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In tutta Europa pub e bar stanno chiudendo

Tra difficoltà economiche e nuove abitudini, i locali tradizionali sono sempre più in crisi. E i giovani cercano nuovi spazi accessibili dove incontrarsi.

lunedì 12 ottobre 2026
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In Europa i pub e i bar non se la passano tanto bene. Solo nel Regno Unito, chiudono quasi due pub al giorno. Secondo la British Beer & Pub Association, nei primi tre mesi dell'anno hanno abbassato le serrande in 161, il 26% in più rispetto al 2025. E appena un pub su quattro, di quelli attivi, è redditizio. A pesare sono costi energetici, affitti, personale e pressione fiscale, insieme al cambiamento delle abitudini dei consumatori.

In Francia, secondo i dati richiamati in un'interrogazione parlamentare del settembre 2025, i caffè e bistrot sarebbero passati da circa 200mila nel 1968 a 30mila, con una riduzione più marcata nei piccoli centri. In Germania si parla di Kneipensterben, la scomparsa delle osterie di quartiere, sotto pressione per l'aumento dei costi e la trasformazione delle città.

 

E in Italia, secondo il rapporto “Pubblici esercizi e movida. La demografia d'impresa nei centri storici”, pubblicato a giugno 2026 da Fipe-Confcommercio e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, i bar sono diminuiti di 22.300 unità in dieci anni, pari al 18,2%. La riduzione è attribuita soprattutto alla trasformazione delle attività in ristoranti, mentre in alcune aree urbane cresce anche l'asporto. A Roma, in una parte del quartiere Trastevere, i bar tradizionali sono diminuiti del 24,1%, mentre le attività da asporto sono aumentate del 33,3%.

Cambia così anche la possibile funzione sociale dei locali. Il bar tradizionale permette di fermarsi, incontrare persone del quartiere e costruire relazioni attraverso la frequentazione abituale. Ristoranti e attività da asporto rispondono generalmente a esigenze più legate al pasto o all'acquisto. Il rischio è perdere occasioni di incontro informale, soprattutto dove gli spazi di aggregazione sono già pochi.

È il valore dei “terzi luoghi”, concetto introdotto nel 1989 dal sociologo americano Ray Oldenburg: spazi di incontro al di fuori della casa, il primo luogo, e del lavoro, il secondo. Bar, biblioteche, circoli e piazze possono svolgere questa funzione, favorendo conoscenze, rapporti di vicinato e senso di appartenenza.

Meno occasioni di incontro e costi più alti

La trasformazione dei luoghi di aggregazione si accompagna a nuove abitudini sociali. Il rapporto Istat “Trenta anni di vita quotidiana”, del marzo 2026, documenta una progressiva diminuzione della frequentazione assidua degli amici tra il 1993 e il 2023. Uno studio del Centro comune di ricerca della Commissione europea, del giugno 2026, evidenzia inoltre un'associazione tra uso intensivo dei social network e maggiori livelli di solitudine tra i giovani, pur senza dimostrare un rapporto di causa-effetto.

A rendere più difficile incontrarsi contribuiscono anche le condizioni economiche. Nel Regno Unito, secondo un'indagine della Night Time Industries Association del 2025, il 61% dei giovani intervistati dichiara di uscire meno rispetto all'anno precedente e il 68% attribuisce la riduzione delle uscite alla situazione economica. Si restringono anche le opportunità gratuite. Secondo il rapporto Beyond the Brink? della YMCA, in Inghilterra la spesa pubblica locale per i servizi giovanili è diminuita del 73% in termini reali tra il 2010-2011 e il 2023-2024. Una contrazione che ha accompagnato la chiusura di numerosi centri giovanili, luoghi accessibili senza obbligo di consumo.

I giovani, tuttavia, continuano a cercare occasioni di incontro. Una ricerca di Lumina Intelligence e CGA by NIQ, pubblicata nell'ottobre 2025, mostra che i 18-34enni hanno contribuito alla crescita delle occasioni di consumo nei pub e bar britannici. Cambiano anche le forme della socialità: gruppi di corsa, serate dedicate ai giochi e piccoli eventi musicali affiancano i locali tradizionali. Molte attività richiedono però una spesa o un'organizzazione preventiva. Il rischio è che diventino più rari gli spazi dove incontrarsi spontaneamente, senza appuntamento e senza obbligo di consumare.

Dai pub comunitari alle piazze: le risposte possibili

Di fronte a queste trasformazioni emergono nuove risposte. Nel Regno Unito si diffonde il modello dei pub comunitari, acquistati e gestiti collettivamente per conservarne la funzione sociale. Secondo Plunkett UK, l’organizzazione che sostiene queste esperienze, i locali già avviati presentano un tasso di sopravvivenza vicino al 99%.

Anche le nuove generazioni reinterpretano gli spazi urbani. A Milano, tra gli adolescenti, si parla di piazzi: appuntamenti informali nelle piazze, dove incontrarsi senza necessariamente consumare qualcosa. Nella stessa città, il programma Piazze aperte per ogni scuola interviene sulla progettazione urbana: nel settembre 2026 è stata inaugurata tra via Gattamelata e via Faravelli una piazza scolastica di circa quattromila metri quadrati, destinata al gioco, allo sport e alla socialità. Si tratta di esperienze differenti, ma accomunate dall’idea che riconoscono il valore dei luoghi vada oltre la loro funzione commerciale o urbanistica.