Con la vittoria di Lula l'Amazzonia respira. Ma la sfida decisiva è il 2030
Dopo le politiche contro l’ambiente della presidenza Bolsonaro, il nuovo mandato apre quattro anni decisivi per la tutela della foresta, tra sviluppo economico, conflitti territoriali e rischi climatici.
La foresta amazzonica ha davanti quattro anni decisivi. La rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva alla presidenza del Brasile, con il 51,8% dei voti nel ballottaggio del 25 ottobre, garantisce continuità alle politiche ambientali avviate nel 2023. I risultati sono già significativi: la deforestazione nell'Amazzonia brasiliana è diminuita del 41,8% nell'ultimo anno, raggiungendo il livello più basso dall'inizio delle rilevazioni nel 1988. Il prossimo traguardo è ancora più ambizioso: azzerare la deforestazione netta entro il 2030, conciliando la protezione della foresta con le esigenze economiche e sociali dei territori.
Due recenti articoli di Bloomberg, firmati da Fabiano Maisonnave e, nel secondo caso, anche da Laura Millan, raccontano le prospettive aperte dalla vittoria di Lula e le profonde divisioni che attraversano le regioni amazzoniche. Da una parte, il sostegno alle politiche di conservazione; dall'altra, le comunità che chiedono maggiori possibilità di utilizzare le terre per l'agricoltura e l'allevamento.
La deforestazione rallenta, il 2030 si avvicina
Secondo le stime presentate dall'Istituto nazionale brasiliano per la ricerca spaziale (Inpe) nel documento Taxas de desmatamento – Prodes 2026: Amazônia, diffuso il 16 ottobre, tra agosto 2025 e luglio 2026 sono stati disboscati 3.335 chilometri quadrati di foresta amazzonica, contro i 5.731 del periodo precedente, con una riduzione del 41,8%. Come si vede nel grafico sotto, rispetto al 2022, quando la superficie disboscata era di 11.594 km², la diminuzione raggiunge il 71,2% in quattro anni. Il risultato si inserisce nel percorso di rafforzamento dei controlli ambientali e delle politiche di contrasto alla deforestazione avviato dal governo Lula nel 2023. La continuità politica offre ora la possibilità di consolidare questi progressi, con l'obiettivo di azzerare la deforestazione netta entro il 2030 e rendere duraturi i risultati raggiunti, anche oltre il mandato presidenziale.

Un'analisi pubblicata da Carbon Brief nell'ottobre 2026 offre un'altra misura dell'impatto delle politiche ambientali. Confrontando la deforestazione osservata con uno scenario ipotetico di debole applicazione delle norme forestali, basato su un modello scientifico del 2023, Carbon Brief stima che dal 2023 siano stati evitati almeno 20mila chilometri quadrati di deforestazione. Il risultato, frutto di una simulazione, evidenzia quanto le scelte politiche e l'applicazione delle leggi possano incidere sulla conservazione della foresta.
L'Amazzonia divisa tra tutela e sviluppo
A Novo Progresso, nello Stato del Pará, il candidato conservatore Flávio Bolsonaro aveva ottenuto oltre l'84% dei voti al primo turno. Come racconta Bloomberg, in questa città di frontiera agricola le politiche ambientali sono vissute da una parte della popolazione come un ostacolo alle attività economiche e alla regolarizzazione delle proprietà fondiarie. Il caso mostra quanto la gestione della terra sia centrale per il futuro dell'Amazzonia. La tutela forestale si intreccia con questioni di proprietà, accesso al credito, lavoro e diritti delle comunità locali. Un ruolo importante riguarda le popolazioni indigene. Secondo la Fondazione nazionale dei popoli indigeni (Funai), dal 2023 il governo brasiliano ha omologato 20 territori indigeni, per circa 2,5 milioni di ettari. Il riconoscimento dei diritti territoriali rappresenta uno degli strumenti per rafforzare la protezione della foresta e la partecipazione delle comunità alle decisioni sul suo futuro.
Un'economia che cresce grazie alla foresta
La ricerca di un equilibrio tra conservazione e sviluppo passa anche dalla valorizzazione delle risorse forestali. La bioeconomia offre opportunità economiche legate alla biodiversità, attraverso attività come la raccolta e la trasformazione di açaí, cacao e castagne amazzoniche. Secondo i risultati di una ricerca coordinata dalla Fondazione amazzonica di sostegno agli studi e alle ricerche -Fapespa, diffusi nel giugno 2026, nello Stato del Pará le filiere della sociobiodiversità, che uniscono l'utilizzo delle risorse naturali alle conoscenze e alle attività delle comunità locali, generano 13,5 miliardi di reais di attività economica annua e coinvolgono oltre 271mila persone.
I dati mostrano il peso economico già raggiunto dalle filiere della sociobiodiversità. Resta però la sfida di rafforzare la competitività e garantire che che una quota maggiore del valore prodotto rimanga nei territori e nelle comunità locali.
Il rischio climatico oltre la deforestazione
Il futuro dell'Amazzonia dipende anche dalla capacità della foresta di resistere ai cambiamenti climatici. Le siccità, gli incendi e l'aumento delle temperature possono compromettere gli ecosistemi anche nelle aree in cui gli alberi rimangono in piedi. Una ricerca pubblicata su Nature il 6 maggio 2026 evidenzia come la perdita di copertura forestale possa ridurre l'umidità e le precipitazioni, aumentando la vulnerabilità di altre aree della foresta. Secondo le simulazioni dei ricercatori, un riscaldamento globale di 1,5–1,9 °C, combinato con una deforestazione del 22–28% della superficie amazzonica, potrebbe innescare trasformazioni profonde in vaste aree della foresta.
Il rischio è che la perdita di alberi riduca le piogge, favorendo nuove condizioni di siccità e un ulteriore deterioramento degli ecosistemi. Per questo, la riduzione della deforestazione deve accompagnarsi alla prevenzione degli incendi, al recupero delle aree degradate e al contenimento del riscaldamento globale.
Copertina: Ansa