L'intelligenza artificiale e il pensiero critico
L'uso eccessivo di strumenti generativi riduce l'esercizio del pensiero critico. Ma l'IA offre anche grandi opportunità, a patto che rimanga uno strumento al servizio dell'uomo e non un sostituto del suo giudizio.
di Remo Lucchi
Come diceva Strand “The future is not what is used to be” (… non è più quello di una volta).
La velocità dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni, per varie cause sempre più innescanti, annuncia un futuro sempre più sorprendente, difficilmente ipotizzabile servendosi di diagnosi delle dinamiche passate, come abitualmente si è sempre fatto. Un futuro sempre più sorprendente non solo perché la gente è profondamente cambiata, così come le attese, ma anche per ciò che il lockdown ci ha fatto scoprire.
Tutti questi stimoli, sorprendenti ed interessanti, ci faranno riflettere a lungo, a cominciare dall’”essersi accorti” che la vita “è fatta di fisicità”, e di “relazioni fisiche”. Così la natura ci ha creati: tutte le forme di vita, a cominciare da quella basica, si devono basare sulla relazionalità fisica positiva. Siamo tutti esseri complementari, e la relazionalità è basica per la vita
Il mondo digitale dovrà sempre di più rispettare ciò che è alla base di tutto ciò che abbiamo: la vita, e le sue gioie evolutive basate sul vivere bene con gli altri.
Al di là comunque di questi pensieri, l’Intelligenza Artificiale (IA) si sta diffondendo sempre di più, ad un ritmo senza precedenti (raddoppio nell’ultimo anno), sia presso gli individui, che presso le Imprese.
Stanno comunque innescandosi, sempre di più, anche posizioni critiche: si mette sempre più frequentemente in discussione l’idea che i sistemi automatizzati possano o debbano sostituire il giudizio umano, evidenziando rischi etici, cognitivi e sociali.
Analizziamo le posizioni critiche che si stanno innescando, anche se non del tutto già radicate, e comunque – a quanto pare – non tali da frenare la relazione.
I temi centrali della critica
Al di là degli approfondimenti puntuali che verranno sviluppati nelle prossime pagine, possiamo affermare che le riflessioni problematizzanti vanno in varie direzioni:
- L'uso eccessivo di strumenti generativi riduce l'esercizio del pensiero critico, dell'analisi autonoma e della memoria, portando a una dipendenza passiva dalla tecnologia
- Si tende a distinguere sempre di più tra il pensiero calcolante - di cui l'IA è straordinariamente capace - e il pensiero meditante o critico, che appartiene solo all'essere umano e comprende la capacità di darsi un senso, un'intenzionalità morale e il giudizio etico
- Attribuire "intelligenza" alle macchine rischia di confondere le capacità operative con la responsabilità morale, scaricando sugli algoritmi colpe e scelte che restano invece umane
- Problemi di sicurezza e disinformazione: l'IA viene anche impiegata per generare contenuti falsi, campagne di phishing e attacchi informatici su larga scala.
Approfondiamo tre ambiti:
- Quello connesso in generale all’etica
- Quello dell’educazione, della scuola
- Quello del mondo del lavoro
In ambito etico, la critica etica all'Intelligenza Artificiale contesta l'idea che la mente umana sia riducibile a un calcolatore, e mette in guardia contro la delegittimazione dell'autonomia umana.
Viene analizzato il fenomeno in vari ambiti.
- I sistemi di IA possiedono una straordinaria capacità di agire senza comprensione cosciente:
- L'IA risolve problemi tramite correlazioni statistiche
- La macchina non ha accesso alla semantica: non sa che cosa significano i simboli che manipola
- C’è un rischio importante: confondere l'efficacia operativa con la saggezza, delegando decisioni esistenziali o politiche a sistemi privi di coscienza.
- Il "Pensiero Calcolante" contro il "Pensiero Meditante": la critica evidenzia come l'IA esasperi il trionfo del pensiero calcolante, volto esclusivamente all'efficienza, all'ottimizzazione e al profitto. Viene sacrificato il pensiero meditante, che è la capacità umana di interrogarsi sul senso profondo delle cose.
- L'assenza della responsabilità: se vengono prese importanti decisioni basandosi su un suggerimento dell'IA, di chi è la responsabilità in caso di errore catastrofico?
- Condizionamenti finanziari: c’è la certezza che l'IA etica sia strutturalmente limitata dal modello di business dei colossi tech, che usano gli algoritmi per prevedere e modificare il comportamento umano a fini commerciali.
- condizionamenti del passato: gli algoritmi vengono addestrati su dati storici. Eticamente, questo significa che l'IA tende a riproporre i pregiudizi del passato, presentandoli però sotto la veste di una falsa neutralità matematica.
La critica all'IA in ambito educativo:
- contesta l'idea che la tecnologia generativa possa sostituire la relazione pedagogica
- e mette in guardia contro il rischio di un impoverimento delle facoltà mentali degli studenti.
La scuola non deve semplicemente trasmettere nozioni o automatizzare compiti, ma formare la persona.
- Perdita del processo: l'uso precoce e incontrollato di assistenti IA per scrivere testi, risolvere problemi o riassumere libri scardina il valore pedagogico dello sforzo cognitivo.
L'IA si focalizza sul fornire subito il risultato finale (il tema scritto, l'esercizio risolto). La vera educazione, tuttavia, risiede nel processo per arrivarci: il dubbio, la rielaborazione personale.
