Cellulare a 12 anni e disturbi alimentari: le insidie dell’uso precoce della tecnologia
Secondo uno studio pubblicato da Jama Network Open, i soggetti che hanno accesso ai device nella preadolescenza hanno più probabilità di sviluppare episodi connessi ai disturbi alimentari entro i 14 anni.
di Lorenzo Alberto Giuliani
Dare uno smartphone in mano ai minori prima ancora che raggiungano l’adolescenza non è una buona idea. A rivelarlo è lo studio “Smartphone Ownership and Eating Disorder Symptoms in Early Adolescence” pubblicato recentemente sulla rivista scientifica Jama Network Open e guidato dal dottor Jason M. Nagata della Università della California. L’utilizzo di un dispositivo nella prima adolescenza (tra gli 11 e i 14 anni di età) comporterebbe, infatti, una probabilità più che raddoppiata di sviluppare i comportamenti sintomatici di disturbi legati all’alimentazione e un’autostima fortemente connessa alle variazioni del proprio peso corporeo.
Servendosi dei dati precedentemente raccolti attraverso l'Adolescent brain cognitive development (Abcd) Study, un progetto statunitense che segue nel tempo lo sviluppo cerebrale e salute dei più giovani, gli studiosi hanno potuto analizzare comparativamente un campione di 8.957 adolescenti, confrontando i 6.255 soggetti (il 69%) che avevano avuto accesso a un dispositivo entro i 12 anni con coloro che ne erano stati sprovvisti, eseguendo poi un successivo riscontro al compimento di 14 anni.
I risultati della ricerca hanno mostrato che il 9,2% dei soggetti con accesso a uno smartphone a 12 anni presentava sintomi di alimentazione incontrollata alla stessa età, rispetto al 6% di chi non aveva un cellulare. Una volta compiuti i 14 anni, il 20,5% riferiva problematicità di autostima correlate al peso e comportamenti compensatori quali il rigurgito autoindotto e l’attività fisica compulsiva, contro il 12,7% rilevato tra chi non aveva il telefono. Nel confronto a lungo termine, chi possedeva uno smartphone a 12 anni affrontava a 14 anni un rischio maggiore del 67% per l'alimentazione incontrollata e del 50% per i comportamenti compensatori per eliminare le calorie e un rischio raddoppiato di misurare il proprio valore sulla bilancia. Anche la probabilità di riferire un’autostima fortemente legata al peso corporeo risultava più elevata.
Il dottor Jason Nagata ha proposto come ipotesi all’origine del problema l’esposizione ai social media, comunità digitali permeate da un feroce confronto e dove personalità popolari promuovono un’immagine di se filtrata, contraffatta e assolutamente irreale, stabilendo un parametro di riferimento nocivo per l’autostima dell’utenza più suggestionabile. Gli autori sottolineano in particolare la presenza di contenuti problematici come quelli legati alla cultura “thinspo”, che promuove la magrezza estrema quale ideale di bellezza, e “fitspo”, che esalta uno standard di forma fisica scultorea.
Un ulteriore elemento da considerare è l’utilizzo notturno del dispositivo: l’alterazione del ritmo circadiano può comportare una disregolazione dell’appetito e della sfera emotiva, contribuendo a una maggiore vulnerabilità ai sintomi dei disturbi alimentari.
Sebbene i risultati siano interessanti, lo studio presenta importanti limiti. Si tratta, infatti, di un’analisi osservazionale, ovvero priva di una decisionalità da parte degli scienziati per quanto riguarda l’attribuzione di uno smartphone a un soggetto piuttosto che un altro. Ciò comporta l’impossibilità di stabilire una causalità diretta tra l’utilizzo dello smartphone e l’insorgenza dei sintomi di un disturbo alimentare, che potrebbero derivare da fattori esterni e non misurabili quali un eventuale bullismo in sede scolastica, per esempio, oppure particolari condizioni di salute mentale pregresse o emergenti.
Non è stato possibile, inoltre, analizzare nel dettaglio come o quanto il dispositivo venisse utilizzato dai soggetti che ne erano provvisti, limitandosi a misurare l’aumento percentuale dell’insorgenza sintomatica dei disturbi dell’alimentazione in maniera direttamente proporzionale al possesso di uno smartphone.
L’American Psychological Association (Apa) suggerisce alcune linee guida per tutelare la salute dei più giovani pronti a servirsi di questi tanto comodi quanto insidiosi strumenti: accesso al telefono più graduale e supervisionato, divieto di utilizzo del dispositivo dopo le nove di sera e, soprattutto, dedicare più tempo a un dialogo costruttivo con ragazzi e ragazze, incoraggiandoli a cercare un confronto nella realtà, piuttosto che negli ingannevoli meandri virtuali nei quali rischiano di avventurarsi.