Decidiamo oggi per un domani sostenibile

Dialogo sulla governance globale dell’AI: perché è urgente un’azione collettiva

Velocità vertiginosa, concentrazione di potere e impatto sulla “verità” i tre principali allarmi. L’intelligenza artificiale può essere orientata al bene, ma urge rispondere finché la finestra per agire è ancora aperta.

Tempo di lettura: min

Con l’avvio di questo mese di luglio è stato dato corso al dibattito promosso dalle Nazioni Unite sulla governance globale dell’intelligenza artificiale, attuando gli impegni assunti con il Patto sul futuro con l’allegato Patto digitale globale del 2024, e quanto successivamente stabilito con la risoluzione dell’Assemblea generale dell’ONU del 18 agosto 2025.

È appunto a partire da quanto concordato in quest’ultima risoluzione, adottata per consenso da parte di tutti gli Stati membri, che il neo-costituito panel di 40 esperti indipendenti sull’AI nominato a marzo 2026 dal segretario generale António Guteress ha presentato, il 1 luglio, l’atteso rapporto preliminare sull’AI.

Queste discussioni sull’AI non rappresentano una novità assoluta per l’Onu, ma rappresentano a tutti gli effetti l’avvio di un’intensificazione dell’attività della diplomazia internazionale sul tema della governance globale dell’AI, in attesa di una risposta percepita come sempre più urgente e non rinviabile.

Nello stesso quadro di contesto s’inserisce anche la prima enciclica di Papa Leone XIV Magnifica Humanitas, pubblicata il 15 maggio 2026.

I messaggi chiave del rapporto pronunciati dai co-presidenti del panel di esperti indipedenti sull’AI, la filippina Maria Ressa e il canadese Joshua Bengio, sono chiari e perentori: “Siamo profondamente preoccupati. La corsa al vantaggio competitivo sta conducendo il mondo verso rischi la cui portata è grossolanamente sottovalutata. Molti sviluppatori lo sanno, ma credono di non avere scelta, lavorando per aziende guidate dal profitto. La corsa a costruire è più veloce del lavoro di governance. Così il mondo accelera verso l’ignoto. Questa è la cecità e la trappola che questo rapporto cerca di spezzare.

[L’AI] sta diventando un'arma e uno strumento di dominio. La concentrazione di capacità si sta trasformando in concentrazione di potere politico. La sovranità della maggior parte delle nazioni è in pericolo.

[…] Osserviamo i rischi quotidiani. Non sono nel futuro. Sono qui. L'intelligenza artificiale sta riscrivendo ciò che leggiamo, ciò in cui crediamo, di chi ci fidiamo e come votiamo. Sta rimodellando la nostra evoluzione. Quando i sistemi che mediano la realtà sono in mano a pochi, la realtà condivisa su cui si fonda la democrazia non sopravvive.

[…] Stiamo combattendo tre battaglie contemporaneamente. La battaglia per la verità e la fiducia. La battaglia per l'autonomia umana contro le macchine. La battaglia per un futuro condiviso. L'integrità delle informazioni è la madre di tutte”.

In conclusione Ressa e Bengio lanciano una chiamata all’azione collettiva con un appello diretto: “Ai capi di Stato, ai ministri e ai delegati che leggeranno questo messaggio: non lasciate che nessuno vi dica che i rischi sono speculativi o che i tempi sono lunghi. Il ritmo è più veloce di quanto pensiate. La concentrazione di potere per plasmare e controllare l'AI è più profonda di quanto immaginiate. La finestra per agire collettivamente è aperta ora. Potrebbe non rimanere aperta a lungo.

Come programmato, il successivo 6-7 luglio a Ginevra si è tenuto il primo dialogo globale sulla governance dell'AI, che ha portato in discussione i temi trattati nel citato rapporto preliminare degli esperti sull’AI. Di seguito, il 7-10 luglio si è tenuto il vertice globale annualeAI for Good” curato dell’Itu (Unione Internazionale delle Telecomunicazioni - agenzia specializzata dell’Onu), portando avanti un impegno avviato già dal 2017.

