Toronto fa concorrenza alla Silicon Valley e contribuisce alla risposta canadese a Trump
La metropoli sta attirando talenti da anni, complici ottime università, sanità pubblica e un certo fermento culturale. Il governo canadese è pronto a grandi investimenti e a prendersi il mercato dell’AI.
Quando si pensa all’intelligenza artificiale, e all’innovazione in generale, viene in mente subito un luogo: Silicon Valley. L’area geografica situata nella California settentrionale, a sud-est di San Francisco, è stata infatti per anni l’epicentro di molte delle idee più rivoluzionarie nel campo della tecnologia. Ma secondo la Cnn le cose stanno cambiando.
A Toronto, in Canada, sta nascendo da qualche anno un fiorente ecosistema di intelligenza artificiale. Colossi tech come Google, Nvidia, Meta e Microsoft, insieme a numerose startup, hanno aperto uffici e centri di ricerca a pochi chilometri dall’Università di Toronto. Stesso discorso vale per aziende non tecnologiche, ma interessate alle potenzialità dell’AI: quest’anno la società farmaceutica Sanofi ha annunciato un investimento di quasi 300 milioni di dollari in un centro di eccellenza per l’intelligenza artificiale, proprio a Toronto.
Secondo un’analisi della società immobiliare commerciale Cbre, Toronto vanta a oggi il terzo miglior mercato al mondo per i talenti nel settore tecnologico, davanti a New York ma dietro a San Francisco e Seattle. Le ragioni di questo risultato? Istituzioni accademiche di altissimo livello come l’Università di Toronto – che ospita il premio Nobel Geoffrey Hinton, che si trasferì dagli Usa nella metropoli canadese negli anni ’80 –, istituti di ricerca pubblico-privati come il Vector Institute (co-fondato da Hinton, per contribuire alla commercializzazione delle scoperte nel campo dell'intelligenza artificiale), ma anche uno stile di vita diverso da quello statunitense.
“C'è un ottimo ecosistema tecnologico, una grande comunità artistica, una grande comunità accademica e una grande comunità imprenditoriale”, ha dichiarato alla Cnn Nick Frosst, allievo di Hinton e uno dei primi dipendenti dei laboratori di Google di Toronto, che ha poi abbandonato per fondare Cohere (azienda di intelligenza artificiale per le imprese valutata sette miliardi di dollari) e diventare il frontman della band indie rock di Toronto Good Kid.
Negli Usa l’AI crea un milione di nuovi posti di lavoro: l’“apocalisse” è rimandata?
L’economia dell’intelligenza artificiale sta generando occupazione, in particolare tra i giovani. Cambiano le mansioni richieste e crescono gli impieghi specializzati. Il futuro resta comunque incerto.
Anche il governo ha compreso le enormi potenzialità di questo ecosistema. Nel contesto della attuale guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada, in cui i due Paesi si stanno affrontando a suon di dazi, preservare l’indipendenza tecnologica è infatti un tassello fondamentale per garantire la stabilità del Paese – il settore digitale canadese contribuisce già con oltre 140 miliardi di dollari al Pil della nazione. Il primo ministro canadese Mark Carney ha quindi deciso di potenziare l’ecosistema locale dell’AI con una strategia nazionale da oltre due miliardi di dollari, stanziati per ricerca, formazione e iniziative volte ad aumentarne l’adozione dell’AI e le misure di sicurezza.
Secondo il premio Nobel Hinton, inoltre, ad attrarre nuovi talenti ci pensano anche le politiche migratorie. Al contrario dell’amministrazione Trump, il Canada accoglie favorevolmente l’immigrazione, aumentando la possibilità di ospitare cervelli in fuga da altri Paesi. Un caso tra tanti: Gennady Pekhinenko, attuale direttore senior del software di intelligenza artificiale per Nvidia, ha raccontato alla Cnn che uno dei primi assunti nella sua ex startup CentML fu un ingegnere di Amazon che non era riuscito a rinnovare il suo visto per rimanere negli Stati Uniti, ottenendo invece un permesso di lavoro canadese. Pekhinenko ha sottolineato che anche la scena gastronomica internazionale di Toronto rappresenta un utile strumento di reclutamento per talenti provenienti da fuori città, mentre per Tomi Poutanen, fondatore e Ceo di Signal 1, azienda di intelligenza artificiale specializzata nel settore sanitario, i vantaggi del sistema sanitario pubblico canadese e della famosa “Hospital Row” di Toronto – area della città che ospita ospedali pediatrici, oncologici e di medicina generale di livello mondiale – attirano persone da tutto il mondo.
C’è anche da dire che il costo della vita a Toronto, rispetto a San Francisco, è generalmente inferiore, grazie a prezzi delle case moderati e al sistema sanitario pubblico (così come lo sono le scuole). Inoltre, secondo Ray Reddy, ex vicepresidente di Shopify, Toronto non soffre dello stesso problema dell’elevato turnover del personale che affligge San Francisco.
Nella Silicon Valley, “anche le persone più motivate dalla propria missione si guardano sempre alle spalle, chiedendosi se non ci sia qualcosa di meglio altrove”, ha raccontato Reddy, che in precedenza lavorava presso la sede centrale di Google nella Valley. Inoltre, se è vero che a San Francisco si respira spesso un entusiasmo sfrenato e una forte frenesia, a Toronto si percepisce un’apertura al dibattito difficile da trovare altrove.
“Credo che tutto risalga al fatto che Toronto e il Canada non siano una monocultura”, ha concluso Frosst. “Non ci sono solo lavoratori del settore tecnologico, c'è un po' di tutto, e penso che questo porti all'innovazione, che spinga le persone a pensare a ciò che non è di moda”.
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