Che cosa abbiamo visto alla Maker Faire Rome 2026
I robot giocano a calcio ma possono anche assistere le persone, l’AI aiuta a ridurre gli sprechi, l’economia circolare dà nuova vita agli scarti. Enrico Giovannini presenta i progetti di Ecosistema Futuro e discute il ruolo dei giovani.
di Elisa Capobianco e Andrea De Tommasi
C’è ancora la voglia di innovare in Europa? La Maker Faire Rome, che dal 23 al 25 ottobre ha animato il Gazometro Ostiense con la sua quattordicesima edizione, ci dice di sì. La manifestazione, promossa dalla Camera di Commercio di Roma e organizzata da Innova Camera, ha riunito 400 stand e 380 progetti provenienti da più di 30 Paesi, con oltre 55mila visitatori e 13mila studenti coinvolti: numeri che raccontano un evento in crescita (+22% rispetto al 2025), capace di riunire ricercatori, imprese, licei e università, inventori e appassionati. Tre le grandi aree tematiche, Discovery, Innovation e Creativity, tra robotica, intelligenza artificiale, sostenibilità, gaming ed esperienze immersive.
Quest’anno tra gli ospiti del main stage anche Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS e chair del Comitato di Ecosistema Futuro che venerdì 23 ottobre, nella giornata riservata alle scuole, si è rivolto a una platea di giovani illustrando le principali iniziative della rete nata con l’obiettivo di portare il futuro al centro del pensiero italiano (Maker Faire è tra le istituzioni fondatrici di Ecosistema Futuro).
Tra i progetti presentati, il Museo dei Futuri, pensato per raccogliere oggetti e idee concrete capaci di raccontare ciò che ancora non esiste, in sintonia con lo spirito innovativo della Maker Faire. L’obiettivo è presentare già alla prossima edizione un museo virtuale dei futuri, arricchito possibilmente da una selezione degli oggetti più interessanti presentati alla Maker Faire 2026. Nel frattempo, è nata una rete che coinvolge 45 musei italiani, impegnati a integrare il tema dei futuri nelle proprie collezioni e attività.
Tra le iniziative illustrate da Giovannini anche le Piazze sul futuro, luoghi di confronto per dare voce ai giovani e alle loro visioni sul futuro, e la creazione di una Costituente, composta da giovani under 35 che, affiancati da figure esperte, lavorerà alla definizione delle regole della futura Assemblea nazionale sul futuro, una sorta di Parlamento a maggioranza giovanile.
Nel suo intervento, Giovannini ha inoltre invitato gli under 35 a partecipare alla consultazione dedicata alla raccolta di visioni, priorità, preoccupazioni e proposte sui grandi temi che segneranno il futuro del Paese. Alla consultazione è stato possibile accedere anche attraverso gli sticker che Ecosistema Futuro (insieme ad ASviS) ha creato ad hoc per la manifestazione.

Il messaggio di fondo, come ha ricordato Giovannini, è chiaro: “Se noi non ci occupiamo del futuro, se ne occupa qualcun altro e non è una buona notizia”.
Dal palco alle applicazioni concrete dell’innovazione: lasciato il main stage, il percorso alla Maker Faire prosegue tra gli stand, dove quest’anno a dominare la scena sono soprattutto i robot. Passeggiano tra i padiglioni, attirano capannelli di curiosi, soprattutto bambini, e si sfidano persino in un torneo internazionale di calcio, la RoboCup, dove umanoidi alti fino a un metro e mezzo si muovono in totale autonomia, portati in campo da team universitari internazionali. Coordinazione e capacità di movimento ancora da perfezionare, ma proprio queste partite rappresentano un banco di prova per l’intelligenza artificiale incarnata e la robotica autonoma. “Tra poco non li troveremo più solo nelle fiere dell'innovazione ma saranno nostri compagni di lavoro”, osserva Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di Commercio di Roma.
Ma è quando la robotica incontra i bisogni delle persone che emergono alcune delle applicazioni più interessanti. I-ris, piccolo umanoide realizzato dagli studenti dei licei Einstein-Da Vinci di Molfetta, è stato progettato per affiancare bambini nello spettro autistico: attraverso sensori biometrici riconosce segnali di stress e adatta le proprie risposte. Non vuole prendere il posto di genitori o insegnanti, precisano i giovani inventori, ma offrire uno strumento di supporto.
Una filosofia condivisa anche dall'Airlab dell'Università di Torino, che alla fiera presenta robot sociali destinati all'assistenza e al benessere. “Non sostituiscono né il terapista né lo psichiatra, ma sono un ausilio, quasi una spalla dal punto di vista operativo”, ci spiega il ricercatore Claudio Mattutino. Tra i progetti Sanbot, un robot pensato per proporre agli anziani nelle Rsa giochi di memoria ed esercizi cognitivi sviluppati insieme agli psicologi. La prima sperimentazione sul campo è in preparazione. “Crediamo molto nell'avere il completo controllo sia dei modelli che dei dati”, aggiunge Mattutino. Per questo il laboratorio sviluppa e gestisce internamente i propri sistemi, evitando di affidarsi a piattaforme esterne, soprattutto nelle applicazioni più delicate.

