“Non dobbiamo essere indifferenti all’indifferenza”: la Piazza sul Futuro di Agesci
Parola ai giovani nell’incontro-spettacolo organizzato dall’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani. C’è speranza per il futuro, ma anche preoccupazione, tra guerre, senso di solitudine, critiche verso il mondo adulto. Senza rassegnazione.
Cosa vuol dire abitare il futuro? Quali valori guidano le scelte dei giovani chiamati a costruire il proprio domani? A partire da queste domande ha preso forma “Orizzonte Partenza: abitare il futuro con Speranza!”, un percorso nazionale organizzato dall’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (Agesci) che, accogliendo le esperienze e le testimonianze dei più giovani, ha offerto agli educatori (capi) l’occasione per interrogarsi sul significato attuale della Promessa, della Legge Scout e del Vangelo, e su come questi riferimenti possano orientare le scelte in un futuro che appare spesso incerto. “Abitare il futuro” significa imparare a guardarlo con fiducia, assumendosi la responsabilità di contribuire a costruirlo, giorno dopo giorno.
Ma per saperne di più ne abbiamo parlato con i diretti interessati. Ilaria Ciapponi e Mirko Milazzo sono i due capi scout che hanno accompagnato i ragazzi e le ragazze in questo percorso.

“Orizzonte Partenza: abitare il futuro con Speranza!” è un’iniziativa che si fa una domanda molto importante (e che non viene fatta così spesso quanto si dovrebbe): cosa ne pensano i giovani del loro domani. Come vi è venuta l’idea di mettere su questa Piazza sul Futuro? E come si colloca nel percorso Agesci?
Ciapponi. L’iniziativa nasce all’interno di un percorso di riflessione molto più ampio che l’Agesci sta portando avanti, in particolare nella Branca R/S, quella che accompagna i ragazzi e le ragazze nell’ultima fase del loro cammino scout.
A partire da alcune sollecitazioni emerse negli ultimi anni, l’Associazione ha avvertito la necessità di interrogarsi sul significato della Partenza, il momento conclusivo del percorso educativo scout. La domanda di fondo è semplice, ma decisiva: la proposta educativa che trova nella Partenza il suo compimento continua a essere significativa per i giovani di oggi? E, se sì, quali nuove attenzioni richiedono i profondi cambiamenti del contesto sociale, culturale e demografico che stiamo vivendo?
La riflessione riguarda il nostro orizzonte educativo e antropologico, cioè l’idea di uomo e di donna che la proposta scout desidera contribuire a formare, ma anche questioni molto concrete, come la mobilità dei giovani, i cambiamenti nei territori, le nuove forme di partecipazione e le sfide che le nuove generazioni si trovano ad affrontare.
Per questo l’Associazione ha avviato un ampio processo di ascolto e confronto che coinvolge diversi livelli associativi. Da una parte sono stati interpellati i capi e le capo, chiamati a condividere esperienze, intuizioni e riflessioni educative; dall’altra si è scelto di ascoltare la voce dei ragazzi e delle ragazze, chiedendo loro di raccontare il proprio sguardo sul futuro attraverso delle lettere rivolte all’Associazione. Parallelamente è stato costituito un gruppo rappresentativo proveniente da tutte le regioni italiane che ha partecipato a un evento chiamato Cantiere nazionale, che ha avuto il compito di approfondire questi temi e di elaborare una restituzione collettiva.

Milazzo. Ed è proprio da questo percorso che è nata la “Piazza sul Futuro”, che ha preso forma in una grande Veglia R/S (sintesi narrata di un’esperienza di cittadinanza attiva e di crescita personale su un tema specifico, attraverso varie forme di espressione artistica – monologhi teatrali, musica, danza e molto altro) costruita e animata dai venti giovani del Cantiere nazionale durante il Convegno nazionale dei capi e formatori della Branca R/S. La Veglia è stata il punto di incontro tra le riflessioni dei ragazzi coinvolti nel Cantiere e i contenuti emersi dalle lettere raccolte in tutta Italia. Per ottenere un dato numericamente e qualitativamente significativo, infatti, il livello nazionale ha invitato tutte le Comunità R/S sul territorio nazionale a contribuire con il loro punto di vista; scrivendo una lettera con questo input “Cara Associazione, pensando al cammino verso la partenza, noi sentiamo…”. Il cospicuo materiale ricevuto è stato analizzato da un gruppo di ricercatori e restituito al percorso del Cantiere affinché i contenuti e il messaggio della Veglia potessero essere più rappresentativi possibile.
Attraverso linguaggi espressivi diversi, a volte simbolici e a volte molto diretti, i giovani hanno raccontato ciò che vedono nel presente e ciò che immaginano per il domani. Hanno espresso aspettative, desideri, timori e speranze, ma soprattutto hanno offerto uno sguardo sul rapporto con il mondo adulto e sulla società che stiamo costruendo oggi.
Com’è andata la restituzione di queste lettere? Quali speranze e paure sono uscite fuori?
Milazzo. Quello che è emerso è stato, innanzitutto, uno sguardo estremamente lucido sulla realtà. I ragazzi hanno mostrato una notevole capacità di leggere il mondo che li circonda, pur con quella tensione ideale e quella radicalità che caratterizzano spesso l'età adolescenziale e giovanile. Un elemento che ci ha colpito particolarmente è che il loro sguardo non appare affatto in contrapposizione con i valori e con l'orizzonte educativo che l'Agesci propone. Al contrario, molte delle loro intuizioni sembrano confermare e rafforzare la validità di una proposta educativa che mette al centro la responsabilità, il servizio, la comunità e la cura delle relazioni.
Rispetto al tema del futuro, emerge una generazione che vive una tensione molto forte tra speranza e preoccupazione. Da una parte c'è la convinzione che valga la pena impegnarsi, mettersi in gioco e provare a costruire un mondo migliore; dall'altra c'è la percezione di trovarsi di fronte a sfide enormi, spesso più grandi delle proprie possibilità. Molti ragazzi avvertono il rischio di essere schiacciati dalla complessità del presente e temono che il proprio contributo individuale possa non essere sufficiente a incidere realmente sulla realtà.
Ciapponi. Accanto a questo emerge anche un forte senso di solitudine. Una solitudine che riguarda il presente, ma che viene proiettata anche sul futuro, soprattutto quando si parla di impegno civile, sociale e politico. Molti giovani sentono di dover affrontare queste sfide senza trovare sempre negli adulti interlocutori capaci di accompagnarli e sostenerli.

