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Space economy: un mercato da 600 miliardi di dollari per l’OCSE, ma 200 miliardi sono a rischio “detriti”

La space economy entra nelle infrastrutture critiche e nella geopolitica. Nel 2025 budget civili Ocse a 46,4 miliardi di dollari e investimenti privati fino a 13 miliardi. Italia tra i Paesi leader in Europa. Il problema crescente dei detriti spaziali e il suo impatto economico.

di Flavio Fabbri

giovedì 10 settembre 2026
Tempo di lettura: min

La space economy non è più una nicchia industriale riservata ad agenzie spaziali e grandi contractor. Nel 2025 i ricavi globali legati allo Spazio sono stimati tra 550 e 600 miliardi di dollari, una dimensione ormai vicina a quella dell’industria mondiale dei semiconduttori, valutata circa 620 miliardi di dollari nel 2024. Ma il vero peso economico dello Spazio è ancora più grande, perché satelliti, navigazione, osservazione della Terra e telecomunicazioni sono ormai integrati nelle infrastrutture essenziali.

È la fotografia tracciata dall’Ocse nel rapporto “The Space Economy at a Glance 2026, che mostra un settore sempre più commerciale ma anche sempre più strategico per governi, sicurezza nazionale e autonomia tecnologica.

Dallo Spazio dipende fino a un quinto del Pil

I sistemi spaziali supportano oltre la metà delle infrastrutture e dei servizi più critici dei Paesi OCSE, dai trasporti alle reti energetiche, dalle comunicazioni alla produzione alimentare. In alcune economie avanzate il loro peso indiretto è enorme: nel Regno Unito, ad esempio, i servizi satellitari sostengono circa il 18% del Pil.

Oltre il 90% delle osservazioni utilizzate dai sistemi di previsione meteorologica proviene inoltre dai satelliti. E circa il 70% dei dati delle missioni attive di osservazione della Terra è oggi disponibile liberamente, alimentando applicazioni nell’agricoltura, nella finanza, nei trasporti, nella gestione delle infrastrutture e delle emergenze.

La connettività satellitare rappresentava appena lo 0,7% degli abbonamenti alla banda larga fissa OCSE nel 2023, ma le costellazioni in orbita terrestre bassa, LEO, stanno accelerando la crescita grazie a minore latenza, maggiore velocità e copertura.

Quasi 15mila satelliti, ma un solo operatore ne controlla circa il 60%

Alla fine del 2025 erano operativi in orbita oltre 14mila satelliti, diventati quasi 15mila a metà 2026, dopo il raddoppio registrato tra 2020 e 2022. I filing presso l’International Telecommunication Union e i progetti di nuove costellazioni indicano addirittura oltre 2 milioni di possibili satelliti futuri, anche se soltanto una frazione verrà effettivamente lanciata.

È soprattutto il settore privato a guidare questa espansione. Nel 2025 gli operatori commerciali rappresentavano l’88% dei satelliti lanciati, contro appena il 23% nel 2010, mentre le telecomunicazioni pesavano per l’82%. La concentrazione resta però elevatissima: un singolo operatore controlla circa il 60% di tutti i satelliti attivi (SpaceX).

Anche l’accesso autonomo all’orbita rimane nelle mani di pochi. Entro metà 2026 soltanto 12 Paesi, oltre all’Europa attraverso l’European Space Agency (ESA), disponevano di capacità di lancio orbitale indipendente. Nel 2025 gli Stati Uniti hanno effettuato 181 tentativi di lancio, contro 92 della Cina e 8 dell’Europa. Washington ha rappresentato il 55% dei lanci orbitali e l’87% degli oggetti lanciati, Pechino rispettivamente il 28% e l’8,4%.

Eppure la base geografica della space economy continua ad allargarsi: entro il 2025 109 Paesi avevano portato almeno un satellite in orbita e nel mondo vengono monitorate circa 220 iniziative per piccoli e micro-lanciatori.

Governi e privati spingono gli investimenti

Lo Stato resta il principale market maker. I budget civili spaziali dei Paesi OCSE sono cresciuti del 15%, passando da 40,5 miliardi di dollari nel 2022 a 46,4 miliardi nel 2025. Nel 2026 l’Ocse censisce inoltre 212 iniziative di politica spaziale e 289 strumenti in 45 Paesi, ESA e Unione europea. Il numero dei Paesi dotati di normative spaziali è aumentato del 50% in dieci anni, avvicinandosi a 60 nel 2025.

Parallelamente cresce il capitale privato: nel 2025 gli investimenti sono stimati tra 11 e 13 miliardi di dollari, massimo dal 2021. Un campione Ocse di 40 società spaziali recentemente quotate ha raccolto oltre 100 miliardi di dollari nell’ultimo decennio attraverso emissioni di azioni e obbligazioni. La redditività, però, non è scontata: alcuni produttori emergenti continuano a destinare oltre il 60% dei ricavi a R&D e capex.

