Coltivare la futures literacy: uno sguardo sui "Musei dei Futuri"
Dalla legge sulla Valutazione di impatto fenerazionale alla mostra interattiva "A world of Potential" di The Home of the Human Safety Net: come cultura, patrimonio e futures literacy si stanno intrecciando nei musei italiani – mentre la ricerca internazionale segnala un campo ancora giovane, con l'arte contemporanea grande assente.
C'è una domanda che sta cambiando silenziosamente il modo in cui i musei pensano sé stessi: non più solo cosa custodiamo del passato, ma quali futuri aiutiamo a immaginare. È la domanda al centro della futures literacy, la competenza che l'Unesco promuove dal 2012 come una delle abilità chiave del 21esimo secolo – non prevedere il futuro, ma imparare a "usarlo" nel presente per allargare lo spazio di ciò che riteniamo possibile (Miller, 2018). In Italia questa domanda ha trovato, negli ultimi due anni, una cornice normativa e una rete operativa che le stanno dando corpo sempre di più in molteplici contesti.
Una spinta dai riferimenti normativi
La Legge 167/2025 ha introdotto la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), meccanismo preventivo obbligatorio che analizza gli effetti di ogni nuovo atto normativo su giovani e generazioni future. La Legge 22/2025 ha spinto l'introduzione delle life skill individuate dall'OMS nei percorsi scolastici e formativi. L'articolo 9 della Costituzione, riformato nel 2022, ha inserito tra i principi fondamentali la tutela degli interessi delle future generazioni. E nel settembre 2024 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato il Patto sul Futuro, con l'annessa Dichiarazione sulle future generazioni. È in questo contesto che i musei — depositari di patrimoni culturali, capaci di leggere segnali deboli nella lunga durata della storia e di godere di un livello di fiducia pubblica raro in altre istituzioni — sono chiamati a un ruolo: non solo luoghi di conservazione, ma agenti attivi di futuro, capaci di alimentare immaginazione, intuito e costruzione condivisa di scenari desiderabili attraverso l'intelligenza collettiva della cittadinanza.
La rete italiana dei Musei dei Futuri
Anche su questo substrato è nato il Network dei Musei dei Futuri, promosso da ICOM Italia e da ASviS attraverso il progetto Ecosistema Futuro. La rete riunisce per ora 43 enti "sperimentatori" con l'obiettivo dichiarato di mettere i futuri al centro del dibattito pubblico e culturale del Paese, in coerenza con l'approccio Unesco alla futures literacy. La scommessa italiana ha un tratto distintivo rispetto ai modelli internazionali più affermati. Molte esperienze straniere – dal Museum of the Future di Dubai allo Zukunftsmuseum di Norimberga, dal Futurium di Berlino al Museu do Amanhã di Rio de Janeiro, che ospita la prima cattedra Unesco in Futures Literacy (FL) innestata dentro un museo – puntano su ambienti immersivi e iper-tecnologici o su una forte impronta Steam. L'ipotesi italiana, ancora sperimentale, prova invece a partire dalla dimensione umanistica e patrimoniale: una collezione di nature morte può diventare pretesto per riflettere sulla biodiversità in trasformazione; un sito archeologico, testimone spazio-temporale privilegiato, può diventare palestra per ragionare su sovrasfruttamento dei suoli, cambiamento climatico, urbanistica futura.
Lanzinger e Rota: “I musei del futuro saranno un grande albero a due chiome”
I coordinatori del Network dei Musei dei Futuri: “Non basta conservare il passato. Servono idee, partecipazione e nuovi linguaggi, non solo tecnologia, per aiutare le comunità a immaginare e progettare il domani”.
Cosa suggerisce la ricerca internazionale: un campo giovane, con un vuoto sorprendente
Una ricognizione bibliografica effettuata su questo ambito tematico — condotta incrociando riviste di futures studies e museum studies – restituisce l'immagine di un campo "istituzionalmente maturo ma scientificamente ancora giovane". Il punto di svolta è il 2025, con la pubblicazione di Cultivating futures thinking in museums curato da Kristin Alford (Routledge), che raccoglie 21 casi studio globali e certifica la nascita di un sottocampo riconoscibile. Attorno a questo volume gravitano le due cattedre Unesco dedicate al tema – quella in Heritage futures dell'Università di Linnaeus e quella in Regenerative anticipation del Museu do Amanhã — insieme a Forms, la rete internazionale che connette istituzioni come Futurium, Nemo Science Museum e Mod. Ma la stessa ricognizione segnala un vuoto rilevante, che riguarda da vicino il discorso italiano: la ricerca empirica peer-reviewed sui musei d'arte contemporanea come luoghi di futures literacy è quasi del tutto assente. Il grosso della letteratura si concentra su musei della scienza, del design o esplicitamente "future-focused"; il ponte teorico tra esperienza estetica, immaginazione e capacità anticipatoria – tracciato da autori come Peters e van Lente, Martin Bussey o Keri Facer – resta per lo più concettualizzato, raramente messo alla prova sul campo con i pubblici reali di un museo d'arte. Anche la letteratura italiana peer-reviewed sull'incrocio tra futures literacy e musei risulta, ad oggi, sostanzialmente poco presente: le iniziative ci sono – la rete ICOM Italia-ASviS, i corsi Dicolab della Fondazione Scuola dei Beni Culturali, il Master in Social Foresight diretto per undici edizioni da Roberto Poli a Trento – ma non hanno ancora generato una produzione scientifica di sintesi. È in questo spazio ancora poco esplorato che si inseriscono le sperimentazioni italiane più interessanti — compresa quella che, pur non nascendo come "museo dei futuri" in senso stretto, ne anticipa concretamente la logica.
