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La rata non più solo per i grandi acquisti: il boom del “compra ora, paga dopo”

Otto italiani su dieci hanno dilazionato una spesa recente. Il fenomeno cresce online e nei negozi fisici. Ma dietro la comodità c'è il rischio di un maggior indebitamento delle famiglie.

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Tre rate per un paio di scarpe. Quattro per uno smartphone. Ma anche per fare la spesa, riparare l’auto, pagare il veterinario o iscriversi a un corso di formazione. La rata, un tempo associata soprattutto ai grandi acquisti, sta diventando qualcosa di più quotidiano: uno strumento per distribuire nel tempo spese che, almeno fino a qualche anno fa, avremmo immaginato di pagare in un’unica soluzione. E, sempre più spesso, tutto ciò avviene con pochi clic sullo smartphone.

La fotografia più recente del fenomeno arriva da una ricerca Younited (azienda europea nel credito istantaneo) realizzata da Bamboo Research e diffusa in anteprima da SkyTg24.it: in Italia il 78% degli intervistati che negli ultimi sei mesi ha effettuato un acquisto tra 200 e 50mila euro ha utilizzato il pagamento in più rate. In altre parole, quasi otto italiani su dieci hanno scelto di non pagare immediatamente l’intero importo. Una percentuale molto simile a quella francese (79%) e leggermente inferiore a quella spagnola (83%).

La possibilità di dividere una spesa nel tempo sta entrando dunque nella gestione ordinaria del budget familiare. Il 36% degli italiani indica infatti proprio la possibilità di distribuire le uscite nel tempo come principale motivo per ricorrere alla rateizzazione, mentre il 27% afferma che pagare tutto subito renderebbe più difficile arrivare alla fine del mese. Va incontro a questa richiesta la mossa della catena di supermercati romana Pewex, con 39 punti vendita in città e provincia, che ha iniziato ad accettare pagamenti a rate tramite la piattaforma Klarna.

Compra ora, paga dopo

C’è uno strumento che, secondo diversi studi, negli ultimi due anni ha ha letteralmente registrato un’esplosione nel commercio elettronico. È il Bnpl (Buy now, Pay later), ovvero finanziamenti a breve termine per mezzo dei quali gli utenti possono effettuare acquisti pagandoli a rate nei mesi successivi. La quota di famiglie italiane che lo ha usato almeno una volta è passata dal 4% nel 2022 al 30% nel 2025, con una crescita a valore del 45% all’anno e un mercato che sfiora i dieci miliardi di euro.

I principali operatori attivi in Italia sono Klarna, Scalapay, PayPal Pay Later, Afterpay e Cofidis con soluzioni dedicate. Solo Klarna conta 118 milioni di utenti attivi in 26 paesi e registra 3,4 milioni di transazioni al giorno. Dall’agosto 2026 è sbarcata anche alla cassa dei supermercati fisici, come riportato da Il Post.

Il fenomeno è globale, ma con velocità diverse. I Paesi del Nord Europa sono stati tra i primi mercati a sviluppare il Bnpl, mentre Stati Uniti e altri grandi mercati stanno conoscendo una forte espansione. Anche la Banca d’Italia rileva che la crescita del Bnpl negli ultimi anni non è un fenomeno solo italiano, ma coinvolge numerosi Paesi, accompagnata però da analoghi interrogativi sulla vulnerabilità finanziaria degli utilizzatori.

Il meccanismo alla base del Bnpl è semplice: al momento del pagamento, accanto alla carta o al portafoglio digitale compare l'opzione per dilazionare la spesa. La piattaforma Bnpl paga il commerciante, mentre il consumatore restituisce la somma attraverso le rate previste dal contratto. Nella formula più comune non vengono applicati interessi al consumatore, mentre il commerciante riconosce una commissione al provider.

 I rischi

Proprio questa facilità, però, porta con sé un problema: quando pagare a rate diventa semplice quasi quanto farlo con la carta, diventa più difficile percepire che si sta comunque assumendo un debito. C’è anche un altro rischio, che un focus di Censis Confcooperative definisce “accumulo silenzioso”. L'utilizzo simultaneo di più contratti su piattaforme diverse genera infatti obbligazioni di piccolo importo che sfuggono ai tradizionali indicatori di vulnerabilità finanziaria. E così il debito invisibile si accumula rata dopo rata, spesso su beni a rapido deprezzamento come elettronica, abbigliamento e prodotti per la persona.

Inoltre, aggiungono alcuni esperti, “senza interessi” non significa necessariamente “senza costi”. Le condizioni cambiano da un operatore all'altro e possono prevedere costi o conseguenze in caso di ritardo, mentre le formule di durata più lunga possono applicare interessi.

Non solo online

Il fenomeno non riguarda più soltanto l'e-commerce. Secondo la ricerca Younited, in Italia il 41% dei pagamenti dilazionati avviene nei negozi fisici, una quota superiore a quella francese (39%) e vicina a quella spagnola (44%). Il Bnpl sta quindi diventando uno strumento omnicanale: lo stesso meccanismo che permette di dividere in tre o quattro parti il prezzo di un acquisto online può essere utilizzato anche alla cassa di un negozio.

Un passaggio importante avverrà il prossimo 20 novembre, quando diventerà applicabile la nuova direttiva europea sul credito ai consumatori, la cosiddetta CCD2. La normativa amplia il perimetro delle tutele del credito al consumo anche rispetto a forme di finanziamento digitale che negli ultimi anni si sono sviluppate rapidamente, compreso il Bnpl, con specifiche esclusioni per alcune forme di pagamento differito a breve termine. Un modo per regolare un settore dai contorni ancora non così definiti.