Dall’economia circolare alle coltivazioni spaziali
Bastano pochi passi per cambiare completamente scenario. Re4REAL mostra un processo brevettato per recuperare materia da Pet, poliestere e tessuti misti; byLudo dà una seconda vita ai componenti elettronici dismessi, trasformandoli in gioielli stampati in 3D e rifiniti a mano. Due modi diversi di affrontare lo stesso problema: ridurre gli scarti e rimettere in circolo risorse.
L’innovazione sostenibile arriva anche negli alveari. Il FabLab di Imperia ha sviluppato un’arnia intelligente che, grazie a sensori di peso e temperatura, permette di monitorare a distanza le condizioni delle api e individuare tempestivamente eventuali anomalie.
E se le piante del futuro crescessero nello spazio? Allo stand Enea, tra sistemi idroponici e coltivazioni indoor, si esplorano soluzioni per produrre cibo consumando meno acqua e fertilizzanti. Un campo di ricerca che guarda alle missioni spaziali ma, dicono gli esperti, può offrire conoscenze preziose anche per un’agricoltura terrestre sempre più esposta alla scarsità di risorse.
Di “coltivazione del futuro 2.0” parla, invece, il progetto di due studenti dell'Istituto comprensivo di Maglie, in provincia di Lecce. La loro growbox autonoma rileva l’umidità del terreno e la quantità di luce, regolando le condizioni di crescita delle piante. “Il sensore di umidità è disposto in uno dei vasetti mentre quello di luce è sul tetto spiovente, dotato di pannello fotovoltaico”, racconta la docente Alison Smith, che ha seguito il progetto. Una piccola serra, ma anche una lezione concreta di efficienza energetica.

Foto growbox
Tra le invenzioni più promettenti c'è un airbag indossabile che si attiva in caso di caduta dall'alto, pensato per proteggere chi lavora in condizioni di rischio. Sul fronte della salute, il Cnr presenta Cardiovascular Suite, un software diagnostico non invasivo per valutare il rischio cardiovascolare individuale.
Naturalmente c’è molta intelligenza artificiale. Non solo incarnata nei robot, ma anche impiegata nei processi produttivi. Allo stand di Zen Ecosystem viene presentata una piattaforma che integra AI, controllo macchine e robotica per ridurre gli sprechi di produzione. Si chiama IntelliZen ed è stata sviluppata da due maker campani, Fabio Marchese e Carlo Prisco. Una telecamera riconosce i pezzi difettosi mentre un braccio robotico li separa dagli altri. “L'intelligenza artificiale è stata addestrata inizialmente con cento immagini di pezzi buoni e difettosi”, racconta Marchese. “Man mano che la macchina controlla e smista i componenti, diventa più intelligente, perché continua ad addestrarsi con le immagini acquisite durante il lavoro”.
Non mancano le applicazioni per la vita urbana: il sindaco Roberto Gualtieri ha presentato Julia 3.0, la nuova versione dell'assistente digitale del Comune di Roma, ora disponibile anche come applicazione gratuita. E poi c'è il lato più giocoso della tecnologia. Allo stand di STMicroelectronics RoboChess sfida a scacchi i visitatori: muove fisicamente i pezzi sulla scacchiera attraverso un braccio meccanico. Nell’area gaming, invece, gli studenti scoprono come nascono i videogiochi.

Immancabile anche la storica One Love Machine Band dell’artista tedesco Kolja Kugler, presente sui palchi della Maker Faire Rome sin dalle prima edizioni. È una band rock robotica costruita con metallo di recupero, i cui componenti suonano veri strumenti e hanno ciascuno una personalità distintiva. A fare da coro, uno stormo di uccellini meccanici appollaiati su un’antenna televisiva.
Difficile trovare un’immagine unica per raccontare lo spirito della Maker Faire: materiali scartati che tornano a vivere, macchine che diventano creative, studenti che trasformano intuizioni in prototipi. E migliaia di persone che hanno potuto osservare da vicino come prende forma l’innovazione. Con tutte le sue promesse, possibilità e sfide ancora aperte.