La voce dei giovani sui pilastri tematici del G20

La partecipazione giovanile è uno strumento fondamentale per affrontare le problematiche della società. Qui alcune delle iniziative più significative, dal summit dello Youth 20 all’Hackaton per il clima.

di Nafissa Aboulkassim

Per la prima volta nella storia, nel 2021 l’Italia ospiterà il G20 che si terrà a Roma dal 30 al 31 ottobre del 2021.

Lo Youth 20 (Y20) è uno degli engagement group ufficiali del G20, costituito da delegazioni di ragazzi dai 20 ai 30 anni, e nasce con l’obiettivo di consentire ai giovani di esprimere le loro idee e visioni per il futuro ai capi di Stato e di governo del G20. Si tratta di una piattaforma inclusiva di dialogo da cui emergono una serie di raccomandazioni raccolte in un comunicato finale, che viene consegnato alla presidenza di turno e rappresenta le posizioni dei giovani sulle tematiche dell’agenda del forum.

Il 2 luglio ho avuto l'onore di poter partecipare alle consultazioni nazionali del Y20 in rappresentanza dei giovani dell’Unicef, insieme a diverse associazioni giovanili italiane che hanno condiviso e presentato le idee dei giovani sui temi di inclusione, innovazione e sostenibilità. Dopo queste consultazioni si è lavorato per raccogliere le principali proposte delle tre sessioni da includere nel report finale, portato sul tavolo Y20 come input per la stesura del comunicato finale per il G20.

Dal 19 al 23 luglio si è poi tenuto il summit dello Youth 20. Durante i lavori, i giovani hanno ascoltato e interagito con esponenti delle istituzioni, rappresentanti delle organizzazioni internazionali e leader di importanti compagnie italiane e internazionali. I partecipanti hanno condiviso idee e proposte sulle tre macroaree dello Y20 2021:

  • Innovazione, digitalizzazione e futuro del lavoro
  • Sostenibilità, clima ed energia
  • Inclusione e pari opportunità

Queste idee sono infine confluite in un comunicato finale indirizzato al G20.

Se già prima della pandemia molte ragazze e ragazzi, spinti soprattutto dal movimento Fridays for Future, si interrogavano sul loro futuro e sul futuro del loro pianeta, il Covid-19 ha accelerato e amplificato questa riflessione e sempre più giovani chiedono oggi un cambio di rotta, con istituzioni e società più attente ai bisogni delle generazioni future.

Il mio impegno e il mio attivismo sono iniziati anni fa, quando sono diventata volontaria Younicef. Ma anche per me si sono intensificati con la pandemia, quando, alla fine del primo lockdown, ho partecipato a “The future we want” , una serie di focus group con 22 giovani provenienti dal nord e dal sud del Paese, italiani e non, rappresentanti di diverse realtà. Tramite un processo partecipativo abbiamo elaborato un sondaggio online rivolto dagli adolescenti dai 15 ai 19 anni, a cui hanno risposto oltre duemila persone. Volevamo capire quali insegnamenti ragazze e ragazzi avevamo acquisito in quel periodo e trarne delle raccomandazioni per il futuro da condividere con le istituzioni. Tra le riflessioni era molto forte quella sull'ambiente. Il lockdown e lo stop forzato ci hanno mostrato i risvolti positivi sull'ambiente circostante e un impatto positivo sui livelli di inquinamento. Ma questo trend dovrebbe proseguire anche ora, con la graduale ripresa dei ritmi normali. Su questi temi concentro molto la mia attenzione.

Con Younicef e Unicef Italia parteciperemo ad esempio al progetto “Hackathon: climate change and youth engagement”, che ha la finalità di garantire l’impegno e la partecipazione attiva dei giovani durante lo Youth4Climate. Durante l’Hackathon, elaboreremo dei progetti in materia di cambiamento climatico e sostenibilità a partire dal nostro territorio, alcuni progetti verranno poi presentati durante lo Youth4Climate. Successivamente, saranno sottoposti anche a una valutazione da parte del ministero per la Transizione ecologica. Un percorso che vuole favorire l’empowerment e lo sviluppo delle competenze dei giovani sui relativi focus tematici e portare le loro istanze all’attenzione dei decision-makers a livello internazionale.

Penso che dovrebbero esserci più percorsi di questo tipo, che noi giovani dovremmo poterci esprimere di più e partecipare alla vita democratica del nostro Paese. È fondamentale rivolgersi ai giovani e saperli ascoltare. La partecipazione dei giovani è uno strumento fondamentale per affrontare le problematiche della società e i suoi necessari cambiamenti.

di Nafissa Aboulkassim, 20 anni, nata in Marocco e cresciuta ad Asti, studentessa di Medicina a Parigi. È attivista Younicef e Ublogger (www.ublogger.org).

Lunedì 02 Agosto 2021