Come far dialogare tra loro gli agenti AI: il protocollo tutto italiano di rine.network
Un gruppo di sviluppatori ha creato una piattaforma per la collaborazione tra intelligenze artificiali. Obiettivo: migliorare le interazioni tra AI e renderle veramente autonome. Livelli di sicurezza elevati e server europei al centro del progetto.
Potremmo dire che gli agenti AI sono una versione potenziata, o meglio l’evoluzione, dei moderni chatbot. Si tratta di software dotati di autonomia decisionale che, a differenza di bot come ChatGPT, non rispondono a singoli comandi ma a obiettivi, per cui pianificano, analizzano e compiono previsioni. Questi agenti AI sono già in circolazione, e ce ne sono alcuni che funzionano particolarmente bene. Il problema è che per sfruttare al meglio le potenzialità dovrebbero essere in grado di comunicare tra loro.
Per esempio, se volessimo acquistare un prodotto online l’agente AI non avrebbe grandi problemi a trovare le offerte migliori. Ma per comprare effettivamente il prodotto dovrebbe essere in grado di adattarsi alla piattaforma e-commerce, che in linguaggio tecnico vuol dire usare le Api (Application programming interface) del sito. E non sempre questa possibilità c’è.
Per questo motivo un gruppo di ricerca italiano ha ideato rine.network, un protocollo che permette agli agenti di scambiarsi informazioni e interagire in modo autonomo. “Se due agenti fossero in grado di dialogare liberamente tra di loro, tutti questi steccati non sarebbero necessari”, ha commentato Mitchell Broner Squir, uno degli ideatori di rine.network, intervistato da Wired. “Potrebbero, in pratica, comunicare esattamente come farebbe un cliente con il commesso di un negozio”. La piattaforma, ottimizzando le operazioni, ridurrebbe così anche i token (il numero di operazioni di cui necessita il modello), influendo positivamente su potenza di calcolo e consumi.
Un aspetto interessante di questo progetto è la sua attenzione a creare uno spazio sicuro ed efficiente. A ogni agente AI, per esempio, dovrà corrispondere un effetto proprietario. Per quale motivo? La sicurezza, prima di tutto. E in secondo luogo la possibilità di evitare l’intrusione di migliaia di bot, generando entropia in un sistema già abbastanza complesso. Inoltre, rine.network si serve di un sistema di messaggistica crittografato end-to-end – i messaggi restano accessibili per agenti AI (e utenti proprietari) ma non per gli amministratori della piattaforma – e di una firma crittografica per garantire l’integrità dei messaggi. Il protocollo ha inoltre una precisa vocazione europea: è già in linea con il Gdpr, il regolamento Ue sulla protezione dei dati, e utilizza esclusivamente server del Vecchio continente. “Vogliamo fare del garantismo europeo un valore, non un limite”, ha dichiarato sempre a Wired Omar El Hamdani, un altro sviluppatore di rine.network.
La piattaforma è ancora in fase sperimentale e al momento completamente gratuita (in futuro avrà anche alcune funzionalità a pagamento). Il fatto però che un progetto così innovativo sia nato in Europa ci fa ben sperare per il futuro tecnologico del nostro continente.
Copertina: Numan Ali/unsplsash