Senza una mobilità sostenibile giovani e anziani sempre più insicuri nel 2060

Il tasso di mortalità stradale che riguarda i futuri anziani sarà tra quattro decenni ancora più alto rispetto ad oggi, rileva una nuova ricerca di Fondazione Unipolis.

di Andrea De Tommasi

In che tipo di città vivranno le ragazze e i ragazzi che oggi si trovano nella fascia degli under 29 e che nel 2060 entreranno gradualmente a far parte della cosiddetta Terza età? Dal punto di vista della mobilità, si troveranno in ambienti più sicuri e quindi più sostenibili? Sono alcune delle domande alle quali ha cercato di rispondere la nuova ricerca “Cambiamo strade, cambiamo futuro”, realizzata nell’ambito del progetto sicurstrada da Unipolis, la fondazione d’impresa del Gruppo Unipol, e presentata lo scorso 14 giugno.

Attraverso l’utilizzo di proiezioni sulla base dei dati attuali sulla sicurezza stradale, esce un quadro allarmante per la generazione che oggi ha meno di 29 anni ma che nel 2060 si ritroverà anziana, in una Italia in generale più invecchiata. Già nel 2050, in assenza di interventi, il nostro sarà il Paese europeo con il maggior numero di morti e feriti in incidenti stradali fra gli over 65.

Occorre dire che in Italia, nell'arco degli ultimi due decenni, in particolare dal 2001, data di inizio del Programma d'azione europeo per la sicurezza stradale, un numero sempre minore di persone ha perso la vita o è rimasto ferito a causa di un incidente stradale. Dal 2001 al 2010, rileva la ricerca, i morti sono passati da 7.096 a 4.114 (-42,4%) e i feriti da 373.286 a 304.720 (-18,9%). Un trend positivo che è proseguito nell’ultimo decennio: dal 2010 al 2020, infatti, in Italia si è registrato un calo dei morti rispetto al 2010 del 23%, più alto del valore medio europeo (-22%). Ciò nonostante, l’Italia non riesce a fare quel salto di qualità necessario per uscire da una posizione di limbo che oscilla tra il 13esimo e il 16esimo posto fra i 28 Paesi dell’Unione, con un tasso di mortalità da incidenti stradali superiore alla media europea.

Proiettando gli attuali dati sulla mortalità stradale fino ai prossimi quaranta anni e confrontando gli stessi con le tendenze demografiche, emerge uno scenario in cui i morti in incidenti con più di 65 anni aumenteranno del 50%, con punte particolarmente elevate fra le persone di 80 anni e oltre che avranno percentuali raddoppiate.

In sintesi, nel 2060 per le due fasce d’età 65 -79 anni e 80 anni e oltre è previsto un aumento sia nei numeri assoluti sia nelle percentuali di incidenza sul totale delle vittime e dei feriti. Se il trend sarà confermato, l’Italia non riuscirà a raggiungere l’obiettivo di dimezzamento della mortalità da incidenti stradali né nel 2030 né nel 2050 e, addirittura, le proiezioni al 2060 prevedono un aumento delle vittime della strada over 65. Numeri preoccupanti, che richiedono un deciso ripensamento dell’organizzazione degli spazi nei centri urbani.

In particolare, suggerisce la ricerca, alcune possibili soluzioni sono il ridurre l’utilizzo di auto private in favore dei mezzi pubblici, usare auto meno inquinanti, incrementare le strade a velocità limitata e gli spazi verdi, aumentare le piste pedonali e ciclabili protette, adottare misure per favorire car pooling, car e bike sharing nonché agevolare sistemi tecnologici di regolazione del traffico. Più in generale, occorre però pensare a un diverso paradigma dello sviluppo in cui la mobilità urbana diventi sinonimo di mobilità sostenibile: una mobilità che dia nuovo ritmo alle comunità urbane, con una rinnovata qualità della vita, più sicura e più in sintonia con l’ambiente.

La ricerca, che raccoglie anche le proposte dei giovani che partecipano ai gruppi di lavoro dell’ASviS e degli studenti coinvolti nel progetto O.R.A. - Open Road Alliance, è stata presentata nell'ambito dell'evento "Quale Mobilità? Quale Città?", con la partecipazione di Fausto Sacchelli, Project Manager di Fondazione Unipolis; Elena Petrucci - responsabile Osservatori sui Megatrend di -skopìa; Maurizio Melis - Radio 24; Maria Vittoria Dalla Rosa Prati – New Wave Plef, Coordinatrice Gdl ASviS Organizzazioni Giovanili; Pierfrancesco Maran - assessore Urbanistica, Verde e Agricoltura del Comune di Milano e Marisa Parmigiani - direttrice di Fondazione Unipolis.

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di Andrea De Tommasi

 

Mercoledì 23 Giugno 2021