Ue: nonostante le visioni di retroguardia sui motori a scoppio, le auto elettriche li soppianteranno
L’Europa ha ridotto i vincoli sui target di emissioni al 2035, ma le vetture pulite si stanno comunque affermando. La crisi della Volkswagen e il grande exploit delle esportazioni cinesi sono due facce della stessa medaglia.
Capire se le auto elettriche in Europa vendono o meno, e se dietro queste vendite ci siano industrie europee o estere, non è semplice. Le notizie che arrivano sono spesso contrastanti, ma viaggiano allo stesso ritmo: sfiducia nelle auto elettriche/boom di vendite, crisi delle colonnine/diffusione delle colonnine, mercato a trazione europea/dominio cinese. Il settore dell’ibrido e plug-in è poi un altro settore a parte, che per ragioni di spazio non tratteremo qui.
Si è tornato a parlare dell’industria automobilistica europea dopo che la Volkswagen, che aveva attivato un piano di riduzione dei costi nel 2023, ha annunciato che dimezzerà i modelli di auto prodotti e attiverà tornate di licenziamenti e pensionamenti anticipati – prima si pensava a 50mila lavoratori entro il 2030, ora la cifra è salita a 100mila.
Tra le cause della crisi dell’azienda tedesca (oltre al generale calo dell’acquisto di auto e ai dazi negli Stati Uniti, un grosso mercato per la Volkswagen) ci sarebbe infatti il mancato ritorno degli investimenti compiuti nel settore elettrico, un po’ per la resistenza culturale che ancora alberga in Europa e un po’ perché le auto della Volkswagen non sono competitive quanto le Tesla o quelle cinesi. A questo proposito, la Cina ha appena stabilito il record di export di più di un milione di veicoli venduti a giugno. Ma la condizione dell’azienda tedesca è paradigmatica dell’intera Unione europea? E soprattutto: come andranno le cose in futuro?
Il quadro globale
Per capirci qualcosa in più serve ampliare lo sguardo. Secondo l’ultimo Global Ev Outlook dell’Agenzia internazionale per l’energia (Iea), pubblicazione di punta per il mercato elettrico, le vendite di auto “pulite” a livello globale sono cresciute del 20% rispetto al 2024, superando le 20 milioni di unità nel 2025, il che significa che un quarto di tutte le nuove auto vendute l’anno scorso sono state elettriche.
L’Europa ha registrato la crescita più significativa, con un aumento delle vendite di oltre il 30%, fattore dovuto secondo l’Iea anche agli standard imposti dall’Ue sulle emissioni di CO2 per le automobili. Standard che però, lo ricordiamo, sono stati rivisti al ribasso a fine 2025 dalla Commissione stessa, una decisione che ha generato un acceso dibattito.
In breve, dal 2035 i costruttori auto europei dovranno rispettare un obiettivo di riduzione delle emissioni allo scarico del 90% rispetto ai livelli del 2021 e non più il 100%. Quindi, mentre prima le aziende europee avrebbero dovuto produrre quasi esclusivamente vetture elettriche o ibride dal 2035, la forbice delle alternative, con questa revisione, si amplia un po’.
Per quanto riguarda il restante 10% di emissioni (sul nuovo target del 90%), dovranno essere compensate appoggiandosi a combustibili sintetici (gli e-fuel), biocarburanti, e utilizzando acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto sul territorio Ue per la costruzione delle vetture. Questo risparmio verrà poi contabilizzato come “crediti” per i costruttori, andando a compensare le emissioni allo scarico dei veicoli. La decisione della Commissione è stata frutto di pressioni politiche e industriali molto forti. È nota la posizione della premier Giorgia Meloni, secondo cui il completo smantellamento delle auto a combustione interna al 2035 era una scelta “ideologica”. Di opinione simile anche il Cancelliere tedesco Friedrich Merz che, insieme ai rappresentanti dell’industria automobilistica tedesca, ha guidato la coalizione contro il bando totale, definendo gli obiettivi di elettrificazione forzata “non realistici”. “È una breccia nel muro dell’ideologia, con il riconoscimento dei principi della neutralità tecnologica e del Made in Europe, anche a tutela delle imprese della componentistica. Ma ora il muro va abbattuto” ha commentato il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso. Spagna, Francia e altri Paesi del nord Europa si sono invece opposti alla decisione della Commissione, per ragioni tanto ambientali quanto di competitività. Secondo Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, si è trattato infatti di “una scelta miope e perdente che rischia di portare una serie di conseguenze negative per la competitività futura del nostro comparto automobilistico facendo, al tempo stesso, un regalo al principale competitore cinese”. Positiva invece la recentissima decisione della Commissione europea di fissare per il 2040 un obiettivo di elettrificazione al 46% dell’economia. Un target che naturalmente influirà anche sul reparto automobilistico: “Una transizione energetica con l’elettrificazione al centro potrebbe, ad esempio, rafforzare la convenienza economica della produzione di veicoli elettrici nell’Ue, stimolando la diffusione di circa 120 milioni di auto elettriche a batteria rispetto agli 8 milioni di oggi e di circa cento milioni di pompe di calore rispetto alle 30 milioni attualmente installate”, si legge nel piano di elettrificazione Ue.
