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Il dipartimento della Guerra Usa presenta "Autowarcom" per l'automazione e l'AI in battaglia. Il ruolo di Musk

Il Pentagono prepara il nuovo comando militare per droni e sistemi autonomi, lo ha annunciato il segretario USA alla Guerra, Pete Hegseth. La competizione tecnologica accelera anche sul campo di battaglia, mentre crescono interrogativi su controllo umano, sicurezza dei civili ed escalation tra le grandi potenze globali.

di Flavio Fabbri

lunedì 5 ottobre 2026
Tempo di lettura: min

Il Segretario della Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, annuncia la nascita del nuovo comando militare Autonomous Warfare Command.

La corsa all’intelligenza artificiale accelera anche nella struttura di comando delle forze armate americane. A Quantico, il segretario del Dipartimento della Guerra, Pete Hegseth, ha annunciato la nascita ufficiale dell’Autonomous Warfare Command, o Autowarcom: un comando dedicato a sviluppare e distribuire capacità autonome e robotiche nell’intero apparato militare. L’avvio è previsto per il primo ottobre 2027, con una guida militare a quattro stelle.

La novità va oltre l’acquisto di droni, di cui siamo ormai abituati a sentir parlare, Washington vuole rendere l’automazione robotica una componente strutturale della propria potenza, con l’obiettivo strategico di accelerare sperimentazione, produzione, addestramento e impiego operativo.
Hegseth parla di un comando interforze, dunque, che dovrà coordinare capacità utilizzabili da diverse componenti militari. Il progetto preparatorio “Agincourt” servirà anche a sperimentare un modello di acquisizione più rapido.

“Oggi, con Autowarcom, istituzionalizziamo e potenziamo l’era della superintelligenza, della robotica e dei sistemi autonomi, il tutto per vincere“, ha chiarito il segretario della Guerra, richiamando più di una volta nel suo discorso “lo spirito guerriero dei soldati americani”.

A Elon Musk affidata la ricerca delle armi del futuro

Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha lanciato “Project Meridian”, uno studio di 120 giorni sul futuro della guerra affidato agli imprenditori Elon Musk e Palmer Luckey, con l’aiuto di Newt Gingrich (ex deputato repubblicano di lungo corso). Il gruppo dovrà mappare i nuovi domini di conflitto (dallo Spazio profondo agli ambienti sotterranei) e indicare le tecnologie e le capacità necessarie agli Stati Uniti per mantenere il vantaggio militare.

Il rapporto, previsto per fine gennaio 2027, sarà pubblico, con un’allegata parte classificata. L’iniziativa segna il primo incarico ufficiale di Musk nell’amministrazione Trump dopo la sua esperienza alla guida del dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE).

Non possiamo qui che ribadire, se ancora ce ne fosse bisogno, il rischio di un enorme conflitto di interesse. Partiamo da Musk: SpaceXAI è uno dei maggiori appaltatori del Pentagono, con miliardi di dollari in contratti per lanci e satelliti; Tesla e le aziende di intelligenza artificiale legate al miliardario sudafricano sviluppano tecnologie di interesse militare.
Luckey è fondatore di Anduril Industries, azienda di armi autonome e sistemi di difesa che ha appena chiuso un round da 5 miliardi di dollari e ottenuto contratti fino a 20 miliardi con l’esercito.
Chi decide il futuro della guerra? Un manipolo di super miliardari americani?
Iniziative come queste segnano indelebilmente un ulteriore passo verso la privatizzazione della pianificazione strategica dell’esercito americano, con un ruolo crescente di questi imprenditori della tecnologia e investitori nel complesso militare-industriale senza le minime competenze nel settore.

Droni e armi autonome: la lezione della guerra in Ucraina

La logica è economica prima ancora che tecnologica, si legge sulla Reuters. Nella guerra in Ucraina, sistemi relativamente economici hanno dimostrato di poter minacciare mezzi molto più costosi (droni da poche migliaia di dollari mettono fuori gioco infrastrutture di milioni di dollari). Il Pentagono cerca quindi di affiancare alle grandi piattaforme da guerra quantità maggiori di dispositivi “sacrificabili” (perché poco costosi appunto), facilmente sostituibili e velocemente aggiornabili.

“In questo momento storico abbiamo bisogno sia di qualità sia di quantità”, ha dichiarato Hegseth in sede di presentazione.