Entro il 2040 mezzo milione di satelliti in orbita: come evitare il caos spaziale

L’orbita terrestre bassa sta diventando sempre più trafficata, a causa di satelliti e detriti di vecchie missioni. I costi e i rischi sono molto alti. La ricerca punta su riciclo, strutture modulari, reti e raggi laser. Ma serve una giurisdizione comune.  

La corsa militare allo Spazio

La crescita ha ormai una forte componente geopolitica. Nel 2025 i programmi militari rappresentavano il 46,3% della spesa spaziale pubblica statunitense, il 25% in Francia e il 14,8% in Giappone. La spesa giapponese per lo Spazio legato alla difesa è aumentata di quasi sette volte tra 2022 e 2025, mentre la Germania ha annunciato 35 miliardi di euro entro il 2030 per capacità spaziali di difesa.

Resta cruciale anche la ricerca civile: nel 2024 lo Spazio rappresentava il 6,3% degli stanziamenti pubblici OCSE per R&D civile.

AI, quantum e brevetti: dove corre l’innovazione

La produzione scientifica legata allo Spazio è più che raddoppiata dal 2009. I Paesi coinvolti nelle reti globali di ricerca sono passati da 80 nel 2000 a 119 nel 2024, mentre le collaborazioni sono quasi triplicate.

Tra 2020 e 2023 gli Stati Uniti hanno generato il 34,2% delle domande di brevetto space-related, davanti a UE27, Giappone e Cina. Le nuove frontiere riguardano AI-enabled analytics, applicazioni quantum, mitigazione dei detriti, sistemi in-orbit e tecnologie avanzate per l’energia. La sola alimentazione elettrica dei veicoli spaziali ha rappresentato il 46% delle domande di brevetto spaziali nel 2023.

Italia: otto miliardi di produzione e 23mila occupati

L’Ocse prova anche a misurare il contributo diretto alle economie nazionali. Negli Stati Uniti il settore ha generato nel 2023 142,5 miliardi di dollari di Pil, pari allo 0,5% del totale, 240,9 miliardi di output e 373mila posti di lavoro privati.

L’Italia, secondo Paese ad aver sviluppato conti economici armonizzati per il settore, registra attività spaziali pari allo 0,14% del Pil8 miliardi di euro di produzione e oltre 23mila occupati.
Nel giugno 2026, l’Italia si è classificata settima a livello mondiale per numero di satelliti attivi posseduti, di cui il 53% gestiti commercialmente, e sesta per numero di satelliti lanciati dal 2019.

La space economy italiana ha generato nel 2021 circa otto miliardi di euro di produzione, sostenendo 23 mila posti di lavoro. Secondo il conto tematico dedicato all’economia spaziale, introdotto dall’Italia nel 2025, il settore ha prodotto 2 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a circa lo 0,1% del Pil nazionale. L’ecosistema industriale italiano dello spazio comprende oggi oltre 350 imprese, dai grandi integratori di sistemi alle aziende di medie dimensioni e alle Pmi, affiancate da una comunità di startup in rapida crescita.

Sul fronte dell’innovazione, tra il 2020 e il 2023 l’Italia ha rappresentato l’1,7% delle domande di brevetto mondiali legate allo spazio, una quota sostanzialmente invariata rispetto al periodo 2010-2013. Il Paese presenta ancora un vantaggio tecnologico rivelato (RTA) negativo: il peso dell’Italia nei brevetti spaziali è infatti inferiore alla sua quota complessiva nell’attività brevettuale. Rispetto a dieci anni prima, tuttavia, è migliorato il grado di specializzazione nelle tecnologie spaziali, segnalando una positiva evoluzione della capacità brevettuale italiana nel settore.

Il problema crescente dei detriti spaziali

La crescita porta però nuovi rischi. Circa 45.860 detriti vengono regolarmente tracciati, mentre oltre 140 milioni di oggetti più piccoli restano impossibili da seguire pur potendo danneggiare satelliti e infrastrutture. Quasi 200 miliardi di dollari di attività economica risultano esposti al rischio space debris.

A questo si aggiungono cyberattacchi, jamming e dipendenze industriali. Le interferenze GNSS che hanno interessato il trasporto aereo europeo sono aumentate di oltre 22 volte tra 2021 e 2025. E quasi la metà di 29 input cruciali per l’industria spaziale dipende da un singolo Paese per almeno due terzi della produzione mondiale, tra cui titanio, gallio, germanio e terre rare.

Il messaggio dell’Ocse è quindi netto: la sfida non è più soltanto far crescere la space economy, ma governarne la scala. Come sottolinea il segretario generale Mathias Cormann, trasporti, reti energetiche, comunicazioni e approvvigionamento alimentare dipendono ormai dall’economia spaziale commerciale. Lo Spazio è diventato, insieme, mercato, infrastruttura critica e terreno di competizione geopolitica.

Copertina: NASA/unsplash