Il 5G nell’evoluzione delle connessioni per l’industria 4.0

Una “diversità” di tecnologie di connessione sembra preferibile alla monocoltura della tecnologia apparentemente più avanzata.

Anche nello sviluppo della tecnologia, come negli ecosistemi naturali, i fenomeni coevolvono, seguendo schemi non lineari. Non è così scontato che la nuova versione di una tecnologia sia necessariamente migliore della precedente per tutte le applicazioni. E l’unico modo per procedere razionalmente è sperimentare, teorizzare, tornare a sperimentare: senza cedere ai preconcetti “ideologici” che talvolta conquistano la mente dei tecnologi. Per esempio, si sta delineando una questione di “ecologia delle connessioni”, per così dire, nel campo della produzione del futuro.

 

Qual è il posto del 5G nella connessione delle fabbriche che, nel paradigma industria 4.0, diventano piattaforme? Meglio il Wi-Fi, la fibra o, appunto, il 5G? Un consorzio di ricerca, finanziato dalla Commissione europea, sperimenta tutte le applicazioni del 5G nell’industria. E la Bosch predispone una fabbrica di semiconduttori in modo che sia adatta al 5G. Il problema è che nella produzione di chip, ormai, si arriva a manipolare la materia a livelli di miniaturizzazione che talvolta si avvicinano al livello molecolare o poco più sopra: quindi i campi elettromagnetici rischiano di influenzare la riuscita delle produzioni.

 

La Bosch sperimenta, senza preconcetti: il 5G sarebbe una fantastica tecnologia per una fabbrica-piattaforma, nella quale ogni passaggio del processo produttivo e ogni macchina o semilavorato, dotati di sensori, generano dati che le intelligenze artificiali analizzano in funzione dell’efficienza produttiva, del coordinamento con la filiera dei fornitori, dell’affinamento costante delle previsioni di domanda. Ma lo stesso 5G potrebbe creare interferenze a livello molecolare. La fibra e il Wi-Fi allora potrebbero essere meglio. In pratica una “diversità” di tecnologie di connessione sembra preferibile alla monocoltura della tecnologia apparentemente più avanzata: perché corrisponde alla diversità dei contesti nei quali le tecnologie si immergono e dai quali vengono adottate.

 

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di Luca De Biase, giornalista

Lunedì 07 Settembre 2020