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Bill Gates: “Non ci sono soltanto cattive notizie”

Salute, istruzione, povertà e transizione energetica presentano progressi che non si possono dare per scontati, afferma l’imprenditore filantropo. Nonostante le crisi è necessario mantenere un atteggiamento positivo.

martedì 25 agosto 2026
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Ogni anno muoiono meno bambini, i veicoli elettrici conquistano quote di mercato, la vaccinazione contro il papilloma virus protegge milioni di ragazze. Sono risultati reali, che ridisegnano possibilità e aspettative. Ma un dato positivo non è la prova che il lavoro sia finito: può essere l’indizio che una strada esiste, a condizione di percorrerla fino in fondo.

È la prospettiva proposta da Bill Gates nella sua riflessione dal titolo Bad news isn’t the only news, pubblicata sul blog Gates Notes. Di fronte a guerre, instabilità dell’ordine internazionale e interrogativi sull’intelligenza artificiale, il filantropo statunitense invita a “essere ottimisti”, un atteggiamento che non conduce a “ignorare le cattive notizie”, ma il contrario. Suggerisce infatti di osservare gli eventi globali e cercare persone, istituzioni e innovazioni che provino a rispondervi. Una postura che rifiuta fatalismo e ottimismo di facciata.

Le traiettorie del progresso

L’elenco di Gates attraversa salute, istruzione, povertà e transizione energetica.
La mortalità infantile annua globale è scesa da oltre nove milioni di decessi nel 2000 a meno di cinque milioni; secondo il suo post, rispetto al 1990 sono 1,5 miliardi in meno le persone in condizione di povertà estrema. Quasi 95 milioni di ragazze hanno completato l’immunizzazione contro l’Hpv (papilloma virus) e l’alfabetizzazione riguarda oggi oltre l’86% della popolazione adulta mondiale, contro circa il 68% del 1979. Gates ricorda anche la disponibilità di nuovi test del sangue e di farmaci capaci di rallentare la progressione dell’Alzheimer.

Il presente offre anche segnali positivi per il clima: nel 2025 le vendite mondiali di auto elettriche hanno superato i 20 milioni e valgono circa un quarto delle nuove immatricolazioni.

Accanto ai risultati già raggiunti, Gates richiama percorsi ancora incerti ma rilevanti: nuovi farmaci contro l’obesità e alcune patologie associate; possibili cure in un’unica somministrazione per anemia falciforme e Hiv; un vaccino contro la tubercolosi in fase finale di sperimentazione; terapie a base di mRna studiate contro alcuni tumori; l’eradicazione di poliomielite e malattia del verme della Guinea.

Queste traiettorie parlano di ricerca, investimenti, cooperazione internazionale e capacità dei sistemi sanitari di rendere disponibili le scoperte. Il progresso inizia quando una tecnologia raggiunge le persone, soprattutto dove il bisogno è maggiore.

Le condizioni perché il progresso sia condiviso

Farmaci, vaccini, diagnosi precoci, energie pulite e strumenti digitali allargano quindi il campo delle possibilità. I loro benefici, ricorda Gates, dipendono però da infrastrutture, personale, istruzione, prezzi accessibili e istituzioni in grado di ridurre le distanze territoriali e sociali. Senza queste condizioni, anche le soluzioni più promettenti rischiano di approfondire le disuguaglianze che vorrebbero affrontare.

Come ricorda anche il Rapporto di Primavera 2026 dell’ASviS, non basta infatti sommare interventi diversi: una digitalizzazione priva di politiche fiscali compensative può per esempio peggiorare la distribuzione del reddito; politiche di crescita senza adeguate misure ambientali possono produrre nuovi costi collettivi. La questione diventa allora scegliere le innovazioni da finanziare e progettare politiche capaci di orientarne gli effetti verso equità e benessere. Non semplice, ma possibile.

“Trovo che cercare di mantenere un atteggiamento positivo sia di per sé prezioso. Mi aiuta a rimanere con i piedi per terra e a non cadere in posizioni politiche estreme”, ha sottolineato Gates in chiusura della sua riflessione. “Credo che il mondo sarebbe meno polarizzato se più persone fossero consapevoli degli aspetti positivi che accadono, oltre ai problemi da risolvere”.

Copertina: Ansa