Questo non significa che ogni drone sarà un’arma autonoma, il fattore umano resta ancora decisivo in linea di massima. Un velivolo telecomandato dipende da un operatore; un sistema automatizzato esegue funzioni prestabilite; un’arma autonoma può selezionare e attaccare bersagli senza ulteriori interventi umani dopo l’attivazione. La distinzione è decisiva: automatizzare la navigazione o la logistica comporta responsabilità diverse rispetto a delegare la scelta di colpire.

AI, robotica e superintelligenza: le tecnologie della guerra futura

Sul piano tecnologico, l’orizzonte comprende droni, robot terrestri e piattaforme navali senza equipaggio, collegati a sensori e software di comando. L’AI o superintelligenza può contribuire ad analizzare immagini, riconoscere oggetti, pianificare percorsi e coordinare più mezzi. Sono esempi delle capacità pertinenti all’automazione, non un inventario definitivo di Autowarcom, che potrebbe nascondere per il momento ulteriori soluzioni tecnologiche altamente letali a disposizione del comando.

Hegseth ha richiamato la superintelligenza, insieme alla capacità di calcolo e alla manifattura commerciale avanzata, come punti chiave dell’Autowarcom, ma questa dotazione tecnologica avanzata non dimostra l’esistenza di una capacità militare “superiore” all’intelligenza umana.
L’annuncio documenta più un programma organizzativo, senza provare che il Pentagono disponga già di sistemi simili. Confondere capacità attuali e promesse future rischia di oscurare problemi immediati di affidabilità e controllo e anzi ci dovrebbe porre nella condizione di poter criticare fin da subito questo impianto politico e industriale.

La corsa agli armamenti autonomi e la competizione con la Cina (e non solo)

La lettura geopolitica è quella di una competizione che si intensifica e sappiamo ormai bene quali sono gli attori in campo, sicuramente la Cina, probabilmente la Russia, ma altri potrebbero esseri pronti dietro le quinte. Per Washington, accelerare l’autonomia significa cercare un vantaggio sugli avversari, anzitutto sulla Cina.

Una superiorità perseguita, in questo modo, però, attraverso velocità e quantità potrebbe anche spingere gli altri Stati ad aumentare gli investimenti, innalzando velocemente le tensioni geopolitiche già oggi esasperate. Il rischio è una spirale nella quale il timore di restare indietro prevale sulla verifica delle tecnologie, ma anche un continuo riecheggiare della trappola di Tucidide, rilanciata dai cinesi proprio in occasione del vertice Cina-USA di maggio (che noi italiani ed europei abbiamo colpevolmente dimenticato, nonostante faccia parte della nostra eredità culturale).

I rischi dell’AI militare: civili, controllo umano ed escalation

Per i civili, il pericolo più concreto riguarda errori di identificazione e attacchi imprevedibili. Sensori imperfetti, ambienti complessi e informazioni incomplete possono compromettere le decisioni della superintelligenza, ma anche quelle prese da soldati in carne ed ossa da remoto. Il Comitato internazionale della Croce Rossa ha chiesto da tempo di vietare armi autonome imprevedibili e quelle progettate o utilizzate per colpire persone, imponendo restrizioni alle altre. Ovviamente una richiesta caduta letteralmente nel vuoto di un’epoca in cui il diritto internazionale e la diplomazia non trovano più spazio in nessun tavolo.

Esiste poi un rischio strategico, perchè sistemi che reagiscono troppo rapidamente possono comprimere il tempo disponibile per verificare una minaccia e interrompere un’escalation. Il controllo umano diventa fragile se chi supervisiona non riesce a comprendere o fermare un’azione. Nella guerra ibrida, inganni informativi e attacchi informatici potrebbero aggravare questa vulnerabilità.

Autowarcom e l’Europa: il nodo della dipendenza tecnologica

Autowarcom rende istituzionale una trasformazione già avviata, ma con un’accelerazione che forse è sfuggita ai radar dei mezzi di comunicazione. Per l’Europa, la questione è sempre la stessa di molti altri ambiti di applicazione di queste tecnologie avanzate, cioè la dipendenza tecnologica e la limitata capacità di imporre delle regole (senza contare la frammentazione dell’industria europea della Difesa e la tendenza a “comprare americano”).

La sfida politica sarà pretendere limiti verificabili, responsabilità chiare e possibilità effettive d’intervento: perché rendere la guerra più economica, rapida e automatizzata potrebbe rendere più facile iniziarla e più difficile controllarla.

Non ci dimentichiamo che queste armi automatizzate e dotate di superintelligenza sono altamente letali (tralasciando l’inquietante tema degli arsenali nucleari), soprattutto per i civili indifesi. Gli ultimi scenari di guerra, comprese le operazioni militari israeliane in Palestina e Libano, lo dimostrano ampiamente.