Il dialogo globale sull’AI si è svolto con la partecipazione attiva di diverse delle più alte cariche delle Nazioni Unite, ministri ed esperti in rappresentanza degli Stati membri, organizzazioni della società civile, oltre a diversi degli esperti del panel dell’Onu sull’AI.

Il segretario generale António Guterres, intervenuto all’apertura del 6 luglio, nel suo discorso ha così sintetizzato l’insieme delle sfide dell’AI:

“L'intelligenza artificiale sta avanzando a una velocità vertiginosa. Una tecnologia in grado di rimodellare le economie, trasformare il mondo del lavoro, influenzare le elezioni e alterare gli equilibri di sicurezza si sta diffondendo più rapidamente di quanto chiunque – compresi coloro che la sviluppano – riesca a tenere il passo. Sulle nostre società si sta svolgendo un esperimento, senza un piano e senza il nostro consenso. Questo non è sostenibile. Ed è inaccettabile.

L'AI sta già trasformando il nostro mondo. La domanda è se saremo in grado di plasmare questa trasformazione insieme, o se la lasceremo plasmarci. […] Le nostre istituzioni sono state create per governare macchine che eseguono comandi. Non sono pronte per macchine che prendono decisioni. E certi limiti, una volta superati, non possono essere riportati indietro”.

Il segretario generale ha commentato “tre allarmi” indicati dagli scienziati:

  • la velocità del cambiamento: “internet ha impiegato 15 anni per raggiungere un miliardo di persone. L'intelligenza artificiale ci è arrivata in due. E questi sistemi non sono più strumenti in attesa di istruzioni: scrivono codice, agiscono online e prendono decisioni con una supervisione umana sempre minore”.
  • la concentrazione di potere: la potenza di calcolo, i dati e i talenti che stanno alla base dei sistemi più avanzati sono concentrati in una manciata di aziende e in una manciata di Paesi, mentre la maggior parte delle nazioni non ha voce in capitolo nelle decisioni sul proprio futuro. “Più aspettiamo, più forte sarà la concentrazione. Quando gli squilibri di potere sono intrinseci alla tecnologia, la disuguaglianza diventa parte integrante del codice”.
  • l’impatto sulla “verità”: “oggi una menzogna orchestrata da una macchina può persuadere con la stessa efficacia della verità, e prove autentiche possono essere liquidate come false”.

Non è però solo negativa la visione dell’AI espressa da Guterres, che invita a riconoscere come “la stessa tecnologia, sviluppata con uno scopo preciso, sta già cambiando la vita delle persone: una madre in una clinica rurale vede la sua Tac refertata in pochi minuti e il suo tumore viene scoperto in tempo, un bambino continua ad apprendere anche al di fuori dell'aula, grazie a un tutor instancabile. un piccolo agricoltore semina seguendo le stesse previsioni delle più grandi aziende agroalimentari e porta a casa il raccolto”.

Guteress invita dunque ad avere una visione equilibrata sull’IA: “Nessun futuro si costruisce da solo. Pertanto, la scelta che ci si presenta non è tra la fiducia nell'AI e la paura di essa, bensì tra governare in modo pianificato o lasciarsi trasportare dagli eventi”.

Il segretario indica dunque quattro priorità per lo sviluppo dell’AI: la sicurezza che deve essere valutata secondo metodi globali condivisi; i diritti umani che non possono essere negoziabili; le capacità che devono essere sviluppate evitando che il divario digitale si amplifichi in un divario dell’AI; la trasparenza sull’impronta ecologica dell’AI.

Con queste priorità il segretario menziona anche nuove iniziative in avvio come prime risposte delle Nazioni Unite: una coalizione per la sicurezza dei bambini in relazione all’AI (firmata anche dall’Italia), una rete Onu per la cooperazione per la costruzione di capacità per l’AI, la preparazione di una raccomandazione per l’Assembla generale per la messa a disposizione di finanziamenti per lo sviluppo dell’AI.

