G di Governance. I processi decisionali della sostenibilità e le relazioni

29 gennaio 2021

C’è un tema chiave quando si parla di sostenibilità, ed è quello che riguarda il processo decisionale: chi decide la sostenibilità? Un passo prima di comunicarla, la Sostenibilità bisogna farla ed è lì che entra in campo la famosa G che sta tra la E di Enviromental e la S di Sociale.

Il tema della Governance della sostenibilità, attiene sia al settore pubblico che a quello privato, a dirla tutta è sempre più strategico se è vero, come dice Mauro Magatti in un approfondimento pubblicato lo scorso 24 gennaio sul Corriere, che la sostenibilità è il nuovo baricentro delle nostre società.

Lo sviluppo sostenibile è la somma di quattro leve che possiamo identificare in sviluppo economico, inclusione sociale, sostenibilità economica e buona governance. Ed è proprio questa ultima leva che ha un ruolo fondamentale per il successo o il fallimento degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030.

Governance vuol dire regole di comportamento, scelte strategiche, processi decisionali, un ruolo che devono giocare sicuramente politica e governi, ma di cui soprattutto le organizzazioni e le aziende sono attori chiave.

Cosa c’è alla base di una buona governance? Alcuni principi condivisibili sia per il pubblico che per il privato sono la responsabilizzazione: adottare obiettivi, assumerne la responsabilità, mettere a punto le misure necessarie per raggiungerli, comunicare i progressi fatti; trasparenza: informare correttamente le comunità e gli stakeholders; partecipazione: coinvolgere cittadini e stakeholders nei processi decisionali.

Ma una buona governace è quella in grado di determinare il passaggio dall’intento all’impatto, e grazie alla quale il ruolo degli stakeholders assume la dimensione di communityholders, perché è la dimensione della comunità e dei territori che assume una valenza importanza ai fini dell’impatto delle decisioni in fatto di sostenibilità adottate dalle aziende.

E quanto conta il ruolo delle relazioni in questo contesto?

Evidentemente moltissimo. Una buona governance fa leva sul capitale relazionale come strumento necessario per la costruzione del capitale sociale, è il concetto della cinghia di trasmissione tra aziende / organizzazioni e territori il cui corretto funzionamento è affidato a figure come quelle del “tessitore sociale” in grado di creare connessioni tra le esigenze delle comunità, le fratture sociali e le decisioni in tema di sviluppo sostenibile adottate come buone prassi.

Sempre per citare Magatti, questo conferma che “la sostenibilità implica riconoscere che tutto è in relazione con tutto, perché non c’è prosperità economica senza inclusione sociale; che la crescita deve fare i conti con l’ecosistema; che l’interesse individuale sta sempre in rapporto con il bene comune; che la vita sociale non è mai riducibile ai coevi ma è sempre un’alleanza intergenerazionale; che la diversità è una ricchezza se sa rispettare il bisogno di senso e di appartenenza“. 

di Daniela Bianchi, Consigliere nazionale Ferpi

Venerdì 29 Gennaio 2021