Le priorità degli italiani per uscire dalla crisi

Per quasi un cittadino su due sono lavoro e salute, rivela un sondaggio Doxa per ASviS.

di Andrea De Tommasi

Per gli italiani sono l’occupazione e la salute le sfide principali da affrontare per ripresa del Paese dopo il lockdown. Lo rivela un sondaggio condotto nella prima settimana di maggio da Bva Doxa per l’ASviS sull’impatto della crisi da Covid-19 sui 17 Obiettivi dell’Agenda 2030. A due mesi dall’inizio dell’emergenza pandemica, il 46% degli intervistati ritiene che il lavoro e la crescita economica (Goal 8) siano le priorità dell’azione politica, il 44% privilegia la salute e il benessere (Goal 3), il 21% il consumo e la produzione responsabili (Goal 12), il 20% il cambiamento climatico (Goal 13) e le azioni a favore di imprese, innovazione e infrastrutture (Goal 9). La tutela degli ecosistemi marini (Goal 14) e terrestri (Goal 15) rappresenta una priorità solo per, rispettivamente, il 10% e il 3% degli italiani. 

Le posizioni espresse nel corso del sondaggio variano significativamente in relazione all’area geografica di residenza. In Lombardia, ad esempio, il 27% degli intervistati ritiene prioritario ripartire dal sostegno alle imprese (Goal 9), a fronte di un 15% dei residenti al Sud e nelle isole. La lotta alla povertà (Goal 1) e la riduzione delle disuguaglianze (Goal 10) sono invece ritenute più importanti nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. 

Per quanto riguarda le diverse fasce d’età, dal sondaggio emerge che per le persone di età inferiore ai 34 anni la parità di genere (Goal 5) e la tutela degli ecosistemi marini (Goal 14) sono considerati decisamente più importanti rispetto a quanto valutato dagli over 65. Infine, per gli elettori di sinistra il tema delle disuguaglianze è considerato particolarmente importante, mentre per quelli di destra lo è quello che riguarda le imprese, l’innovazione e le infrastrutture.

L’indagine, che si inserisce in una più ampia ricerca dal titolo “L’impatto del coronavirus sul general public: percezione, atteggiamenti e abitudini degli italiani a fronte della diffusione del Covid-19”, rivela che solo il 15% degli italiani conosce l’Agenda 2030 dell’Onu e i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, sottoscritta da tutti i Paesi dell’Onu nel settembre del 2015. Tuttavia, si rileva che nelle città italiane con oltre 500mila abitanti la percentuale di persone informate è doppia (24%) rispetto ai centri fino a 30mila abitanti (12%) e che gli intervistati con un livello alto di istruzione sono più informati (21%) sull’Agenda 2030 rispetto a chi ha un’istruzione media (12%) o bassa (11%).

“Con le risorse straordinarie impegnate dal governo e dall’Unione europea”, ha dichiarato Enrico Giovannini, portavoce ASviS, “abbiamo la possibilità di riprogettare il futuro del Paese e rispondere alle preoccupazioni delle persone. Serve un piano per rafforzare la resilienza, la sostenibilità e l’equità, utilizzando una visione sistemica delle varie politiche che eviti di disperdere le risorse. Lo dobbiamo ai giovani, su cui ricadranno le nostre scelte di oggi”.

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di Andrea De Tommasi

Mercoledì 27 Maggio 2020