La necessità della governance dell’AI viene infine così sintetizzata: “Alcuni potrebbero sostenere che la governance sia nemica dell'innovazione. Ma l'innovazione ha bisogno di regole. Le tecnologie di cui ci fidiamo di più – nell'aviazione, nella medicina, nell'energia nucleare e non solo – si sono guadagnate questa fiducia perché abbiamo agito per chiedere conto ai loro creatori. Se l'AI deve essere potente, deve essere governata. Se l'AI deve essere affidabile, chi la sviluppa deve risponderne. Se l'AI deve essere globale, deve essere equa. E se l'AI deve servire il futuro, non deve consumarlo”.

La presidente dell’Assemblea generale dell’Onu Annalena Baerbock, intervenuta successivamente, nel suo discorso ha richiamato direttamente l’articolo 1 della Carta dell’Onu, come quadro di riferimento per il dialogo globale sulla governance dell’AI: “Anche se i fondatori delle Nazioni Unite, che redassero la Carta 81 anni fa, non sapevano nulla di intelligenza artificiale, non possedevano nemmeno un computer, riconobbero la natura in continua evoluzione delle sfide che l'umanità si trova ad affrontare e ci impegnarono, e cito testualmente, ‘a raggiungere la cooperazione internazionale nella risoluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale o umanitario’. Perché qualcosa di così potente ha bisogno di una piattaforma globale. Ha bisogno delle Nazioni Unite.”

L’indomani 7 luglio, all’introduzione della discussione tematica sul rispetto, la protezione e la promozione dei diritti umani, l’Alto Commissario dell’Onu sui diritti umani Volker Türk ha presentato nuove riflessioni sulla necessità non più derogabile di costruire un sistema di regole guidate dai diritti umani per l’AI, mettendone in evidenza la pervasività e i danni cui già assistiamo, con queste parole: “Prima che un nuovo farmaco arrivi sul mercato, deve affrontare anni di sperimentazioni cliniche, revisioni normative e autorizzazione all'immissione in commercio. Questo processo può durare dai 10 ai 15 anni. Molti farmaci falliscono a causa della scarsa efficacia o di problemi di sicurezza. E anche con tutte queste misure di sicurezza, gli errori possono comunque verificarsi. Stiamo prestando la stessa attenzione all'intelligenza artificiale?” […]

“L'intelligenza artificiale sta già trasformando le nostre società. Viene sviluppata e implementata a velocità vertiginosa. Sta alimentando la sorveglianza di massa, la disinformazione sui social media e favorendo i pregiudizi, anche di genere. I danni ai bambini causati dagli algoritmi basati sull’AI sono in aumento. I data center che ospitano i server dell'AI stanno soffocando il nostro ambiente.”

Ma, aggiunge, “allo stesso tempo, l'AI possiede un potenziale straordinario. Sta già contribuendo a supportare le diagnosi mediche, ad accelerare la ricerca scientifica, a rafforzare i servizi pubblici e molto altro”.

Türk ha fatto anche un esempio sull'AI in analogia al fenomeno dei cambiamenti climatici:”Abbiamo perso anni preziosi nell'affrontare il cambiamento climatico perché attori influenti hanno messo in dubbio la scienza, ritardato l'azione e dato priorità agli interessi economici e politici a breve termine. Oggi ci viene chiesto di accettare, per fede, che i sistemi di intelligenza artificiale miglioreranno le nostre vite, invece di interrogarci su come funzionano, chi ne trae vantaggio, chi ne subisce le conseguenze e chi ne è responsabile. Il pensiero critico viene accantonato con estrema facilità.”

Chiedendo se siamo intrappolati in un sistema di potere opaco in cui stiamo perdendo la nostra capacità di decidere, come il personaggio K del romanzo Il castello di Kafka, Türk ha detto che la risposta sta nel riappropriarci del nostro potere decisionale, dotandoci di guide per lo sviluppo dell’AI. Queste guide devono garantire trasparenza, inclusione e responsabilità: “I leader politici che esercitano il potere per nostro conto possono garantire che ciò avvenga attraverso una regolamentazione nell'interesse pubblico. La soluzione più ovvia è una regolamentazione guidata dai diritti umani”.