La resilienza dei giovani divisi tra paura e apertura al domani

La crisi li spinge ad abbandonare i precedenti progetti di vita ma non ne blocca lo slancio verso un mondo più equo.

di Andrea De Tommasi

Alla fine di marzo Jacopo Mastrangelo, 19 anni, ha pensato di riempire il silenzio assordante di Roma con il suo tocco di chitarra. Ha raggiunto il terrazzo della sua abitazione, a Piazza Navona, e ha suonato al tramonto “C’era una volta in America” di Ennio Morricone. La performance del giovane musicista ha colpito tante persone e in poco tempo il video è diventato virale. Quasi sorpreso da tanto clamore, il ragazzo ha affidato il suo pensiero ad alcune testate online: “Non c’era nessuno in quel momento. Non pensavo che poi mi avrebbe ascoltato così tanta gente. Ero anche felice. Ho fatto una buona azione. Volevo trasmettere speranza”.

 

La pandemia ha fatto emergere le fragilità delle nuove generazioni. Dagli ultimi dati rappresentati, si assiste a un abbandono o posticipo di progetti esistenziali. Vivere da soli, instaurare una vita di coppia, costituire una famiglia. In Italia, più che in altri Paesi, tali progetti vengono rinviati o addirittura abbandonati. Con il rischio che i giovani non si sentano in grado di contribuire pienamente allo sviluppo della società. Tuttavia la pandemia ha rafforzato il loro desiderio di guidare un cambiamento positivo nelle loro comunità e in tutto il mondo. Mettendo le persone davanti ai profitti e dando priorità alla sostenibilità ambientale. Le nuove generazioni si sono dimostrate resilienti. Proprio come il giovane chitarrista romano che ha lanciato un messaggio di speranza attraverso la musica.

 

Il 7 luglio l’Unicef ha pubblicato il manifesto “The future we want”. Oltre duemila giovani, tra i 15 e i 19 anni, hanno messo per iscritto le loro raccomandazioni per un mondo post-Covid.
I risultati principali dicono che i ragazzi sono in generale soddisfatti della loro vita, preoccupati per il benessere economico e la salute, positivi sull'ambiente e sulle relazioni sociali. L’emergenza ha migliorato le relazioni in famiglia e con i propri conviventi, anche se è considerata alta la percezione del rischio di violenza domestica, molto più elevata per le ragazze che i ragazzi. I giovani vorrebbero essere più coinvolti nelle decisioni che riguardano il ritorno a scuola e vorrebbero ritrovare il prossimo anno diverse buone pratiche adottate durante il Covid-19, prime fra tutte la flessibilità degli orari e la partecipazione nella definizione del calendario con gli insegnanti, seguita da classi di recupero per chi è in difficoltà e dall’utilizzo di materiale didattico online come integrazioni ai testi. Solo un adolescente su quattro vorrebbe continuare a mantenere alcune sessioni di didattica a distanza. Per aiutare gli studenti in difficoltà economiche, si chiede l’introduzione di più borse di studio e integrazione del bonus cultura, ad esempio con un’apertura alle attività socio-ricreative. Tra le attività extra-curriculari, gli adolescenti chiedono campi sportivi e artistici aperti a tutti.

 

Le nuove generazioni si confermano consapevoli dell’importanza della relazione ambiente-salute. Quasi nove giovani su dieci, tra i comportamenti da mantenere dopo la pandemia, mettono al primo posto la necessità di inquinare meno l’ambiente diminuendo i consumi, utilizzando di più la bicicletta o mezzi poco inquinanti. Spazio poi all’attivismo e alla partecipazione attiva in difesa del pianeta.

 

I nativi digitali, iperconnessi, chiedono di ridurre il digital divide per consentire a tutti un equo accesso a informazioni e opportunità, ma rivendicano la priorità delle relazioni umane. Forte la spinta all’uguaglianza e alla solidarietà che viene fuori dai risultati: i giovani chiedono maggiore impegno nella lotta all’hate-speech, più tempo da dedicare al prossimo, il superamento delle disparità legate a provenienza, disabilità e genere.

 

Come spiega Anna Riatti, responsabile dell’Unicef per la risposta a favore dei bambini e adolescenti migranti e rifugiati: “Durante l’intera emergenza gli adolescenti hanno mostrato una grande capacità di resilienza e di attenzione nei confronti dei coetanei più vulnerabili. Questo manifesto ci ricorda ancora una volta l’importanza dell’ascolto ed è un chiaro segnale dei valori positivi che gli adolescenti possono promuovere e amplificare all’interno delle loro comunità. Non possiamo non coinvolgerli in una sfida che deve porre al centro i loro bisogni e le loro aspirazioni”.

