Come educarci alla resilienza

La rielaborazione dell’intervento della presidente di Fondazione Prioritalia Marcella Mallen all'evento organizzato il 7 aprile da ASviS e Cortile dei Gentili. L'autrice ha partecipato come coordinatrice del gruppo di lavoro 16 dell'Alleanza. [Guarda il video]

di Marcella Mallen

La pandemia ha aumentato la consapevolezza - esplicitata tra l’altro dall’Agenda 2030 – che gli attuali modelli di sviluppo basati sull’esasperazione della competizione e dell’individualismo non siano sostenibili, non solo sul piano ambientale ma anche su quello economico e sociale. Né su quello etico. Ripensare ai modelli di sviluppo sembra oggi essere a tutti i livelli una priorità, strategica: ma come e cosa fare, da dove partire? Prendendo in prestito un concetto di Erich Fromm possiamo dire che per ristrutturare il pensiero, ovvero per costruire una nuova conoscenza e una nuova etica, bisogna iniziare dalla demolizione delle illusioni.

La demolizione dell’illusione dell’onnipotenza umana è, a mio avviso, uno dei principali insegnamenti da trarre dall’esperienza del Covid. Negli ultimi mesi abbiamo compreso di essere molto più vulnerabili di quanto pensassimo. Al tempo stesso abbiamo scoperto di poter essere resilienti, capaci di reagire in maniera positiva e generativa ai traumi, adattando la nostra vita quotidiana alle difficoltà e alle privazioni.

Siamo tornati a sentirci parte di una speciale “comunità di destino” che ci lega gli uni agli altri. Abbiamo rivalutato la necessità di poterci fidare delle istituzioni, della ricerca, della scienza. Dopo un periodo in cui la ricerca del consenso ha aperto una breccia tra le competenze e l’esercizio del potere, si torna finalmente a dare peso al valore della conoscenza e all’etica di chi esercita responsabilità decisionali.

Siamo sempre più consapevoli che il modello di sviluppo che davamo per scontato sia foriero di ingiustizie sociali ed incapace di valutare il costo delle esternalità negative di cui si alimenta. La pandemia ha accelerato processi di crisi che già erano in atto, come l’aumento della quota di chi vive nella povertà, le tensioni internazionali per il controllo delle risorse, le diseguaglianze, il deterioramento degli ecosistemi. Quello che accade ci suggerisce, a dispetto della retorica, che non sia affatto auspicabile tornare alla “normalità” pre-pandemica ma che sia invece urgente accelerare il passo lungo il percorso dei 17 Obiettivi del millennio, in una logica di resilienza trasformativa.

Un’accelerazione che si deve necessariamente compiere nel quadro della giustizia, dell’uguaglianza e dei diritti: il diritto alla salute, il diritto al lavoro, il diritto all’educazione. Sappiamo per esempio che, in Italia, con la pandemia sono aumentate le persone che non riescono a curarsi adeguatamente, che la disoccupazione è in crescita, che l’accessibilità dell’istruzione è in pericolo, che le violenze sulle donne sono in aumento, che le disuguaglianze tra territori e generazioni si stanno acuendo. 

L’indebolimento generale dei diritti mette in crisi la democrazia e la libertà di informazione: il recente rapporto Democracy Index 2020 mostra che in due terzi dei paesi del mondo il rispetto dei principi democratici si è indebolito nell’ultimo anno. E non solo nei paesi autoritari ma anche a casa nostra, in Italia, in Europa, dove si moltiplicano gli scontri sociali e le violenze – dall’Irlanda a Madrid, da Roma alla Germania – che erodono la fiducia pubblica, la credibilità delle istituzioni, la convivenza e le libertà civili.

Come sottolineato anche nell’ultimo rapporto ASviS, gli effetti della pandemia sul godimento dei diritti umani compromettono la possibilità di raggiungere l’Obiettivo del Goal 16, incentrato sulla costruzione di società giuste, inclusive e pacifiche. Alla luce della pandemia, con il gruppo di lavoro sul Goal 16 ci siamo focalizzati su alcune di queste priorità, in particolare sui temi dell’accessibilità della conoscenza e sull’esercizio della cittadinanza digitale.  

Un focus dettato dalla situazione emergenziale che ha svelato l’enorme portata dei processi e degli strumenti digitali. In breve tempo la dimensione digitale è diventata infatti l’ambito principale dove si realizzano i diritti e i doveri di cittadinanza. Nel bene e nel male: nella dimensione online accediamo infatti ai servizi fondamentali - salute, istruzione, lavoro, accesso ai servizi, costruzione della socialità e dell’identità, etc.– e allo stesso tempo ci scontriamo i problemi della disinformazione e dell’iperconnessione, le fake news, gli hackeraggi, il cyberbullismo, il cyberterrorismo.

Le tecnologie digitali sono gli strumenti principali con cui possiamo raggiungere gli Obiettivi del millennio, facendo evolvere il pensiero alla base del nostro modello economico e agendo le buone pratiche della resilienza trasformativa. Per questo è necessario avviare una riflessione etica sulla governance della tecnologia digitale, come sottolinea anche il documento Pandemia e Resilienza.

Alla luce di queste riflessioni, e vista la complessità e le minacce dello scenario in cui si troviamo, mi domando se sia possibile alimentare la speranza in un cambiamento positivo? Per rispondere credo si debbano osservare le due opposte modalità dell’esistenza delineate da Erich Fromm, incentrate rispettivamente sull’avere e sull’essere.

La trasformazione culturale che dobbiamo compiere implica il passaggio dall’avere all’essere, riconducendo il valore del ben avere - tuttora dominante – alla dimensione del ben essere finalizzato al ben vivere, costruendo un modello di economia sana, generativa, capace di prendersi cura della casa comune, nel rispetto dell’ambiente e dei diritti umani fondamentali. Di ripensare il rapporto tra beni di mercato e beni comuni, tra pubblico e privato, tra individuo e comunità.

La sostenibilità è un principio traversale ed essenziale per guidarci in questa trasformazione che auspichiamo ci porti a imparare nuovi modi di lavorare, produrre, consumare, stare insieme. Parole incoraggianti, in questo senso, sono contenute nelle dichiarazioni programmatiche del presidente del consiglio Mario Draghi, che riprendono molti temi dell’Agenda 2030 e ribadiscono l’impegno a rilanciare il multilateralismo e la cooperazione internazionale.

Un’importante bussola valoriale in questa direzione arriva poi dall’Enciclica Fratelli tutti, con cui Papa Francesco evoca le ombre di un mondo chiuso, segnato dalla alterazione del senso della pace e della giustizia, e indica nell’apertura e nel dialogo i presupposti per ritrovare le ragioni della fratellanza e del benessere dell’umanità.

Abbiamo una direzione da seguire e abbiamo gli strumenti per metterci in cammino verso il cambiamento. Dal momento che qualsiasi cambiamento parte dall’educazione, credo sia prioritario investire nell’educazione, per creare una coscienza collettiva incentrata sul pensiero sistemico, sulla consapevolezza di far parte di un sistema interdipendente, complesso, in divenire.

Un’educazione continua, un allenamento al benessere in cui si sposta l’accento dall’io verso il noi, dall’individuo alla comunità, per riconciliarci con la natura e con il tempo.

di Marcella Mallen, presidente Fondazione Prioritalia

Qui il video dell’intervento di Marcella Mallen

Lunedì 12 Aprile 2021