Inoltre: mancanza di memorizzazione e sintesi: delegare la sintesi dei testi alla macchina riduce la capacità dei ragazzi di sviluppare la memoria a lungo termine e le connessioni logiche autonome.
- La standardizzazione e l'omologazione del pensiero:
- Uccisione dell'originalità: Se gli studenti utilizzano l'IA per generare idee, saggi o progetti, il pensiero critico e lo stile personale vengono sostituiti da un linguaggio standardizzato, privo di guizzi creativi
- Illusi di sapere: L'IA fornisce risposte immediate, fluide e apparentemente autorevoli, ma spesso imprecise o inventate. Questo genera una falsa percezione di competenza
- L'apprendimento è un fatto profondamente sociale ed emotivo.
- Il ruolo dell'insegnante: l'educazione passa attraverso l'empatia, l'ispirazione, il dialogo e il riconoscimento dell'unicità dello studente. L'IA non ha coscienza, non prova empatia e non può educare alla cittadinanza o alla sensibilità morale.
- Isolamento dello studente: si rischia di isolare l'alunno davanti a uno schermo, eliminando il valore fondamentale del dibattito tra pari, del lavoro di gruppo e del confronto con il disaccordo dei compagni di classe.
- Divario di competenze: mentre gli studenti con un forte background culturale useranno l'IA come mero assistente per velocizzare compiti che sanno già padroneggiare, gli studenti più fragili rischiano di usarla come sostituto del proprio pensiero, allargando a dismisura il divario educativo.
In ambito lavoro, la critica all'impatto dell'IA ridimensiona la retorica dell'efficienza e dell'automazione come fattori di puro progresso, evidenziando dinamiche di forte precarizzazione, dequalificazione e svalutazione della dignità umana.
Si sta evidenziando che la transizione verso l'IA non sta colpendo solo i lavori manuali ripetitivi, ma sta aggredendo frontalmente le professioni cognitive e creative.
- La svalutazione delle professioni intellettuali e creative
A differenza delle precedenti rivoluzioni industriali, l'IA generativa minaccia il cuore del lavoro "white collar":
- Dequalificazione: molti compiti complessi che richiedevano anni di studio vengono ridotti alla formulazione di un comando (prompt) per una macchina. Il lavoratore rischia di trasformarsi da creatore a semplice "revisore" o "validatore" di bozze generate dall'algoritmo.
- Crollo del valore economico: La facilità e la velocità con cui l'IA produce testi, codici o immagini deprimono i compensi di chi lavora nel settore dei contenuti, costringendo i professionisti a ritmi insostenibili per competere con i costi quasi nulli dei software.
- Lo sfruttamento del "lavoro fantasma"
Dietro la parvenza di un'intelligenza artificiale magica e pulita si nasconde una massiccia infrastruttura di sfruttamento umano globale. Il lavoro viene frammentato in micro-task gestiti e monitorati da piattaforme automatizzate, privando i lavoratori di diritti sindacali, tutele contrattuali e stabilità psicologica.
- La sorveglianza algoritmica e la perdita di autonomia
L'introduzione dell'IA nelle aziende introduce forme pervasive di monitoraggio e controllo biologico e psicologico del dipendente.
- Software di IA analizzano i movimenti del mouse, il tempo di risposta alle email, le espressioni facciali durante le riunioni video o i ritmi nei magazzini di logistica.
- Le decisioni su promozioni, licenziamenti o turni vengono delegate a formule matematiche opache. Il lavoratore perde il diritto di negoziare con un superiore umano, trovandosi di fronte a un "capo" algoritmico insensibile a contesti personali, malattie o stanchezza.
- Polarizzazione sociale e asimmetria di potere
- La scomparsa della classe media: L'automazione tende a eliminare le mansioni intermedie. Si crea così una piramide del lavoro polarizzata: pochissimi ingegneri e manager strapagati al vertice che controllano le tecnologie, e una massa enorme di lavoratori dequalificati, sottopagati e precari alla base.
- Asimmetria di profitto: L'aumento di produttività generato dall'IA non si traduce quasi mai in una riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario per i dipendenti, ma si concentra nelle mani dei detentori dei brevetti e delle infrastrutture tecnologiche, esacerbando le disuguaglianze economiche globali.
Nonostante queste criticità, secondo le recenti elaborazioni in tutti gli ambiti la fruizione dell’AI sta crescendo in modo impressionante. Ad agosto 2026 in Italia gli assistenti AI hanno raggiunto 18,9 milioni di visitatori unici, contro i circa 9 milioni di gennaio 2025. Ciò si traduce in una penetrazione sulla popolazione digitale oggi pari al 40%, superiore rispetto al 20% di inizio 2025.
A crescere nell’interazione con i tool di AI è anche l’intensità della fruizione. Nel primo semestre 2026 il tempo medio mensile trascorso sugli assistenti AI raggiunge gli 80 minuti per visitatore, praticamente raddoppiato rispetto ai 44 minuti dell’anno precedente.
L'adozione dell'Intelligenza Artificiale, quindi, continua a crescere a ritmi record, non solo in Italia, ma in tutto il mondo.
E’ spinta da enormi guadagni di produttività, nonostante i crescenti allarmi globali sui rischi legati alla sicurezza, alla disoccupazione e alla disinformazione. Questo fenomeno mette in luce un forte contrasto tra l'entusiasmo commerciale e la cautela etica o normativa. La Finanza ha il potere totale del tutto: ciò che conta sono i soldi, subito!
di Remo Lucchi, Eumetra