 

Malgrado siano esposti alla seconda crisi economica nel giro di due decenni, resta alta nei giovani la percezione di felicità e una visione improntata all’ottimismo, come conferma anche una ricerca che Ipsos ha realizzato per l’Agenzia nazionale per i giovani. Otto su dieci dichiarano di essere felici e i più positivi sono i giovanissimi (14-19 anni), che ancora non si trovano a dover fare i conti con il mercato del lavoro e con l’esigenza di indipendenza economica. Ma la felicità sta nel qui e ora, nei progetti a breve termine realisticamente realizzabili date le condizioni. Proiettarsi alla vita ideale crea invece frustrazione: seppur felici, due giovani su tre affermano di vivere una vita reale ben lontana dall’esistenza che vorrebbero per loro stessi. Secondo lo studio, l’emergenza sanitaria ha reso i ragazzi e le ragazze ancora più propensi al cambiamento, in un moto di continuo adattamento in cui i giovani, più delle altre generazioni, erano già prima in grado di muoversi. Come osserva la ricerca, “da anni ormai geneticamente esposti a un continuo processo di costruzione e smantellamento, i giovani di oggi hanno ottimizzato la loro capacità di resilienza e si sono abituati a tornare al punto zero”. Non sorprende allora che in loro sia rimasta intatta l’attrattività delle esperienze all’estero per studio o per lavoro, se è vero che l’80% dei giovani si dichiara disposto a fare un’esperienza in un altro Paese, consapevole del fatto che andare a studiare o a lavorare all’estero sia una grande opportunità per confrontarsi con altre culture e fare nuove esperienze.

 

“L'Italia di oggi esce da una crisi sanitaria e si appresta ad affrontarne una sociale paragonabile ad una ricostruzione”, ha dichiarato il direttore generale dell’Agenzia nazionale dei giovani, Domenico De Maio, presentando la relazione al Parlamento. “Va detto molto chiaramente: questa ricostruzione se non vedrà coinvolti attivamente i nostri giovani non ci consentirà di risollevare il Paese. L’Italia e l'Europa tutta devono ripartire dai ragazzi che si sono impegnati in questi mesi così difficili. Sono la speranza che una luce in fondo al tunnel ci sarà. La sfida che ci attende non ammette risposte non all'altezza, non ammette tentennamenti, non ammette infine una sconfitta”.

 

Nonostante le sfide individuali e i motivi di ansia, i giovani millennial (dai 24 ai 39 anni) e la Generazione Z (dagli 11 ai 23 anni), pensano che una società post-pandemica possa essere migliore di quella che l’ha preceduta. Un mondo più umano e più sostenibile. Questa è la fotografia scattata dal “The Deloitte Global Millennial Survey 2020” pubblicato a luglio dalla multinazionale di consulenza. In particolare, il Rapporto ha evidenziato che l’80% dei giovani crede che governi e imprese debbano mettere in campo sforzi per salvaguardare l’ambiente, ma due terzi dei ragazzi temono che la crisi economica porterà al calo di priorità. Tuttavia l’84% dei giovani italiani continuerà ad adottare comportamenti ecologici.

 

L’esclusione dei giovani dal mondo del lavoro è un fattore dirimente per il futuro delle società. In Italia oltre tre giovani Neet (coloro che non studiano e non lavorano) su quattro ha smesso di cercare lavoro durante il lockdown, con il rischio di scoraggiarsi definitivamente. Questo uno dei dati emersi dall’indagine “La condizione giovanile in Italia. Rapporto Giovani 2020”, condotto ad aprile dall’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo. La chiave di lettura della settima edizione del Rapporto è quella del presente, nelle sue molteplici sfaccettature: lavoro, impatto dell’innovazione tecnologica, temi ambientali, partecipazione sociale e politica, consumi culturali. In sostanza, l’impatto del Covid-19 sui progetti di vita dei giovani italiani ed europei non sarà da sottovalutare, soprattutto in un’Italia che “ha mostrato molti limiti nel dare alle nuove generazioni l’occasione di contribuire in modo qualificato ai processi di crescita e di realizzare in pieno i propri progetti di vita”. Non è un caso allora se i giovani italiani, in relazione ai coetanei europei, sono coloro che temono di più le conseguenze negative dell’emergenza sui propri progetti di vita, con una maggiore vulnerabilità percepita dalle donne rispetto agli uomini. Tra chi ha abbandonato la scelta di avere un figlio entro l’anno, il 36,5% degli italiani ha dichiarato di appartenere a questa categoria, rispetto al 14,2% dei tedeschi. Il Rapporto rivela anche una generazione attenta alle nuove tecnologie con una forte propensione alla fruizione digitale, ma per la quale la comunicazione social non ha sostituito, neanche dopo l’impatto del Covid-19, l’importanza delle relazioni e del fattore umano.

 

Tra gli approfondimenti dell’edizione del 2020 viene indagata la percezione delle nuove generazioni nei riguardi delle professioni del futuro. La conoscenza è nel complesso buona, in particolare il 58% è in grado di individuare le professioni emergenti, con valori ancora più alti tra i più giovani (fascia 20-22 anni) e tra i laureati. Le professioni considerate in maggiore espansione dagli intervistati sono soprattutto quelle legate alle tecnologie innovative: esperto in robotica, in intelligenza artificiale e machine learning, in e-commerce e social media.

 

“Dalla riduzione di giovani in Italia, passando per un restringimento delle possibilità di adeguata formazione e valorizzazione, si arriva a una revisione al ribasso dei progetti di vita e professionali”,  , coordinatore scientifico dell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo, “che porta a minor crescita economica, aumento delle diseguaglianze sociali e degli squilibri demografici. Un quadro che rischia di peggiorare ulteriormente con le conseguenze indirette dell’emergenza sanitaria. Se atteggiamento e strumenti rimarranno quelli pre-Covid non sarà un rischio ma una certezza assistere a un peggioramento ulteriore delle condizioni e delle prospettive dei giovani italiani”.

 

di Andrea De Tommasi

Mercoledì 22 Luglio 2020