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Un modello di giustizia riparativa intergenerazionale per una Neocrazia

I “reati” commessi dalle generazioni precedenti sono la rottura multipla di un patto sociale. Per questo c’è bisogno di una “giustizia relazionale” che ristabilisca un dialogo costruttivo tra le parti.

di Vanni Rinaldi e Rosamaria Vaccaro

lunedì 2 novembre 2026
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Le proteste giovanili che in queste settimane si stanno propagando in Europa, ma non solo, partono tutte da un tratto comune: la sensazione di “disempowerment”[1] o “deprivazione del potere” che avvertono sempre più i giovani. È un “disempowerment” che ha varie cause.

La prima è quella demografica. I giovani sono oppressi dall’aumento delle classi degli anziani, genitori e nonni. La piramide demografica in Europa specialmente, ma anche in Cina si è rivoltata. Gli anziani diventano la maggior parte della popolazione e questo significa una cosa ben precisa, che i giovani hanno meno potere politico. Inoltre il sistema di welfare sta diventando sempre più disuguale. Ci sono pensioni ricche e stipendi poveri e giovani lavoratori precari che le devono pagare. Il politologo Tim Vlandas dell’Università di Oxford ha definito questa tendenza di politica economica, che a causa dell’invecchiamento porta i governi a favorire l’elettorato maggioritario anziano, con il neologismo di “gerontonomy”[2].

La seconda causa è la crisi climatica. Anche qui i giovani sono costretti a subire gli effetti di una mancata azione e di un danno causato dalle generazioni precedenti. Con tutte le conseguenze di incertezza sul loro futuro. I danni futuri ricadranno tutti sulle loro spalle senza che ne abbiano responsabilità e senza poter far contare la loro “voce” nella realizzazione di politiche di contenimento e di cambiamento ,in una spirale di “regressione insostenibile” come ha ricordato Enrico Giovannini presentando l’ultimo Rapporto ASviS.

Infine la terza causa è la più recente e riguarda la piega che ha preso l’innovazione tecnologica. Già oggi nei settori dove arriva l’IA si avverte un fenomeno di forte riduzione del lavoro e una sua trasformazione in una commodity sottopagata. Secondo una ricerca di Challenger, Gray e Christmas[3], da gennaio l’IA è stata indicata nei soli Stati Uniti, come la causa di oltre 120 mila tagli del personale.  

Tutto ciò provoca nei giovani questa sensazione di “privazione di potere” e di “furto di futuro” che spinge la rabbia delle proteste. Si può pensare di ricorrere alla repressione e aumentare le pene per chi protesta, e sempre più sono i governi che scelgono questa strada, o si può decidere di capire che ciò che questi giovani stanno segnalando è che è stato commesso un “reato” nei loro confronti. Le generazioni precedenti sono infatti responsabili nei loro confronti, in primo luogo e non solo, di non aver fatto abbastanza per affrontare in maniera adeguata i problemi, che hanno generato con le loro scelte economiche, politiche, sociali e ambientali. E anzi sono responsabili in alcuni casi di averli negati e cavalcato le paure e l’insicurezza generata per motivi di potere.

Alla fine si tratta di un problema di giustizia riparativa intergenerazionale.

Le generazioni precedenti sono infatti, collettivamente, responsabili verso i giovani ma rimangono impunite. Anzi sempre di più sono loro a continuare a gestire il potere evitando in questo modo di rispondere delle loro responsabilità.

Secondo il suo padre fondatore, Howard Zehr[4]: "La giustizia riparativa può essere vista come un modello di giustizia che coinvolge la vittima, il reo e la comunità nella ricerca di una soluzione che promuova la riparazione, la riconciliazione e il senso di sicurezza collettivo".

In termini pratici, il tratto più importante della giustizia riparativa è quello di proporre modelli di soluzione dei conflitti che abbiano un contenuto di riparazione del danno.

In questo senso la definizione di giustizia riparativa che meglio risponde al “disempowerment” dei giovani è quella che cerca di “curare” il male arrecato dall’autore del reato alla vittima e alla comunità tutta[5]. Si tratta di ripristinare le relazioni sociali tra le parti, estendendo alle rispettive comunità di appartenenza, anziani e giovani, la capacità di concorrere alla “soluzione del problema”.

I “reati” commessi dalle generazioni precedenti, devono quindi essere perseguiti non tanto e non solo come “una violazione di una norma giuridica” ma come una rottura multipla di un patto sociale, e quindi in primo luogo c’è bisogno di una “giustizia relazionale” che ristabilisca un dialogo costruttivo tra le parti. Attraverso il dialogo costruttivo intergenerazionale potranno emergere soluzioni che tendano a un risarcimento e una riparazione, riequilibrando la perdita di potere dei giovani.

Come nel caso della trasformazione digitale, ad esempio, dove i giovani potrebbero reclamare una sovranità digitale sui loro dati, che li metterebbe in condizione di avere “una voce” nella governance dell’IA, per fare in modo che la tecnologia possa contribuire alla soluzione dei problemi che li preoccupano, come gli effetti dei cambiamenti climatici.

 Così come per recuperare il gap evidenziato nell’ultimo Rapporto ASviS sull’inflazione cumulata che penalizza i giovani tra i 18 e i 34 anni, potrebbero essere immaginate formule di riduzione o eliminazione dell’IVA su alcuni beni a favore dei giovani.

Nel diciannovesimo secolo John Stuart Mill aveva proposto nella sua opera “considerazioni sul governo rappresentativo”[6] il concetto di voto plurimo o voto supplementare. Si trattava di concedere un voto aggiuntivo ai cittadini dotati di un livello superiore di istruzione, competenza o responsabilità professionale. Questa proposta potrebbe oggi essere rivista nell’ambito del dialogo costruttivo intergenerazionale, immaginando ad esempio un voto aggiuntivo per i giovani, come risarcimento concreto per la perdita di potere subita.

Si tratterebbe di costruire con il “dialogo costruttivo intergenerazionale” una “Neocrazia”, che attribuisca loro maggior potere decisionale per riparare al “disempowerment”, e operare con delle misure concrete e immediate per risarcire i danni operati dalle generazioni precedenti. 

di Vanni Rinaldi, giornalista, e Rosamaria Vaccaro, sociologa

 

[1] https://oxford-review.com/the-oxford-review-dei-diversity-equity-and-inclusion-dictionary/disempowerment-definition-and-explanation/

[2] https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/1467-923x.70145

[3] https://www.challengergray.com/blog/challenger-report-layoffs-fall-hiring-picks-up-ai-leads-for-fifth-straight-month/

[4] Howard Zehr; The little book of Restorative Justice; Good Books; 2015

[5] Grazia Mannozzi, Giovanni Angelo Lodigiani; La Giustizia riparativa, formanti, parole e metodi; Giappichelli; 2025

[6] John Stuart Mill;  Considerazioni sul governo rappresentativo.La crisi del vecchio regime e la nascita della democrazia moderna; Editori Riuniti; 1997; Roma