperta, non appena vengono pubblicate.

di Luca De Biase

Le agenzie che finanziano la ricerca e si riconoscono nel “Plan S” hanno deciso: i ricercatori finanziati con i loro soldi devono pubblicare i loro articoli in una forma aperta, anche quando sono pubblicati da editori che lo proibiscono. Il problema dell’accesso aperto ai risultati della scienza è sempre più importante e sentito. Le riviste che - con il loro modello di business - limitano l’accesso alla scienza e che si fanno pagare enormi quantità di denaro dalle biblioteche e dai centri di ricerca spesso pubblici, per consentire l’accesso ai risultati di ricerche finanziate spesso dal settore pubblico da ricercatori che sono finanziati spesso con soldi pubblici, hanno attirato ultimamente su di sé forti e sentite critiche. Tra i sostenitori del Plan S ci sono la Bill e Melinda Gates Foundation, la World Health Organization, la Wellcome di Londra e altre 17 agenzie europee, Commissione Europea compresa. In base allo schema approvato da Plan S, i ricercatori finanziati dalle agenzie citate devono pubblicare in open access delle versioni aggiornate dei loro articoli anche se sono pubblicati da riviste che non lo consentono. Il movimento per un libero accesso ai risultati della riceca scintifica, specialmente se finanziata con soldi pubblici, sta prendendo piede. E mentre la comunità scientifica attraversa una profonda crisi di metodo, sollecitata da tensioni comunicative diverse e da vincoli finanziari ingenti, percorsa da personalismi e urgenze contingenti come la pandemia, lo stesso business fondamentale della pubblicazione scientifica sta cambiando radicalmente. La scienza si trova di fronte a una crisi di coscienza. E il modo in cui la supererà è destinato a guidare il futuro del suo ruolo nella società.

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Open-access Plan S to allow publishing in any journal - Nature

 

di Luca De Biase, giornalista

mercoledì 22 luglio 2020