Il caso Human Safety Net: il potenziale umano come porta d'ingresso ai futuri
A Venezia, negli spazi di The Home of The Human Safety Net, la mostra permanente "A World of Potential" offre un caso di studio particolarmente utile per capire come i musei possano diventare dispositivi anticipatori anche senza dichiararsi esplicitamente tali. Curata da Orna Cohen, cofondatrice di Dialogue Social Enterprise, l'esperienza – immersiva e interattiva — invita i visitatori a riconoscere i propri punti di forza caratteriali e a individuare le migliori qualità negli altri, muovendo da un impianto psicologico preciso: la classificazione VIA dei tratti positivi elaborata da Peterson e Seligman, che individua 24 punti di forza organizzati attorno a sei virtù — saggezza, coraggio, umanità, giustizia, temperanza, trascendenza. La mostra non parla esplicitamente il linguaggio della FL, ma ne condivide la struttura profonda. Le installazioni multimediali traducono punti di forza come curiosità, speranza, gratitudine e lavoro di squadra in esperienze da praticare, non solo da leggere — un meccanismo che trova riscontro nella teoria dell'autoefficacia di Bandura, nella teoria della speranza di Snyder (intesa come sistema di agentività e percorsi verso un obiettivo) e nella logica broaden-and-build di Fredrickson, per cui le emozioni positive ampliano la capacità cognitiva di immaginare alternative. Il passaggio che la mostra dichiara esplicitamente — dall'"io" al "noi" — è precisamente la precondizione della FL: non si possono immaginare futuri desiderabili percependosi come passivi o isolati. La connessione diventa ancora più solida quando la mostra è compresa in relazione alla programmazione educativa della Home. Il successivo sviluppo di workshop dedicati alla FL, all’immaginazione creativa, al gioco e ai giovani changemaker estende la logica sottesa alla mostra in una forma esplicita di educazione anticipatoria. Il collegamento con la capacità di aspirare proposta da Arjun Appadurai rende il punto ancora più netto: le aspirazioni non sono semplici preferenze individuali, ma capacità distribuite in modo diseguale nella società. Una mostra sui punti di forza, ospitata da una fondazione a impatto sociale, diventa così un tentativo di democratizzare la capacità aspirazionale — di rendere visibile a tutti, non solo a chi ne ha già gli strumenti, la possibilità di immaginare un futuro diverso per sé e per gli altri. I futuri, in "A World of Potential", non sono rappresentati attraverso scenari speculativi dei domani: è incarnato nella capacità dei visitatori di agire diversamente a partire dall’oggi. La FL diventa ponte e snodo concettuale e operativo, una “bussola per la vita” attraverso cui si sottolinea la necessità etica di educare l’immaginazione, tornando a esplorare risposte intorno a domande legittime e la capacità di usare i futuri come forma di emancipazione e libertà. A World of Potential può essere interpretata, quindi, come un’infrastruttura culturale che aiuta i visitatori a connettere i punti di forza personali (futuri individuali) con i futuri sociali: ciò che posso fare, ciò che possiamo fare e ciò che le nostre scelte possono generare per coloro che verranno dopo di noi: i futuri sono attivati attraverso il potenziale, non esibiti come previsione. Il museo diventa anticipatorio perché consente a chi si immerge nell’esperienza di esercitare, nel presente, fiducia, collaborazione, speranza e agentività.
Iscriviti alle Piazze sul Futuro: incontri, workshop, eventi per costruire il domani
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di Redazione
Verso un Museo dei Futuri italiano?
Le due linee di lavoro – la rete istituzionale ICOM Italia/ASviS e sperimentazioni come quella di The Human Safety Net – convergono verso un'ipotesi ancora aperta ma sempre più concreta: un Museo dei Futuri italiano che non si limiti a chiedersi quale sia il futuro dei musei, ma che assuma la sostenibilità come trama prospettica dell'intera programmazione culturale. Un living lab di foresight pubblico, con ambienti per costruire scenari, serious game, speculative design e assemblee di cittadini; un hub capace di mettere in rete musei generalisti e specialistici, fondazioni e spazi ibridi che già sperimentano attività di futures literacy, dando finalmente coerenza nazionale a pratiche oggi frammentate. In Italia esiste già un ecosistema in costruzione — reti, format, laboratori. Manca ancora un Museo dei Futuri riconosciuto come tale. Ma la direzione tracciata dalla riforma dell'articolo 9, dal Patto sul Futuro dell'ONU e dalle prime sperimentazioni sul campo rende sempre più difficile, per la politica museale italiana, rimandare il passo successivo: l'integrazione strutturale di FL e foresight nella missione stessa dei musei.
Riferimenti citati nel testo: R. Miller (2018), Transforming the Future, Unesco Publishing/Routledge; R. Poli (2019), Handbook of Anticipation, Springer; K. Alford (Ed.) (2025), Cultivating Futures Thinking in Museums, Routledge; A. Appadurai (2013), The Future as Cultural Fact, Verso; C. Peterson & M. Seligman, Character Strengths and Virtues; A. Bandura (1997); C.R. Snyder (2002); B. Fredrickson (2001); The Human Safety Net, "A World of Potential" (materiali ufficiali della mostra, Venezia).
Copertina: Alex Shuper/unsplash