13 ottobre 2021

"Stiamo creando Dio", "Semi proteici", "Alle origini della calvizie": questi i temi della nostra rassegna settimanale.

  • “Stiamo creando Dio”. Secondo Mo Gawdat, ex Chief business officer di Google X, l’epoca della singolarità sta arrivando, e rappresenterebbe una grave minaccia per l’umanità. In un’intervista rilasciata a The Times, Gawdat ha affermato di aver avuto questa intuizione mentre lavorava con gli sviluppatori di Google X alla costruzione di braccia robotiche, assemblate per trovare e raccogliere una pallina. “Il braccio ha afferrato la palla, e sembrava tenerla sollevata verso di noi, in un gesto che mi è sembrato di esibizionismo. All’improvviso mi sono reso conto che questo è spaventoso. La realtà”, ha aggiunto, “è che stiamo creando Dio”.

  • Semi proteici. “Alcuni ricercatori in Islanda stanno coltivando oltre 100mila piante di orzo geneticamente modificate, per creare carne coltivata in laboratorio”. La notizia, riportata dalla Bbc, riguarda l’estrazione, da questo orzo alterato, della “proteina della crescita”, necessaria a produrre carne artificiale. “Quest'innovazione potrebbe rendere l'industria alimentare ancora meno dipendente dagli animali vivi”, si legge su The Byte. L'azienda proprietaria della coltivazione, la Orf Genetics, sta utilizzando a questo fine metodi di coltivazione idroponica altamente tecnologici. “La popolazione è in aumento e dobbiamo nutrire tutte le persone”, ha detto alla Bbc Arna Runarsdottir, direttrice della sezione di tecnologia proteica di Orf Genetics.

  • Alle origini della calvizie. Secondo il New York Times, un team di ricercatori della Northwestern University ha portato a termine uno studio in grado di “ridefinire il modo in cui comprendiamo l’invecchiamento, e forse prevenire la calvizie”. Fino a oggi, gli scienziati hanno infatti sempre creduto che, a causa di un processo chiamato “esaurimento delle cellule staminali”, le cellule nei rigonfiamenti dei follicoli piliferi morissero nel tempo, facendo sì che i capelli diventassero prima bianchi e poi si estinguessero. Ma il team ha identificato due geni coinvolti nell'invecchiamento dei capelli (FOXC1 e NFATC1) e responsabili della caduta degli stessi. “Invece di morire, le cellule staminali sono letteralmente spremute fuori dai minuscoli fori nei follicoli piliferi”, si legge nella ricerca. “I due geni sono responsabili dell'intrappolamento delle cellule nel rigonfiamento del follicolo: in quelle più vecchie, si è notato che erano meno attivi”. Per dimostrare la loro teoria, il team ha allevato topi privi di questi due geni. Dopo appena quattro o cinque mesi, hanno iniziato a perdere i peli.

di Flavio Natale 

Mercoledì 20 Ottobre 2021