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Tornando alle vetture elettriche, la crescita in Cina ha subito invece un leggero rallentamento, ma i veicoli Ev hanno comunque rappresentato quasi il 55% di tutte le vendite di auto. Negli Stati Uniti sono rimaste relativamente stabili, attestandosi poco al di sotto del 10% del totale, complice però la fine degli incentivi fiscali per i veicoli elettrici voluta dal governo Trump.
Nel frattempo, alcuni mercati emergenti sono sulla cresta dell’onda: nel Sud-est asiatico, le vendite annuali sono più che raddoppiate, raggiungendo una quota di mercato di quasi il 20%, trainata da Vietnam, Indonesia e Thailandia. In America Latina, l’Iea ha registrato una crescita del 75%, sulla spinta degli investimenti di Brasile e Messico. Le case automobilistiche cinesi hanno fornito il 60% delle vendite globali di auto elettriche nel 2025, mentre quelle europee e nordamericane sono state responsabili ciascuna di circa il 15%. Questo trend generalmente positivo, sottolinea l’Iea, è dovuto in parte anche alla crisi energetica derivante dal conflitto in Medio Oriente, che ha portato molti Paesi a rimboccarsi le maniche per trovare delle alternative all’oro nero.
Secondo l’Agenzia, il mercato delle auto elettriche crescerà nei prossimi anni, principalmente grazie a tre fattori – calo dei costi dei veicoli, standard più stringenti in materia di emissioni e prezzi di carburante in aumento – e potrebbe portare la quota di auto elettriche vendute al 50% del parco globale entro il 2035. Al contrario, il quantitativo di auto con motore a combustione interna continuerà a diminuire in tutti gli scenari esplorati.
Fonte: Iea
A trainare questa corsa c’è anche il progresso tecnologico (e la decisiva introduzione dell’intelligenza artificiale), grazie al quale i tempi di ricarica si stanno assottigliando e i picchi di domanda elettrica sulla rete saranno gestiti in modo più efficiente.
Perché, allora, si percepisce così tanta resistenza, anche in Italia? I motivi sono quelli che in molti potrebbero immaginare, e derivano soprattutto da pregiudizi, analizzati in un sondaggio sul territorio nazionale prodotto dall’Osservatorio auto e mobilità della Luiss Business School. Il 67% dei cittadini e cittadine esprime timori sull’autonomia della batteria, mentre il 58% valuta che la rete autostradale di ricarica sia insufficiente (secondo un nuovo studio, in realtà, le infrastrutture di ricarica hanno superato di gran lunga le vendite dei veicoli) e il 72% parla di un prezzo d’acquisto troppo alto. Abbassare i prezzi, per il gruppo di ricerca della Luiss, è la vera chiave di volta per diffondere le auto elettriche, insieme al potenziamento delle batterie, l’ampliamento delle reti di ricarica e la stabilizzazione degli incentivi.
Chi conquisterà il mercato elettrico europeo
Come abbiamo detto, l’Ue è la regione del mondo con la crescita più significativa in termini di vendite di auto elettriche e ibride, il che la rende una meta appetibile per l’esportazione da parte di altri Paesi. A inizio 2026 le auto elettriche nell’Ue hanno doppiato le vendite di quelle a diesel, raggiungendo quota 2,6 milioni di unità e superando il gasolio di oltre 1,5 milioni.
I quattro principali mercati (che rappresentano il 62% delle immatricolazioni elettriche europee) sono tutti in crescita: Germania: +43,2%, Paesi Bassi: +18,1%, Belgio: +12,6%, Francia: +12,5%. In Italia sono state immatricolate 94.230 auto elettriche, con una quota di mercato salita al 6,15% (era 4% nel 2024). Ma la domanda è: chi si prenderà questa fetta di mercato?
Secondo un’analisi della Commissione europea, il colosso cinese Build your dreams (Byd) ha registrato una forte crescita negli ultimi anni, con un aumento significativo delle vendite nel Vecchio continente. Nella classifica dei produttori del 2025, Byd è infatti terza, dietro a Volkswagen e Bmw.

Fonte: Ansa
Anche altri produttori esteri stanno espandendo la loro presenza. La Jaecoo 7 Phev, modello ibrido plug-in dell’azienda cinese Chery Automobile, ha mancato di poco l’ingresso nelle 20 auto più vendute sul suolo europeo, e secondo gli analisti questi numeri sono destinati a crescere, dati i costi molto competitivi delle auto cinesi e le tecnologie innovative di cui sono provviste.
In molti richiedono perciò un cambio di passo nelle strategie governative. “L'Europa non si limita a tenere il passo con la transizione elettrica, ma ne detta il ritmo a livello globale”, ha dichiarato Ben Nelmes, Ceo di New AutoMotive, organizzazione di ricerca indipendente britannica nata con l’obiettivo di accelerare la transizione verso i veicoli elettrici. “Governi e industria devono ora assicurarsi che le infrastrutture di ricarica e le condizioni di mercato siano adeguate a sostenere questo slancio per il resto dell'anno”.
La partita è insomma ancora aperta. Il mercato delle auto elettriche europee è un terreno in piena crescita. Se questa sarà guidata dall’Unione europea o dalla Cina è ancora da scoprire.
Copertina: Zaptec/unsplash