Le madri tedesche presentano il conto

Richiedono un compenso di fronte alla prospettiva del mancato ritorno al lavoro per poter accudire i figli.

di Cristina Tagliabue

Lo Stato ha scaricato su di loro i costi del servizio scolastico, e loro hanno emesso fattura. Chi sono? Non è il terzo settore, che quest’estate si prenderà cura dei bambini italiani, ma le madri tedesche. Più che agguerrite, armate di sano pragmatismo e guidate dall’architetta Karin Hartmann, hanno deciso di indire una vera e propria class action nei confronti del governo a suon di hashtag #CoronaElternRechnenAb!

Le settimane di improbabili equilibrismi tra smart working e cura dei figli hanno creato un vero e proprio problema femminile, tanto che diversi istituti di di ricerca ed economisti si sono molto dedicati al tema. Nella fase 2 e 3, infatti, secondo Episteme di Monica Fabris, più del 40% degli uomini dice che quando tornerà a lavorare dei figli si occuperà la partner che già era previsto restasse a casa. Il contrario, lo può dire solo il 3% delle donne. Quindi, doppio o triplo lavoro durante la “clausura” obbligata, e rinuncia al lavoro successiva.

Le tedesche non ci stanno, c’è chi ha chiesto 8mila euro e chi 12mila per i “lavori forzati” in casa. E nonostante le scuole in Germania abbiano ricominciato le loro attività, seppur con tutte le attenzioni del caso, le ragazze di Berlino e di Francoforte non “mollano”. Anzi, rilanciano con un’iniziativa che travalica i loro confini per coinvolgere le europee tutte. Ha il nome di #halfofit, ed è un’altra richiesta, questa volta portata all’attenzione della Commissione europea: dedicare la metà del piano di rilancio che verrà presentato la prossima settimana dalla Commissione al miglioramento della parità di genere nei settori coperti dalle misure europee, in particolare visto l’impatto del Covid sulle donne.
Si pensa di calcolare, con chirurgica precisione e analisi, l’impatto di genere di ogni misura inserita nel piano.
La petizione è stata firmata da femministe tedesche di varie generazioni: Rita Süssmuth, Jutta Allmendinger, Margrete Stokowski, Kübra Gümüsay e arriva in Italia oggi con Costanza Hermanin di Più Europa. L’articolo 23 della European Charta of Fundamental Rights cita che la parità di carriera e di remunerazione deve essere un diritto garantito. Chissà cosa ne pensano le italiane, alle quali è stato chiesto il doppio del sacrificio tedesco. Sei mesi pieni da insegnanti, professioniste, e donne di casa.

di Cristina Tagliabue

Giovedì 21 Maggio 2020