Nelle lettere e nelle riflessioni raccolte emerge infatti anche uno sguardo critico verso il mondo adulto. I più grandi vengono talvolta percepiti come troppo concentrati su sé stessi, disillusi e non sempre capaci di offrire punti di riferimento credibili. A questo si aggiungono le preoccupazioni legate al contesto internazionale, alle guerre, alle crisi ambientali, economiche e sociali, che contribuiscono ad alimentare un senso diffuso di incertezza.
Eppure, ciò che colpisce maggiormente è che tutto questo non si traduce in rassegnazione. Anzi. Nonostante le paure e le difficoltà, i ragazzi continuano a mostrare una profonda capacità di sperare. L'incertezza non spegne il desiderio di agire, né la volontà di assumersi responsabilità.
Un altro tema molto forte riguarda il rifiuto della cultura della performance. I giovani percepiscono di vivere in una società che misura il valore delle persone in base ai risultati, al successo e all'efficienza, e avvertono questa pressione come una delle principali fonti di disagio. Contestano un modello che chiede di apparire sempre all'altezza e che lascia poco spazio alla vulnerabilità. In alternativa, rivendicano il diritto di essere riconosciuti nella loro complessità e chiedono che le fragilità non siano considerate un limite da nascondere, ma una dimensione autentica e preziosa dell'esperienza umana.
In programma (forse) ci sono nuove Piazze sul Futuro. Ci potete già dire qualcosa?
Ciapponi. Al termine del Cantiere nazionale abbiamo voluto compiere un ultimo passaggio: dopo aver costruito insieme la Piazza sul Futuro e aver restituito ai capi e ai formatori le riflessioni emerse dall'ascolto dei giovani, ci siamo chiesti come fare in modo che questa esperienza non rimanesse un evento isolato, ma potesse continuare a generare confronto e partecipazione nei territori.
Per questo abbiamo chiesto ai ragazzi e alle ragazze di immaginarsi di nuovo nelle proprie realtà locali e di individuare, tra i molti temi emersi durante il percorso, quello che sentivano più urgente per il contesto da cui provenivano. Ognuno ha così scelto una particolare sfumatura del lavoro svolto, riconoscendo quali domande, preoccupazioni o speranze risuonassero maggiormente nella propria regione e nella propria comunità.
In modo simbolico, ma anche molto concreto, abbiamo quindi affidato loro un mandato: tornare nei propri territori e promuovere nuove “Piazze sul Futuro”.

Milazzo. Per questo, ciò che ci attendiamo è che nei prossimi mesi, durante l'autunno, possano nascere in molte regioni momenti di confronto aperti non solo ai membri dell'Associazione, ma anche al territorio, ad altre realtà educative e a chiunque voglia interrogarsi sul futuro. Non si tratterà semplicemente di replicare quanto già presentato a livello nazionale, ma di far vivere quelle riflessioni nei diversi contesti locali, approfondendo soprattutto i temi che ogni gruppo ritiene più urgenti e significativi.
Tra i molti messaggi emersi durante il percorso, ce n'è uno che ha raccolto un consenso particolarmente ampio e che, in qualche modo, rappresenta il filo rosso di tutto il lavoro svolto: la necessità di non essere indifferenti all'indifferenza. Forse è proprio questo il messaggio più forte che la Piazza sul Futuro ci consegna: nonostante le incertezze e le difficoltà del presente, i giovani continuano a credere che il cambiamento sia possibile, a condizione di non smettere di interessarsi agli altri e al mondo che condividiamo.
Le fotografie presenti nell’articolo sono a cura di Andrea Pellegrini