Come raccontare il futuro senza ricadere nei luoghi comuni

Il sito Uncomfortable knowledge hub rielabora i dati raccolti da Magic, il progetto che analizza la narrativa europea in materia di acqua, energia e cibo. Ne esce un quadro preoccupante sui provvedimenti adottati dalla Commissione.

di William Valentini

In gergo giornalistico, la parola debunking indica il processo, peraltro sempre più necessario, con cui viene chiarito che notizie emerse generalmente da siti poco attendibili, e che magari sono diventate virali sui social network, sono in realtà false. Uncomfortable knowledge hub svolge in qualche maniera lo stesso compito, smascherando tutte le policy legends usate attualmente dalla Unione europea per descrivere e affrontare i problemi legati alla sostenibilità.

Il sito, infatti, deriva dall’iniziativa Moving to adaptive in complexity: informing the nexus security (Magic) che monitorava sia la qualità della narrativa usata della Commissione europea per caratterizzare i problemi della sostenibilità, sia la robustezza della informazione scientifica usata come evidenza nel dibattito pubblico nell’ambito del progetto Water Energy Food and Ecosystem Nexus (Wefe Nexus).

I risultati grezzi emersi dal progetto Magic contenevano aspetti critici sulla narrativa europea, ma non erano di facile lettura. Gli analisti li hanno quindi raccolti, rielaborati e resi fruibili per tutti attraverso l’uso di brevi cartoon, video e grafiche animate. Contestualmente, in fondo alla pagina di ogni focus dedicato a un problema si trovano anche articoli accademici che arricchiscono il dibattito. L’iniziativa ha creato qualche sconcerto iniziale a Bruxelles, ma poi è stato pienamente condiviso.

Per rendere il più efficace possibile la comunicazione all’esterno e per fornire nuove prospettive alle questioni affrontate, uncomfortableknowledgehub.com utilizza il Quantitative storytelling (Qst).

Questa narrazione “non pretende di presentare la verità su un dato problema, né che i numeri usati in una determinata analisi siano incontestabili”, spiegano gli autori. “Quando si affrontano tremende questioni di sostenibilità, i numeri possono sempre essere calcolati e interpretati in molti modi diversi”. Il sito, allora, presenta semplicemente storie che forniscono versioni alternative su un determinato problema.

L’analisi si concentra su sei macro aree che riguarderanno il futuro dei Paesi dell’Unione europea: dalla fattoria alla tavola; aggiornamenti delle narrazioni sull’agricoltura; decarbonizzazione della produzione di elettricità; decarbonizzazione dei combustibili liquidi; economia circolare e uso di leggende politiche; efficienza energetica; complessità e consulenza scientifica.

Proprio nella narrazione dell’agricoltura sono emerse tutte le inefficienze del sistema europeo, riassunte e spiegate nel primo topic del sito. Esistono infatti almeno tre elementi di forte incongruenza nella gestione di uno dei settori più strategici per tutto il Continente, soprattutto per quello che riguarda la Strategia farm to fork, che dovrebbe accorciare la filiera e avvicinare il produttore al consumatore. Tuttavia, il rapporto tra le aree agricole che producono e le città che consumano viene spesso messo in crisi: da un lato, le città non rilasciano esternalità positive alle aree agricole. Inoltre, per far fronte alla domanda queste ultime sono costrette a sfruttare la terra, con effetti negativi sulla biodiversità e sulla salute degli ecosistemi; dall’altro per non disattendere la domanda interna stanno crescendo le importazioni agricole. Un problema che mette a rischio la sicurezza alimentare dell’Europa e crea svantaggi economici per gli agricoltori europei, che si trovano spesso a competere con aziende che beneficiano di normative meno rigide.

Di ordine più teorico, l’analisi della narrazione intorno al concetto di efficienza energetica. Come misurare l'efficienza? Perché gli indicatori dell’efficienza energetica di una comunità promuovono sempre nuovi gadget e dispositivi accessibili solo ai ricchi, mentre le pratiche di condivisione, che sono normalmente messe in atto dai poveri e che sono ugualmente o anche più efficaci per il risparmio energetico, vengono sistematicamente ignorate? Non solo: secondo gli autori della ricerca è fuorviante equiparare gli aumenti dell'"efficienza" (basata su una definizione di prestazione che si riferisce a un singolo attributo, tra molti altri) con un "miglioramento della sostenibilità” complessiva. Peraltro, spiegano gli analisti, gli indicatori di efficienza non sono utili nelle discussioni politiche, perché non si possono confrontare le performance delle economie di diversi Paesi sulla base di definizioni semplicistiche di efficienza. Per caratterizzare l'andamento delle diverse economie, si deve tenere conto del mix di attività produttive, della disponibilità e della qualità delle risorse, dei livelli dei consumi, del grado di apertura al commercio estero (e di tutte le variabili che lo condizionano, dalle ragioni di scambio, ai costi di trasporto, alla collocazione geografica). Se non siamo in grado di tenere conto di tutti questi fattori, l'uso di indicatori che dividono un numero per un altro semplicemente non può generare informazioni significative sull'efficienza di un'economia.

di William Valentini

Martedì 20 Aprile 2021